Che sbattimenti… di palpebre.
La meccanica del Blink riguardo gli occhi fornisce spunti narrativi e ludici veramente notevoli e non è di certo una novità nel panorama videoludico, come dimostrato dall’ottimo Before Your Eyes ( recuperatelo qui, non ve ne pentirete ). Questo nuovo Time To Wake Up utilizza la stessa meccanica, ma in modo diverso: qui il battito di ciglia è uno strumento volontario, un interruttore con cui si riscrive lo spazio intorno al protagonista. Non serve alcuna periferica aggiuntiva, e questo basta a rendere l’idea accessibile a chiunque su PC o console.
Il risultato è un’avventura breve e concentrata, che sa di avere un’ idea forte e prova a farla rendere al massimo nel tempo a disposizione.
Ricordare qualcosa che si vuole dimenticare
In questa avventura vestiremo i panni di Alan, intrappolato in un sogno da cui non riesce a svegliarsi. I luoghi in cui ci muoveremo sono memorie scolastiche deformate: biblioteche in penombra, aule, parchi giochi inquietanti, bagni dal tracciato labirintico. Il tono richiama l’estetica minimale e dreamcore, ma il racconto punta più sulla malinconia che sullo spavento: al centro ci sono la memoria, l’infanzia e ciò che la mente preferisce seppellire. Il gioco vuole lasciare deliberatamente un retrogusto amaro, spingendoci a riflettere sugli errori di Alan e del giocatore stesso.
L’avventura, come accennato prima, è molto concentrata e si conclude in circa 3 ore; un po’ pochino considerando che il gioco ci mette un po’ ad ingranare, per poi concludersi quasi sul più bello. Non la considererei proprio una gran scelta, ad essere onesto.

Sbattere le palpebre ha delle conseguenze
Come nella vita vera, sbattere le palpebre è come venir “trasportati” in un altro piano dimensionale, dove di fatto perdiamo contatto con la realtà per qualche istante. Qui questo concetto viene esaltato: stanze che si allagano, corridoi che ruotano, oggetti in movimento che ripartono da capo, muri che compaiono o scompaiono. Al giocatore non viene richiesta velocità o precisione, quanto intuito e acume nel capire come lo spazio cambia e sfruttarlo a proprio vantaggio. Si cammina, si salta, si ragiona sulle due versioni del livello e sul momento giusto in cui passare dall’una all’altra.
È un concept semplice ma elastico, che regge sia gli enigmi sia i passaggi platform in prima persona. Peccato che appena si sta per padroneggiare il tutto, l’avventura volgerà al termine. Ripeto: non una gran scelta.
In ogni caso, gli enigmi sanno essere stimolanti e mai frustranti, regalando una piccola scarica di dopamina ogni volta che ci sentiremo intelligentissimi per essere riusciti a risolvere l’enigma con le proprie forze; è proprio questa la capacità del gioco, oltre alla buona narrazione, a tenerci incollati per tutte e 3 le ore

Impatto audiovisivo mica male per un indie
È forse l’aspetto più curato. Ogni blink non cambia solo ciò che si vede ma anche ciò che si sente: la colonna sonora varia insieme allo spazio, e il sound design mi ha ben convinto per la ricchezza di dettagli sottili. L’effetto è un mondo che risulta diverso a tutti i livelli sensoriali, e contribuisce molto a creare la sensazione di “sogno”. In tutta onestà, non c’è molto altro da aggiungere, alla fine è un’esperienza che deve essere vissuta e il quale impatto varia da persona a persona.
Lato performance, invece, nulla di rilevante da segnalare per quanto riguarda la versione PC. Il framerate è stabile e lato bug, tranne che per qualche errore di qua e di là, è abbastanza rifinito.
Ma quindi, è un sogno che vale la pena vivere?
Si, ma con qualche riserva. 15€ per un gioco di tale brevità, soprattutto se devi attirare nuovi giocatori, potrebbe non essere l’ideale. Non è assolutamente un brutto gioco, ma semplicemente non è per tutti. Il comparto sonoro e visivo è molto suggestivo e ben fatto, ma si ha la costante sensazione che si potesse fare di più a livello di longevità o comunque tentare di esaltare il gameplay ancora di più. Il gioco è acquistabile, tra le altre cose, tramite Steam a questo link
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