Pubblicato il 18/12/25 da Cathoderay

Skate Story: viaggio lisergico verso la luna

Insonnia, fragilità e il diavolo
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Skate Story è uno di quei giochi che ti restano addosso più per il modo in cui guardano il mondo che per il modo in cui si controllano; è uno skate game, sì, ma filtrato attraverso un immaginario infernale, fragile e dolorosamente umano.

Un equilibrio di vetro

Skate Story costruisce il suo cuore ludico su un sistema di trick sorprendentemente preciso, dove ollie, flip e grind si concatenano in sequenze che premiano il tempismo e il coraggio più che la pura memoria muscolare; ogni errore è una scheggia: il protagonista, fatto di vetro, si frantuma alla prima caduta, trasformando la ricerca del “flow” in un continuo braccio di ferro tra desiderio di spingere oltre e paura di spezzarsi.

Qui non si pattina solo per fare punti, ma per sopravvivere a una notte che sembra non finire mai, in una sorta di veglia forzata che ricorda la logica distorta dell’insonnia cronica: ripetere gli stessi gesti, sperando che al prossimo tentativo qualcosa finalmente “scatti” e dia un senso al tutto. Questa dimensione di loop teso e lucido, sospeso tra concentrazione e stanchezza mentale, rende il percorso di redenzione del protagonista ancora più vicino a chi, come chi scrive, conosce l’idea di attraversare le ore buie cercando un equilibrio che non arriva mai.

Inferno di neon e riflessi

Visivamente Skate Story è un inferno minimalista illuminato da luci al neon, dove strade, ponti e architetture impossibili emergono da un buio lattiginoso per poi dissolversi in schegge di luce; il protagonista di vetro diventa un prisma vivente: ogni caduta è un’esplosione di frammenti, ogni atterraggio riuscito un lampo perfettamente incastonato in questa scenografia onirica.

Le ambientazioni sembrano disegnate come i corridoi mentali di una notte insonne: spazi vuoti, ripetuti, che cambiano giusto quanto basta per farti dubitare di essere davvero andato avanti. Il level design guida istintivamente lo sguardo e la tavola, ma conserva sempre quell’alone di irrealtà sospesa che rende credibile l’idea di un aldilà vissuto come lunga, lucida veglia, in cui il mondo esterno è lontano e l’unica cosa che conta è il prossimo trick.

Il suono delle notti in bianco

La colonna sonora mescola indie pop rarefatto ed elettronica sognante, cucendo le sessioni di skate in un’unica colata di musica che ricorda una playlist ascoltata a notte fonda, quando l’orologio è un dettaglio e l’unica unità di misura è la stanchezza. I brani non accompagnano semplicemente l’azione: la amplificano, trasformando ogni discesa in trance e ogni salto riuscito in un piccolo atto di liberazione.

Gli effetti sonori fanno il resto: il frantumarsi del vetro fischia nelle orecchie, il rumore delle ruote sull’asfalto diventa un metronomo ipnotico, e il mix generale sembra studiato per tenerti in quello stato di lucidità forzata tipico delle notti insonni. Per chi dorme poco, c’è qualcosa di fin troppo familiare in questo tappeto sonoro: la sensazione di essere stanchissimo e allo stesso tempo troppo vigile, costretto a restare “sveglio” nel corpo e nei pensieri, proprio come il protagonista condannato a pattinare finché il debito non sarà saldato.

Redenzione stanca ma necessaria

Nel tratto conclusivo Skate Story porta alle estreme conseguenze il suo discorso su fragilità e redenzione: la patina di “semplice” gioco di skate si dissolve e resta solo il viaggio di un essere spezzato che cerca, ostinatamente, un senso al proprio dolore; il finale non si concede spiegoni rassicuranti, ma chiude il cerchio emotivo in modo coerente, trasformando la fatica accumulata in una forma strana, storta ma sincera di catarsi.

Per chi lotta con l’insonnia, questo epilogo finisce per toccare corde particolarmente scoperte: l’idea di attraversare un inferno fatto di notti infinite, inciampare, andare in pezzi e ricomporsi ogni volta solo un po’ diverso è fin troppo riconoscibile. In questo, Skate Story riesce in qualcosa di raro: fa sentire chi scrive, insonne da anni, incredibilmente vicino al suo demone di vetro, come se quella tavola e quell’asfalto fossero solo una metafora elegante di tutte le volte in cui, invece di dormire, si è continuato a pattinare dentro ai propri pensieri.

Ancora una volta Devolver Digital scommetti sui titoli indie, con un anima bizzarra ma assolutamente valida, permettendoci di provare un gioco che forse sarebbe rimasto chiuso in un cassetto: Skate Story è tante cose, e sicuramente in ultimo un ottimo tentativo di cambiare le regole nei giochi di Skate. Da provare assolutamente, magari di notte, quando proprio non riuscite a dormire.

  • Gameplay divertente
  • L'estetica lisergica è affascinante
  • Buona atmosfera
  • Musiche oniriche

 

  • non un vero gioco di Skate
  • A volte troppo lineare

 

 

Cathoderay - Biografia

Pare che io sia l'entropia videoludica.

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