Pubblicato il 06/10/25 da Andrea Borzì

Donkey Kong Bananza – Recensione

Banana, Banadium, Bananza!
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C’è qualcosa di profondamente familiare, quasi confortante, nel vedere Donkey Kong tornare a essere protagonista, in Donkey Kong Bananza, di un un platform 3D costruito con passione, dopo che non ne vedevamo uno dai tempi di DK64, e realizzato dal team che ci ha regalato Mario Odyssey, è un piccolo sogno che si realizza — soprattutto quando al fianco del gorilla c’è una spalla tanto inaspettata quanto efficace come la piccola Pauline. L’entusiasmo nel tornare su DK Island si intreccia con la voglia di vedere se, stavolta, Donkey Kong ha finalmente ricevuto il titolo 3D che merita. Ma, come spesso accade, non tutto è oro… o banana… ciò che luccica.

Donkey Kong Bananza – Storia

La trama di Donkey Kong Bananza inizia su Lingottisola, dove è in corso una vera e propria corsa all’oro per le preziose Gemme di Banandium — cristalli dorati a forma di banana di inestimabile valore e bontà (perché si, sono commestibili). Donkey Kong arriva sull’isola insieme a un gruppo di scimmie minatrici per impossessarsi di questi tesori, ma la situazione precipita rapidamente quando la malvagia Void Company, guidata dal perfido Void Kong, attacca l’isola rubando tutte le gemme e causando il suo sprofondamento nel sottosuolo.

Nel caos della caduta, DK viene trascinato nelle profondità della terra dove si imbatte in una misteriosa roccia strana di colore viola che decide di seguirlo. Insieme esplorano il vasto Mondo sotterraneo, un regno nascosto abitato da diverse civiltà animali guidate dai loro antichi saggi. La vera sorpresa arriva quando il primo Venerabile Kong — un antico e saggio gorilla DJ — rivela che la roccia non è altro che Pauline, la giovane cantante tredicenne trasformata in pietra dai poteri malefici di Void Kong.

Venerabili fungono da guide e mentori: cinque antichi esseri animali che custodiscono i poteri Bananza e aiutano DK nel suo percorso di crescita. Ognuno di loro — Kong, Zebra, Struzzo, Elefante e Serpente — risiede in un livello diverso del sottosuolo e trasmette a DK una trasformazione unica attraverso rituali sacri chiamati Cerimonie Bananza.

Il vero antagonista è la Void Company: una potente organizzazione mineraria composta da tre Kong malvagi. Void Kong, il presidente dall’aspetto simile a un galagone con denti dorati, viaggia su un masso a forma di banana e usa il suo Telecomando per trasformare resti di creature in soldati rocciosi. Al suo fianco operano Grumpy Kong, l’inventore e costruttore di soldati meccanici, e Poppy Kong, spia elegante specializzata in infiltrazioni.

L’obiettivo della Void Company è raggiungere il nucleo del pianeta, dove secondo un’antica leggenda è possibile realizzare qualsiasi desiderio. DK e Pauline, guidati dai consigli dei Venerabili, iniziano così la loro discesa verso il cuore della Terra per fermare i piani della corporation e recuperare le gemme rubate.

donkey Kong Bananza Strana Roccia

Donkey Kong Bananza – Gameplay

Qui il cuore del gioco batte davvero forte. Donkey Kong Bananza stravolge completamente il concetto di platform 3D partendo da un presupposto semplice ma rivoluzionario: praticamente tutto può essere distrutto. DK non si limita a saltare sulle piattaforme — le può letteralmente smontare, scavare sotto di esse, strappare pezzi di muro per usarli come armi improvvisate o skateboard. È un approccio che dona una libertà estrema: ogni ostacolo può diventare una soluzione alternativa, ogni muro può nascondere un passaggio segreto, ogni superficie può essere modellata secondo le proprie esigenze.

Il sistema base è immediato e soddisfacente: DK può rotolare, dare pugni, schiaffeggiare il terreno, afferrare e lanciare oggetti, arrampicarsi praticamente ovunque. La sensazione di controllo assoluto dell’ambiente è impagabile — quando vedi una statua gigantesca, puoi ridurla in macerie in pochi secondi, e quelle macerie rimarranno lì fino a quando non deciderai di resettare l’area o cambiarla ovviamente. È come avere un fidget toy infinito tra le mani, tanto che molti giocatori si sono ritrovati a passare ore nel primo ambiente solo per scavare oro nascosto nelle pareti.

A questo va aggiunto il sistema “Bananza”, che va ben oltre la semplice distruzione: premendo L+R, DK inizia a tamburellarsi il petto mentre Pauline canta, innescando trasformazioni spettacolari che cambiano radicalmente l’approccio al gioco. Il Kong Bananza trasforma DK in una versione ipertrofica di se stesso, con muscoli esagerati e un potere devastante: può sfondare metalli e barriere prima invalicabili, generando onde d’urto con pugni caricati che spazzano via nemici e ostacoli. Lo Zebra Bananza dona a DK strisce bianche e nere, trasformandolo in una sorta di centauro tropicale capace di correre a velocità supersonica su qualsiasi superficie — ghiaccio, fango e persino a pelo d’acqua, lasciando dietro di sé scie scintillanti. Lo Struzzo Bananza permette di planare nell’aria e bombardare i nemici dall’alto con uova esplosive, trasformando DK in una versione “giunglesca” di un bombardiere volante.

Tuttavia, non tutto funziona alla perfezione, e qui emergono i limiti più evidenti del sistema. La camera è il nemico più insidioso: nelle fasi sotterranee e durante le arrampicate, l’inquadratura automatica diventa caotica e imprevedibile, causando cadute e morti inutili.

Ma la vera contraddizione del gioco sta nel rapporto tra distruttibilità estrema e level design. Se da un lato la libertà di distruggere tutto impressiona e diverte, dall’altro rischia di annullare completamente l’esplorazione e gli enigmi. Troppo spesso la soluzione “elegante” di un puzzle viene bypassata semplicemente facendosi strada a suon di pugni: invece di cercare la chiave, sfondo la porta; invece di trovare il percorso giusto, scavo un tunnel diretto. Gli sviluppatori hanno faticato a bilanciare la distruttibilità con un level design coerente, risultando in ambientazioni spesso troppo semplificate — forme geometriche lisce con texture singole, pensate più per essere distrutte che per essere esplorate.

Le sfide costruite attorno alla distruzione finiscono per essere facilmente aggirabili: io in primis ho risolto puzzle complessi usando semplicemente la trasformazione Elefante per aspirare tutto prima ancora di iniziare il timer, o spesso ho trovato ogni banana nascosta demolendo brutalmente intere sezioni invece di ragionarci sopra. È un gameplay che premia la forza bruta sulla creatività, e questo, alla lunga, può appiattire l’esperienza e togliere soddisfazione alla scoperta di segreti autentici.

Donkey Kong Bananza Pauline

Donkey Kong Bananza – Grafica e musica

A livello visivo, Donkey Kong Bananza trasuda carisma. I colori accesi, le animazioni fluide e la resa estetica DK-centrica sono un costante omaggio ai grandi classici, aggiornati però per l’era Switch 2. Le ambientazioni sono dense di riferimenti e dettagli che i fan storici apprezzeranno fino all’ultimo pixel. La colonna sonora è vivace, variegata e spesso trascinata dalla voce di Pauline che regala momenti di pura gioia tropicale, accompagnando azione ed esplorazione con brani orecchiabili e di carattere.

Da non sottovalutare i livelli bonus sparsi nel gioco, fasce di sfida che rendono omaggio in modo diretto e appassionato alle vecchie glorie della saga. Tra questi, troviamo riferimenti espliciti a Donkey Kong Country e all’arcade storico di Donkey Kong, con ambientazioni, meccaniche e atmosfere che strizzano l’occhio ai fan di vecchia data. La commistione tra 3D moderno e camera 2D in questi momenti riporta a quella magica sensazione nostalgica, valorizzando l’offerta complessiva e dando un importante tocco di classe al titolo.

DLC – Isola DK + Caccia agli Smeraldi

L’espansione “Isola DK + Caccia agli Smeraldi” è una dichiarazione d’amore ai fan. DK Island torna in tutto il suo splendore, arricchita da comparsate di Diddy, Dixie e altri celebri comprimari. Il vero cuore del DLC, però, è la modalità “caccia agli smeraldi”: una sfida roguelike costruita su partite rapide e adrenaliniche, dove si devono collezionare smeraldi a tempo sfruttando talenti casuali e tentativi sempre diversi.

La modalità diverte, soprattutto nelle prime ore, e promette una longevità potenzialmente infinita tra perk da sbloccare, gettoni collezionabili e costumi per personalizzare la propria esperienza. Tuttavia, l’assenza di una reale progressione narrativa e la natura ripetitiva delle partite rischiano di stancare alla lunga chi cerca qualcosa di più profondo. Resta comunque un omaggio sentito e ben costruito all’universo DK, capace di tirare un sorriso anche ai fan più navigati.

Insomma, questo DLC non appare sicuramente Cut Content dal gioco principale, ma col senno di poi mi riservo alcuni dubbi sul valore aggiunto dato al gioco.

Donkey Kong Bananza DK Island * Emerald Rush

Conclusione

Donkey Kong Bananza è il ritorno che volevamo, pur con qualche riserva. Un titolo che sa divertire, sorprendere e a tratti portare nostalgia vera, senza mai prendersi troppo sul serio ma rischiando, qua e là, di rinunciare ad alcune delle sfumature d’autore che avevano reso immortali i migliori platform Nintendo. È una festa a colpi di banana e distruzione, impreziosita da una direzione artistica e sonora di tutto rispetto e valorizzata da un DLC che punta tutto sul fanservice.

A chi lo consiglio? A chi cerca leggerezza, a chi ama sfasciare tutto a suon di pugni e a chi ha bisogno di ritrovare Donkey Kong nel suo habitat naturale — ma non a chi cerca una rivoluzione o una sfida senza compromessi. Un titolo insomma, che soddisfa le necessità del giocatore casual, che non cerca troppe pretese, ma che vuole semplicemente divertirsi, trasformando Donkey Kong Bananza, nel primo titolo veramente valido di Switch 2.

Bananza è un tributo che funziona (quasi) sempre, anche se, ogni tanto, la banana migliore resta quella ancora appesa… pronta per la prossima avventura.

  • Divertente
  • Estrema libertà nell'approccio
  • Donkey Kong e Pauline più carichi che mai
  • Primo vero titolo per questa console
  • Banane

 

  • L'estrema distruttibilità cozza a tratti con il level design
  • I poteri bananza sono troppo forti e spesso facilitano eccessivamente il gioco
  • Cali di frame nelle fasi finali del titolo

BoarZo - Biografia

Videogiocatore fin dal 1995. Cresciuto con la tecnologia e i mondi virtuali...

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