Aggelos – Recensione

WonderLink in HyruleLand

Pubblicato il 08/08/18 da Michael Maneia
recensione

Aggelos – Recensione

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Ah l’estate, quel periodo dove spesso ci si abbandona alla nostalgia, mentre magari si gusta un gelato sul lungomare pensando che là, nei primi anni ’90, c’era un locale incredibilmente kitsch pieno di neon colorati, dove spesso si passava del tempo di qualità con gli amici, ingerendo troppi zuccheri e caffeina grazie a litri di Coca Cola ghiacciata, giocando agli stupendi cabinati di quegli anni. I miei ricordi volano a Lavagna, sulla riviera ligure, dove i miei pomeriggi scorrevano veloci tra una partita e l’altra ai vari Metal Slug, Windjammers, Street Fighter Alpha 3 e affini. Tra i tanti cabinati ce n’era però uno che preferivo, certo era più vecchiotto e con le grafiche ai lati che avevano visto giorni migliori, ma catalizzava comunque la mia attenzione: era Wonder Boy in Monster Land.

L’avventura inizia, come sempre, con una principessa in pericolo

Ho sempre avuto un’attrazione per i giochi d’avventura con elementi RPG, ma c’è da dire che era raro trovarne in sala giochi, più improntata a esperienze mordi e fuggi che a lunghi playthrough, ed è questo che mi ha fatto innamorare di quel gioco particolare. Con gli anni la serie (nata da un semplice platform a scorrimento che ha dato poi i natali anche alla serie Adventure Island, dopo vari problemi di copyright) si è spostata sulle console SEGA e purtroppo, non possedendone mezza, ho potuto recuperare i capitoli mancanti solo di recente, tra collection, remake e sequel spirituali (tra cui uno in uscita nel 2018, Monster Boy and the Cursed Kingdom). Così mi sono trovato orfano di Wonder Boy, dopo la mia full immersion, e ne volevo ancora: ho scelto Aggelos per placare la mia sete.

Una talpa come maestro di scherma?

Aggelos si presenta come palese riferimento alla serie Westone, dalla quale non prende solo meccaniche e flow del gameplay, ma trae grande ispirazione anche nello stile grafico e nelle musiche: graficamente, sia dal tratto usato nella realizzazione degli sprite che nella scelta della palette di colori, non può non tornarci in mente uno dei capitoli più famosi della saga, come Wonder Boy: The Dragon’s Trap o Wonder Boy in Monster World (il richiamo si fa ancora più palese confrontando lo sprite usato per i serpenti, o quello del boss del palazzo del fuoco). Questa scelta contribuisce ancora di più a gettarci nel passato, presentando una veste grafica volutamente rétro ma ben curata, in linea con i prodotti di qualità del periodo che il gioco vuole citare. Allo stesso modo la colonna sonora, rigorosamente chiptune, richiama temi classici della serie e degli RPG dell’epoca e, se Aggelos fosse uscito tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, sicuramente questi temi avrebbero condiviso lo status di “classici” con mostri sacri come il town theme del primissimo Final Fantasy (anche se la mancanza del tocco di Nobuo Uematsu si sente).

E pure l’elemento dell’acqua è nelle nostre mani!

Passando al gameplay abbiamo a che fare con un platform adventure, senza troppe innovazioni: dovremo esplorare l’intera regione di gioco passando tra varie stanze, più o meno grandi, collegate tra loro, senza una separazione in livelli o mondi. La progressione è più simile a un moderno metroidvania, con la sua dose di backtracking (reso meno tedioso grazie alla possibilità, sbloccabile abbastanza presto, di teletrasportarsi tra i vari save point sparsi per la regione). L’obiettivo da raggiungere è quello di esplorare i palazzi elementali per ottenerne le essenze, così da scongiurare una catastrofe: per farlo avremo accesso a vari poteri, ad esempio la possibilità di tramutare i nemici in piattaforme, o a varie tecniche di spada, che non solo ci permetteranno di affrontare i nemici nella maneria che più ci aggrada, ma andranno anche a influire sulla mobilità del nostro eroe.

Come nella saga omaggiata da Aggelos, non mancano equipaggiamenti, statistiche, bonus per accrescere i nostri HP, punti Arcani e collezionabili vari: il gioco premia molto i giocatori che esplorano rispetto a quelli che preferiscono andare dritti per la strada prefissata, donando una gran quantità di gemme (utili a comprare oggetti e pozioni), nuove armi o persino la possibilità di dialogare con gli animali.

Vedendo lo sprite del boss drago la fonte d’ispirazione è palese.

Detto questo, però, non è tutto oro ciò che luccica: sia chiaro, Aggelos non è un brutto gioco e può intrattenervi nel caso siate alla ricerca di un gioco simile, ma risulta chiaro, se come me siete attenti ai dettagli, che si tratti di un gioco sviluppato da un team alle prime armi.
Ci sono glitch grafici, come i serpenti sovrapposti a tile del terreno i quali, nel momento in cui ci avviciniamo troppo, si teletrsportano nel punto in cui dovrebbero essere per attaccarci, oppure palesi errori di game design, come la possibilità di ricominciare i primi due palazzi elementali dall’ingresso degli stessi in caso di morte, mantenendo tutti gli enigmi e le porte già risolti, ma non durante il terzo (uno dei più tosti e tediosi tra l’altro), nel qual caso ci troveremo, una volta resuscitati, all’ultimo save point, con l’ardua impresa di riaprire il percorso per il boss all’interno del palazzo. Aggiungiamo a questi esempi le hitbox incerte di certi nemici e la frustrazione è servita: ora, capisco che si voglia replicare un’esperienza retrogaming, ma errori di questa portata potevano essere tranquillamente corretti, il gioco sarebbe certamente risultato più godibile.

Perché sì:
Perché no:
  • Nostalgico quanto basta
  • Ritmo di gioco ben scandito
  • Dungeon ben congegnati

 

  • Errori di design palesi
  • Bug grafici occasionali

I think I prefer Wonder Boy

Sweet Chiptunes

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.