Pubblicato il 23/10/26 da Emil

CONTROL Resonant – Recensione: un sequel folle e imperfetto

Remedy stravolge la formula di Control con Dylan Faden, una Manhattan distorta e combattimenti corpo a corpo. Il risultato è affascinante, ma non privo di difetti.
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Ci sono studi che, quando decidono di realizzare un sequel, preferiscono andare sul sicuro. E poi c’è Remedy Entertainment, che con CONTROL Resonant decide di rimescolare le carte, abbandonare l’Oldest House e catapultarci in una Manhattan dove le leggi della fisica sembrano essere diventate un suggerimento facoltativo.

Il risultato è un’avventura che conserva tutta la personalità della software house finlandese, ma che non riesce a convincere in ogni sua componente.

CONTROL Resonant: una Manhattan da incubo

La prima grande novità è Dylan Faden, fratello di Jesse, che prende il posto della protagonista del precedente capitolo. Al centro della vicenda troviamo ancora una volta fenomeni paranaturali, entità alterate e una narrazione che procede per rivelazioni, lasciando al giocatore il piacere di ricostruire un universo narrativo tanto affascinante quanto enigmatico.

È proprio qui che Remedy continua a dimostrare il proprio talento. La direzione artistica è straordinaria, gli ambienti si deformano in modi imprevedibili e l’atmosfera riesce a mantenere quella sensazione di inquietudine che aveva reso memorabile il primo Control. Anche quando la storia sembra volerci offrire qualche risposta in più, resta sempre qualcosa da scoprire, un dettaglio fuori posto o un mistero che alimenta la curiosità.

La nuova struttura esplorativa, tuttavia, non mi ha convinto completamente. Manhattan offre scenari spettacolari e situazioni surreali, ma personalmente ho trovato meno efficace questa maggiore apertura rispetto alla struttura compatta, labirintica e opprimente dell’Oldest House. Il mondo di gioco è affascinante, ma non sempre riesce a trasformare la libertà di esplorazione in un’esperienza altrettanto coinvolgente.

Combattimenti spettacolari, ma un po’ ripetitivi

Il cambiamento più evidente riguarda il sistema di combattimento. Dimenticate la pistola mutaforma di Jesse: Dylan affronta i nemici soprattutto a distanza ravvicinata, utilizzando un’arma capace di trasformarsi e una serie di abilità paranormali che permettono di costruire combinazioni differenti.

Sulla carta, le possibilità sono numerose e il sistema offre una buona dose di spettacolarità. Gli scontri sanno essere divertenti, soprattutto quando si riesce a concatenare attacchi, schivate e abilità speciali. Il problema è che, con il passare delle ore, questa varietà tende a ridursi nella pratica, lasciando spazio a situazioni che si assomigliano più del dovuto.

È un peccato, perché il potenziale c’è tutto. Alcuni combattimenti funzionano molto bene, ma la ripetitività finisce per appesantire un’esperienza che avrebbe beneficiato di una maggiore varietà negli scontri e nei nemici.

Tecnicamente, un altro centro per Remedy

Sul fronte tecnico, CONTROL Resonant convince soprattutto grazie alla sua direzione artistica. La Manhattan distorta è un piacere da esplorare e osservare, mentre le architetture impossibili dimostrano ancora una volta quanto Remedy sappia costruire mondi riconoscibili e visivamente sorprendenti.

Anche su PS5 l’esperienza risulta complessivamente convincente, con una buona fluidità che valorizza le fasi più concitate. Non è soltanto una questione di potenza grafica: è il modo in cui ambientazioni, effetti e animazioni contribuiscono a creare un universo coerente nella sua assurdità a fare davvero la differenza.

Un sequel che osa, ma non sempre centra il bersaglio

CONTROL Resonant è un ottimo sequel, capace di dimostrare che Remedy non ha paura di mettere in discussione le proprie formule. Dylan è il protagonista di una nuova avventura che conserva il fascino del suo predecessore, mentre la direzione artistica e la componente narrativa continuano a rappresentare i principali punti di forza della produzione.

Non tutto, però, funziona allo stesso modo. L’esplorazione più aperta perde qualcosa del fascino claustrofobico dell’originale e il combattimento, inizialmente promettente, finisce per mostrare qualche limite di troppo.

Resta comunque un’avventura che merita di essere vissuta, soprattutto da chi ha amato il modo in cui Remedy mescola fantascienza, paranormale e narrazione. Perché, anche quando inciampa, CONTROL Resonant riesce a fare ciò che pochi giochi sanno fare davvero: lasciarti con la voglia di scoprire quale assurdità si nasconda dietro la prossima porta.

E, considerando il curriculum dello studio finlandese, non è certo un risultato da poco.

  • Direzione artistica straordinaria
  • Atmosfera paranormale coinvolgente
  • Combattimenti spettacolari

 

  • Scontri ripetitivi
  • Esplorazione dispersiva
  • Meno fascino rispetto all'Oldest House

 

Emil - Biografia

Con oltre 30 anni di strada percorsa sia in produzione che da studioso del settore videoludico, non mi considero un tuttologo ne un guru. Ma solo un grandissimo appassionato con una grande esperienza. Ma soprattutto: vengo dal futuro.

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