Pubblicato il 13/08/21 da Giorgio Tatananni

Il film di Street Fighter

La seconda puntata della rubrica dedicata ai film tratti da videogiochi

Il film di Street Fighter

Dopo aver recensito Super Mario Bros., la prima pellicola mai tratta da un videogioco, oggi è il turno del film di Street Fighter, uscito nel 1994 e ispirato, almeno nelle intenzioni, a Super Street Fighter II.

Come avevo già anticipato nell’articolo su l’idraulco più famoso del mondo, cercherò di dare sul film un duplice giudizio, sia intrinseco, sia di fedeltà al videogioco da cui è tratto.

Nani sulle spalle di giganti. Forse.

Super Mario Bros. nel 1993, come avevamo visto, era stato un flop in tutti i sensi: aveva incassato pochissimo, ricevuto critiche corrosive e lasciato scontenti addirittura gli interpreti, che pure erano tutti attori navigati di grande esperienza e professionalità.

Eppure l’idea di poter mungere ancor più soldi dall’industria videoludica attraverso lo sbarco al cinema non era sembrata un’idea da buttare. Le console erano comparse relativamente da poco sul mercato e da ancora meno tempo erano diventate un bene di massa, ma si intuiva che il margine di crescita fosse enorme. E per darvi un’idea di quanto sia cresciuto il mercato: la SNES ha venuto circa 49 milioni di unità in tredici anni dal 1990 al 2003, anno in cui è stata ritirata dal mercato giapponese, la Switch 80 milioni da marzo 2017 a dicembre 2020, cioè quasi il doppio in meno di un quarto del tempo. Ed è ancora sul mercato.

Mr. Bison
Raúl Juliá, alla sua ultima interpretazione, è un credibilissimo M. Bison.

La Capcom, che ha rilasciato il primo videogioco neanche dieci anni prima (Vulgus, maggio 1984), in quel momento è sulla cresta dell’onda: ha infatti avviato una rivoluzione del genere picchiaduro, iniziata con Street Fighter e portata a proseguita con il sequel, Street Fighter II. Ha sostanzialmente introdotto dinamiche e meccaniche che ancora oggi sono il punto di partenza per ogni picchiaduro che si rispetti: personaggi originali, signature moves, possibilità di incastrare combo. Altra grande intuizione è stato il sistema di comadi, tre varianti di forza per i calci e altrettanti per i pugni. Probabilmente solo Tekken, che ha abinato un tasto ad ogni arto, è riuscito in qualcosa di equiparabile.

L’azienda di Osaka però ha buttato un occhio a quanto fatto dalla concorrenza, cioé la Nintendo, che si era completamente disinteressata della produzione di Super Mario Bros., e decide di intervenire pesantemente nella produzione della pellicola.

La realizzazione del film di Street Fighter

Capcom non solo diventa de facto il produttore del film finanziandolo, ma ogni aspetto, ogni decisione, ogni minimo cambiamento è sottoposto alla sua approvazione. Come se non bastasse impone la data di rilascio: dicembre 1994.

Il regista e sceneggiatore del film è Steven E. de Souza, che aveva già scritto Trappola di Cristallo e 58 minuti per morire, con un’unica esperienza di regia alle spalle. De Souza racconta di aver scritto la prima bozza della sceneggiatura con pochissimo preavviso in una sola notte, perché i vertici Capcom erano a Los Angeles solo per pochi giorni. Grande fan della saga, de Souza ha poi affermato che la sua intenzione era quella di non girare un film generico sulle arti marziali, nè di infilare nel film citazioni del gioco che risultassero forzate o i poteri sovrannaturali dei protagonisti.

Film di Street Fighter
Non direi ci sia riuscito. Questi sono i comandi con cui Bison controlla la sua base segreta.

Per il cast vengono inizialmente selezionati due pezzi grossi. Il primo è Jean-Claude Van Damme, campione di karate negli anni ’70 che si è dato al cinema ricoprendo sostanzialmente sempre lo stesso ruolo, quello dell’artista marziale, nel ruolo di Guile. Per averlo la Capcom ha battuto la concorrenza su due livelli, nel senso che è riuscito a convincerlo a rinunciare al ruolo di Johnny Cage nel film di Mortal Kombat. Il secondo è, come anticipato nei panni di M. Bison, Raúl Juliá, versatilissimo attore teatrale, noto al grande pubbico come Gomes della Famiglia Addams, ma che in carriera ha recitato Shakespeare, Brecht, Čechov, Shaw, Calderon de la Barca, Camus e chissà quante altre pietre miliari del teatro. Sui due però converge gran parte del budget e il resto degli attori non è esattamente di prima fascia: Byron Mann viene scelto per Ryu, Damian Chapa interpreta Ken, Ming-Na Wen è Chun-Li. Tutti più o meno alla prima esperienza, avranno carriere tra il mediocre e il discreto. (Piccola curiosità, la Wen doppierà Mulan sia nel film d’animazione che in Kindom Hearts II). Le uniche eccezioni sono Wes StudiBalla coi lupi e L’ultimo dei Mohicani, nonché un Oscar alla carriera nel 2020 – e Kylie Minogue – cantate già affermata, ma insomma, una cantante – nei ruoli rispettivamente di Sagat e Cammy.

Cammy e T. Hawk
Cammy e T. Hawk. Lui sembra un motociclista poser californiano in vacanza, altro che nativo americano.

Nella pellicola Guile è a capo di una divisione dell’esercito delle Nazioni Alleate, che tentano di fermare Bison, un signore della guerra che vuole conquistare il mondo dalla sua base nel fittizio paese di Shadaloo. Affiancato dalla luogotenete Cammy, Guile ha i suoi motivi personali per partecipare alla guerra. Bison infatti ha rapito un suo amico, Carlos Blanca detto Charlie (e già qui, se siete fan della saga, storcerete il naso) e lo usa come cavia nel suo laboratorio sotto la supervisione del dottor Dalshim, uno scenziato pacifista tenuto prigioniero. Come da tradizione, a voler morto il dittatore ci sono Chun-Li, alla quale ha ucciso il padre, E. Honda, lottatore di sumo (reggetevi forte) hawaiano, e Balrog, pugile americano: Bison ha rovinato la carriera di entrambi. Tirapiedi del boss finale sono Dee Jay, una sorta di fact totum, e l’enorme Zangief.

Capitolo a parte i personaggi di Ryu, Ken, Sagat e Vega. Finora avrete notato un paio di incongruenze con il gioco, sulle quali però sarei disposto a chiudere un occhio. Quanto segue invece non riesco a tollerarlo. Sagat è un trafficante d’armi, ex lottatore, e Vega il suo protetto. Lo spagnolo, come da tradizione, sfida a lottare in una chiunque sia disposto a farlo e Sagat gestisce il giro di scommesse clandestine sui combattimenti. Ryu e Ken invece, e qui sta secondo me il più grande torto al videogioco, sono due artisti della truffa: tentano di vendere a Sagat armi giocattolo per scappare col malloppo, ma finiscono invischiati nella guerra tra Shadaloo e il resto del mondo e usano ogni espediente che conoscono per farla franca e trarre il maggior vantaggio personale. E tanti saluti alla tradizione di disciplina, dedizione e onore attorno a cui erano stati costruiti i personaggi del gioco.

Zangief
Andrew Bryniarski nel ruolo di Zangief è credo il personaggio più riuscito. Se avete visto il remake del 2003 di Non aprite quella porta, lui è Leatherface.

Non esattamente un flop, di certo non un gran film.

Il successo al botteghino di Street Fighter fu incredibile e arrivò a triplicare il budget iniziale. Un’operazione commerciale ammirevole da parte di Capcom. Ma l’unica buona notizia a parere di chi scrive. Da fan della saga, lo reputo un film ambiguo, da cinefilo un film semplicemente brutto. Ma andiamo con ordine.

Capisco le esigenze di copione: non era possibile approfondire e rimanere fedeli alle storie di tutti i personaggi nell’ora e quaranta di film, ma alcune scelte andavano evitate. Ryu e Ken, protagonisti indiscussi dal 1987, non meritavano di essere trasformati in una versione più dura e insipida di Freddy Benson e Lawrence Jamieson (ossia Marlon Brando e David Niven ne I due seduttori, consigliatissimo come anche il remake tutto al femminile Attenti a quelle due). Inoltre alcune scelte del cast semplicemente fanno storcere la bocca: credo che Wes Studi sia un attore eccellente, ma insomma, non ha certo il physique du rôle di Sagat. Oltre a ciò, alcune mosse tipiche, come lo Shoryuken, sono realizzate con una pigra piroetta sul posto, senza pathos, senza creare un’attesa nello spettatore, da un personaggio che, come se non bastasse, fino a quel momento non aveva mostrato particolari abiltà.

Studi Sagat
Insomma, ditemi voi se lo credete capace di un Tiger Uppercut.

Da un punto di vista strettamente cinematografico invece il film non sta proprio in piedi. Le scene sono confuse, le battute così mal scritte da mettere in imbarazzo chi le ascolta (mai sentito parlare di cringe?), gli effetti speciali inesistenti, la regia strampalata per non dire illogica. Ad esempio, nella scena in cui Guile fronteggia Bison, quest’ultimo lo prende per il collo, lo tira a sé e lo tiene così vicino che quasi potrebbe baciarlo; eppure il colonello si libera mollando un calcio in faccia al dittatore con un movimento che sarebbe stato coerente in un film come Zohan. Oppure: Ryu tira un pugno a Vega, stacco sullo spagnolo che vola contro il muro ma nella direzione sbagliata, perché gli attori si sono scambiati di posizione e nessuno al montaggio se n’è accorto. Da far venire il mal di testa.

Altra grande incongruenza sono le motivazioni dei due schieramenti: Bison vuole fare guerra al mondo per portare la pace, Guile, che viene rimosso dall’incarico per insubordinazione, arringa il suo reggimento dicendo che sconfiggere Bison in guerra è l’unico modo per avere la pace. Insomma, si vis pacem, para bellum: sembra un film fatto per promuovere l’agenda politica americana. Senza contare che da quando il genere umano racconta storie, a differenziare i buoni dai cattivi sono proprio le motivazioni.

Hadouken
Eccovi l’Hadouken. No, non ho sbagliato i tempi di pausa, non c’è proprio nessuna sfera di ki.

Infine chiuderei con le prove degli attori, in generale scarse. Van Damme fa sostanzialmente il solito artista marziale, stavolta in divisa. Kylie Minogue (discreta prova la sua, sembra non patire l’esordio) soffre il fatto che, semplicemente, appare fuori posto mentre imbraccia un bazooka o grida Thrust Kick (unica mossa del gioco ad essere urlata da chi la esegue) mentre colpisce un avversario.

L’unica prova convincente è quella di Raúl Juliá. L’attore portoricano era al tempo già affetto da un cancro allo stomaco che lo stava consumando – e nei primi piani si vede eccome. Morì d’infarto pochi mesi dopo le riprese, prima che il film uscisse al cinema e questa rimane, ahimé!, la sua ultima interpretazione. Juliá preparò meticolosamente la parte di Bison e la accettò perché i figli erano grandi appassionati del videogioco: studiò i movimenti di Hitler, Mussolini, Pol Pot, Stalin e di altre personalità psicotiche per restituire un’immagine credibile del cattivo di Street Fighter. E la sua prova semplicemente è fuori scala per un film così mal riuscito. Una sorta di Orlando Serpentieri in Occhi del cuore (se non avete visto la serie Boris ponete rimedio immediatamente).

Psycho Crusher
Menzione d’onore per lo Psycho Crusher. Come detto Bison non ha alcun potere, ma è ferrato in elettromagnetismo. Non è uno scherzo, eh! Lo dice proprio lui.

Il lascito del film di Street Fighter

Nonostante il sequel sfumato per il disastroso risultato artistico, tanto altro è stato tratta dalla saga di picchiaduro più famosa del mondo. Un secondo film, dimenticabilissimo ed evitabilissimo, è Street Fighter – La leggenda: la pellicola è dedicata a Chun-Li e il progetto originale prevedeva di approfondire le origini di più personaggi in diversi film, nessuno dei quali fu mai realizzato. Andiamo molto meglio con le serie animate o le serie in live action. Ce ne sono un’infinità e tutte migliori del film: Street Fighter II V, Street Fighter: Assassin’s Fist, Street Fighter: Resurrection.

Il mio consiglio, se volete evitare di vedere un film che non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo con la fedeltà al videogioco, è di ridere con Street Fighter: the Later Years. È una serie di dieci puntate da 2-3 minuti l’una che segue i personaggi dopo che hanno lasciato il mondo della lotta; sono ormai invecchiati e imbolsiti e tentano di adattarsi in un mondo in cui i loro poteri stanno diventando obsoleti. La trovate su YouTube, è piena di riferimenti divertenti al videogioco e strizza l’occhio a chi con Street Fighter ci è cresciuto.

Ma se per qualche motivo questo articolo vi ha fatto venire la curiosità di vedere il film, eccovi il trailer.

Giorgio Tatananni - Biografia

Nato a Roma, vive a Manchester. Appassionato di cinema, letteratura, videogiochi e pesca.