Pubblicato il 23/01/26 da Cathoderay

The Definitive Book of SNES RPGs Vol. 1

la vita a turni

C’è un momento preciso, nella storia dei videogiochi, in cui il tempo si è fermato; non per davvero ovviamente: le bollette arrivavano lo stesso, i genitori continuavano a urlare “spegni quella roba”, e fuori dal televisore il mondo non aveva alcuna intenzione di diventare più interessante.
Ma dentro quello schermo… dentro quello schermo sì.

Gli RPG su Super Nintendo non erano semplicemente giochi: erano luogo, mitologia e viaggio, piccoli universi su cartuccia che ti entravano nel sangue con due ingredienti micidiali: pixel art artistica e musiche di alto livello.

Ecco, The Definitive Book of SNES RPGs Vol. 1 si presenta così: non come un semplice libro, ma come un oggetto rituale, un tomo che sembra dire con la calma di chi ha già vinto:
“Tu non stai leggendo. Tu stai tornando a casa.”

La promessa: non un’enciclopedia, ma una dichiarazione d’amore

La parola “definitive” nel titolo è una di quelle cose che, di solito, mi fanno alzare un sopracciglio. È un termine arrogante, quasi provocatorio.
Perché quando ti definisci “definitivo”, ti stai mettendo da solo nel mirino: o sei davvero quel libro… oppure sei solo l’ennesimo volume da scaffale, carino, patinato, e dimenticabile come un tutorial.

Qui però la faccenda è diversa: The Definitive Book of SNES RPGs Vol. 1 non cerca di fare il saputello.
Cerca di fare una cosa molto più rara e più difficile: essere un compagno di viaggio.

Non lo sfogli con la mentalità del “vediamo cosa c’è”.
Lo sfogli come uno che sta riaprendo una vecchia cartuccia, soffiandoci sopra anche se sai benissimo che non serve a niente… ma lo fai lo stesso, perché è parte del gesto. È parte della magia.

Struttura e contenuti: un bestiario di mondi perduti

Il cuore del libro è una carrellata di RPG SNES raccontati con un approccio che non è mai freddo, mai sterile. Non siamo davanti a una lista di dati, ma a una mappa emotiva: ogni titolo è una porta, ogni pagina un invito.

Dentro ci trovi schede dedicate ai giochi, costruite con abbastanza contesto da dare un’identità a ogni titolo senza trasformare tutto in un compitino da enciclopedia. A sostenere il viaggio ci pensano immagini, screenshot e illustrazioni scelte con gusto, che non stanno lì per riempire spazio ma per farti respirare quell’epoca e ricordarti quanto fosse potente anche solo un menu in pixel art.

E poi ci sono le curiosità, i dettagli laterali, le stranezze di design, quei piccoli inciampi o genialate che oggi definiremmo “signature” e che all’epoca erano semplicemente il modo naturale di sperimentare, quando il budget era più basso ma il coraggio era molto più alto. Il risultato è che non hai mai la sensazione di leggere qualcosa che potresti trovare identico online: qui c’è selezione, c’è taglio, c’è intenzione.

Il punto forte, infatti, è proprio questo: il libro non tratta gli RPG come prodotti da scaffale, ma come reliquie culturali. E non importa se sei cresciuto con Final Fantasy VI o se certe cose le hai scoperte anni dopo, tra emulazione, traduzioni amatoriali e notti insonni. Il risultato è lo stesso: ti senti visto, ti senti chiamato in causa, ti senti pronto a ripartire per un viaggio.

La grafica: fanservice nostalgico fatto bene

Diciamolo senza far finta di essere superiori: libri così li compri anche perché vuoi guardare. E qui guardare è un piacere vero, di quelli che ti fanno perdere dieci minuti su una pagina come se stessi scegliendo l’arma iniziale in un JRPG e avessi ancora l’illusione di poter “fare in fretta”.

Le pagine sono costruite per farti cadere dentro l’estetica SNES con la stessa facilità con cui, a dodici anni, cadevi dentro un dungeon “solo per cinque minuti” e ne uscivi tre ore dopo con la cena fredda e la coscienza sporca.

La selezione visiva funziona perché tratta la pixel art con rispetto e intelligenza: la valorizza senza imbalsamarla, le lascia spazio per respirare e costruisce quella sensazione precisa da museo privato, non da catalogo senz’anima; è un libro che non ti sbatte addosso immagini “tanto per”, ma le usa come un gancio emotivo, come se ogni screenshot fosse lì per ricordarti che questi mondi non erano solo giochi: erano posti in cui tornare.

Ed è per questo che, se lo lasci aperto sul tavolo, sembra un messaggio. Un segnale. Un “io so da dove vengo”.

La promessa: non un’enciclopedia, ma una dichiarazione d’amore

La parola “definitive” nel titolo è una di quelle cose che, di solito, mi fanno alzare un sopracciglio. È un termine arrogante, quasi provocatorio. Perché quando ti definisci “definitivo”, ti stai mettendo da solo nel mirino: o sei davvero quel libro… oppure sei solo l’ennesimo volume da scaffale, carino, patinato, e dimenticabile come un tutorial.

Qui però la faccenda è diversa: The Definitive Book of SNES RPGs Vol. 1 non cerca di fare il saputello. Cerca di fare una cosa molto più rara e più difficile: essere un compagno di viaggio. Non lo sfogli con la mentalità del “vediamo cosa c’è”. Lo sfogli come uno che sta riaprendo una vecchia cartuccia, soffiandoci sopra anche se sai benissimo che non serve a niente… ma lo fai lo stesso, perché è parte del gesto. È parte della magia.

Il vero valore: l’effetto “ne avevo dimenticato uno”

Il punto non è solo celebrare i titoli ovvi, quelli che tutti conoscono, quelli che vengono citati a memoria anche da chi non li ha mai finiti. Il punto è che questo libro ti fa venire addosso quella sensazione specifica, devastante e bellissima: “Aspetta… questo me lo ero scordato.”

E lì succede la cosa più importante: non stai più leggendo un libro, stai ricostruendo una parte della tua storia videoludica; perché gli RPG SNES non erano solo “giochi lunghi”. Erano identità. Ti insegnavano la pazienza, il gusto dell’avventura, la tragedia, l’ironia, la malinconia. Ti insegnavano che un personaggio poteva morire davvero e che tu potevi restare lì, con il pad in mano, a fissare lo schermo come se ti avessero tolto qualcosa di tuo.

Questo libro lo capisce. E lo rispetta.

Ultima pagina: e poi ci rientri, come sempre

The Definitive Book of SNES RPGs Vol. 1 non è un libro che compri per “informarti”; non è neanche quel tipo di volume che sfogli una volta, annuisci, e poi lasci lì a prendere polvere come un soprammobile intelligente.
Questo è un libro che ti prende in un momento di distrazione e ti riporta indietro senza chiedere permesso; ti ricorda che c’è stata un’epoca in cui bastavano un pugno di pixel, una melodia ripetuta all’infinito e una mappa disegnata male per farti sentire più vivo di quanto ti sentissi fuori.

È un oggetto che non si limita a raccontare gli RPG del Super Nintendo; li tratta come si trattano le cose che ti hanno costruito, con rispetto, con cura, con quella delicatezza che non ha bisogno di essere sdolcinata per risultare sincera. Perché, in fondo, gli RPG SNES non erano solo “giochi lunghi”: erano promesse; erano viaggi che iniziavano in camera tua e finivano in posti che oggi ti sembrano impossibili, perché non avevi bisogno di fotorealismo per crederci, avevi solo bisogno di immaginazione e di tempo.

E mentre lo sfogli succede una cosa semplice e devastante: ti accorgi che non stai guardando soltanto titoli e schermate; stai guardando te stesso in un’altra forma, in un’altra età, con un’altra fame. Quella fame pulita di quando tutto era ancora enorme; di quando anche un villaggio iniziale sembrava un mondo intero, e una colonna sonora poteva diventare una casa.

Poi certo, è un Vol. 1; e quindi sì, è anche una promessa lasciata a metà, una porta che si apre e non si chiude. Ma forse è giusto così: perché gli RPG migliori non finiscono davvero; ti restano addosso come una cicatrice gentile, e ogni tanto, quando non te lo aspetti, tornano a bussare.

Ecco perché questo libro funziona; perché non prova a essere “definitivo” con arroganza, ma con una calma quasi commovente, come se ti stesse dicendo:
“Tranquillo; non ti sei inventato niente. È successo davvero. E valeva la pena.”

Potete acquistare The Definitive Book of SNES RPGs Vol. 1 sul sito dei ragazzi di Bitmap Books al prezzo di €40,95 EUR appena verrà ristampato, e aspettare con pazienza, che esca il secondo volume, intanto, se vi va, potete seguire il nostro Fedro, che affronta un bellissimo Jrpg tirato a lucido di recente, Dragon quest II HD.

Cathoderay - Biografia

Pare che io sia l'entropia videoludica.