Pubblicato il 21/10/26 da Ciro Muso Acanfora

Stupid Never Dies – Recensione

Quando l’arte fa da padrone
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È raro che uno studio di sviluppo proponga come primo titolo qualcosa di tanto audace ed artisticamente prorompente come Stupid Never Dies, ma quando lo fa sono sempre più che felice di dargli un’opportunità!

Stupid Never Dies è uscito oggi, 22 Ottobre ad opera di GPTRACK50 e pubblicato per Steam e PS5, e abbiamo avuto la possibilità di giocarlo in anteprima! Ecco cosa ne pensiamo:

Quando l’arte fa da padrone

Sin dal primo trailer, Stupid Never Dies si è dichiarato per ciò che è: un gioco caciarone, divertente, colorato e con la voglia di rompere quanti più schemi possibili.
È stata proprio questa audacia a convincermi a dare un’occasione al gioco, e sono felice di averlo fatto perché da questo punto di vista è stato un titolo estremamente valido! Sono pochi ormai gli sviluppatori che hanno la voglia (o il coraggio) di cimentarsi in sfide di questo tipo sul piano artistico, e penso di poter dire con assoluta certezza che i ragazzi di GPTRACK50 abbiano fatto il miglior lavoro possibile!

Davy troppo mio fratello.

La cura nei dettagli, le ambientazioni tutte diverse, una UI così prorompente e aggressiva ma al contempo funzionale, i personaggi unici e accattivanti, i colori saturi e vividi sono tutti elementi che mi hanno estasiato per tutta la durata del titolo: a prescindere dalla qualità dei modelli 3D, dalle texture e dal comparto tecnico in generale, la direzione artistica rimane sicuramente la parte migliore di Stupid Never Dies!

La solita storia, con qualche twist

Stupid Never Dies, lato narrativo, è il tipico gioco che ci si aspetterebbe da un team giapponese, che segue i crismi che ormai siamo abituati a conoscere e (per qualcuno) amare: la storia segue lo zombie Davy che, a seguito di un’apocalisse che ha portato i mostri a decimare il genere umano, si è innamorato di Julia, una giovane umana rimasta congelata per anni mentre cercava di scappare dall’apocalisse di cui sopra.
Determinato a salvarla in qualsiasi modo, Davy farà amicizia con singolari personaggi e con il loro aiuto (non necessariamente volontario) si farà strada nei dungeon pieni di mostri per diventare sempre più forte e trovare un modo per riportare in vita Julia.

Nonostante la narrativa sia abbastanza semplice e lineare, con l’ormai ben nota abitudine di ripetere più volte i concetti per assicurarsi che anche i meno attenti abbiano capito cosa devono fare (a scapito di quelli, invece, che attenti lo sono e devono annoiarsi ad ascoltare le cose più volte), ho apprezzato un paio di momenti in particolare che hanno messo in risalto il carattere o i segreti di alcuni personaggi, come anche alcuni twist narrativi che rendono la storia a tutti gli effetti interessante da seguire (anche se, purtroppo, lato gameplay tendono ad allungare sin troppo il brodo. Ma di quello parliamo immediatamente).

Il patto

Sarò schietto sin da subito: la mia avventura con Stupid Never Dies è durata circa 25 ore. Se fosse durata un po’ più della metà, avrei apprezzato INFINITAMENTE di più il titolo.

Esiste un patto non scritto fra i giocatori e il genere dei rogue-like: io giocatore accetto di ripetere il tuo dungeon (o qualsivoglia concetto simile ad esso) innumerevoli volte, a patto che tu sviluppatore continui ad offrirmi un’esperienza diversa abbastanza da intrattenermi ed eviti, per quanto possibile, di farmi ricominciare da capo in maniera assolutamente ingiustificata.
Mi dispiace dirlo, ma per quanto Stupid Never Dies sia un rogue-like fino al midollo, questo patto non è stato mantenuto.

La mia critica più sincera al titolo è verso le scelte di design dietro lo sviluppo del Critical Path: il gioco forza spesso il giocatore a concludere la run prima del previsto, costringendolo a ricominciare da capo ingiustamente con la scusa del dover portare avanti la trama, o in nome di numerose fetch quest che costringono il giocatore a dover cercare X quantità di Y elemento, o di affrontare i boss principali UNA SECONDA VOLTA, ma solo AL TERMINE DEL DUNGEON, ed esclusivamente RICOMINCIANDO DA CAPO dopo ognuno dei 5 boss.

Il combat è frenetico e caotico al punto giusto, anche se ogni tanto sfocia un po’ nell’ingiocabilità, tanti sono i nemici che ti accerchiano.

Sono stato genuinamente snervato da questa continua necessità percepita dagli sviluppatori di dover riportare il giocatore al punto di partenza, complice anche il fatto che l’enorme quantità di nemici assimilabili, power up, meta-progressione, equipaggiamenti vari e ricompense estetiche non hanno fatto granché per rendere diversificate le run: sono tutti potenziamenti numerici, che purtroppo non consentono al giocatore di cercare nuovi stili, nuove combo, nuove tecniche per affrontare i nemici e il dungeon in sé.

Tolto questo, il resto del gioco in sé è divertente e il gameplay loop funziona bene, ad esclusione del controllo aereo che a mio parere avrebbe giovato di qualche smussatura in più (il che è un bel problema, considerando che la metà dei nemici vola o fluttua e l’unica sfida posta dal level design è quella di non cascare giù da dirupi).

Apprezzo però la meccanica che consente al giocatore di aumentare la quantità di esperienza ottenuta in ogni run successiva, a prescindere dall’esito della run attuale. È un’idea di meta-progressione semplice ma efficace, che mi ha portato a chiedermi più volte perché altri sviluppatori non l’abbiano sfruttata prima.

Non quanto mi aspettavo, ma comunque interessante

Quando ho richiesto una chiave per recensire Stupid Never Dies ero convinto che avrei avuto fra le mani un gioco dallo stile artistico ben definito ed inconfondibile, e le mie aspettative non son assolutamente state disattese!
Speravo però che le idee di gameplay, dalla possibilità di assimilare mostri per trasformarsi in loro alla quantità industriale di sistemi di meta-progressione avrebbero reso il gioco un po’ più intrattenente e variegato di quello che è stato realmente. Rimane comunque un titolo interessante, che dimostra quanto promettente il team di GPTRACK50 già sia e le sue potenzialità per le opere future.

  • Art style accattivante e spudorato
  • Plot twist interessanti
  • Vasta gamma di nemici da affrontare.

 

  • Troppe volte costringe ingiustamente a ricominciare le run
  • Controllo aereo non molto smussato.

Muso - Biografia

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