Pubblicato il 30/09/26 da Ninja Warrior

Apidya Special – Il giardino ha ancora i denti

Un classico Amiga dal carattere difficile
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Nel 1992, su Amiga, la scuola giapponese degli shoot ‘em up era un modello da inseguire. Gli sviluppatori europei ne studiavano ritmo e meccaniche, salvo poi metterci spesso del proprio: risultati ambiziosi, talvolta sgraziati, raramente confondibili con gli originali. I tedeschi di Kaiko avevano un debole dichiarato per il Giappone, ma per Apidya trovarono una soluzione decisamente meno prevedibile. Il progetto nacque come sparatutto spaziale; poi qualcuno ebbe l’idea di sostituire l’astronave con un’ape.

Addio galassie da salvare. Benvenuti in un giardino dove anche ciò che sembra innocuo ha tutta l’intenzione di farci fuori.

Trentaquattro anni dopo, Apidya Special ripropone quella trovata. La sorpresa è scoprire quanto funzioni ancora il gioco costruito attorno a essa.

Fiori, armi e cattive decisioni

Le influenze giapponesi si riconoscono subito. Come in Gradius, i nemici lasciano potenziamenti che fanno avanzare un selettore: velocità, bombe, armi differenti, droni e scudi. Raccogliere fiori è la parte semplice. Scegliere quando spendere ciò che abbiamo accumulato, mentre lo schermo continua a riempirsi di guai, lo è parecchio meno.

Un miglioramento immediato può tirarci fuori da una brutta situazione; aspettare ancora promette un armamento migliore, purché arriviamo vivi a reclamarlo. C’è anche un colpo caricato, utile per liberarsi delle minacce più coriacee, a patto di rinunciare per qualche istante alla comodità della raffica. La nostra ape sarà pure piccola, ma pretende decisioni continue.

Gli stage fanno il resto. Impariamo da dove arrivano i nemici, quanto spazio concedono gli ostacoli e quali rischi vale la pena correre. La soddisfazione arriva quando una sezione che sembrava ingestibile comincia finalmente a filare liscia: abbiamo capito come attraversarla e, soprattutto, come evitare di commettere nuovamente gli stessi errori.

Morire, inoltre, può significare ritrovarsi meno equipaggiati proprio quando avremmo più bisogno di potenza. Un errore ne facilita un altro e recuperare diventa progressivamente più complicato.

Attenzione, però, a scambiare qualsiasi cattiveria per buon design. Alcuni passaggi chiedono soprattutto memoria e, quando un ostacolo si confonde con lo scenario, la colpa non può ricadere sempre sul giocatore. Apidya sa essere severo; ogni tanto conserva anche il brutto vizio di infierire.

La difficoltà merita rispetto quando abbiamo gli strumenti per affrontarla. Il resto sono semplicemente calci gratuiti.

Prati poco raccomandabili

Il vero colpo di genio resta l’ambientazione. Prati e stagni diventano territori ostili quando li osserviamo dalle dimensioni di un insetto; ciò che da lontano sembrerebbe un dettaglio innocuo, qui può occupare mezzo schermo e mandarci dritti al punto di partenza.

Poi il viaggio si sporca. Alla vegetazione e all’acqua subentrano fogne, materia organica e perfino ambienti meccanici, popolati da creature sempre meno rassicuranti. I boss sfruttano benissimo questo immaginario: sono enormi, bizzarri e spesso più memorabili di tante minacce aliene armate fino ai denti.

La natura di Apidya è colorata, sorprendente e completamente priva di buone intenzioni. Soprattutto, non è una semplice mano di vernice stesa su uno sparatutto qualunque: dimensioni, forme e ostacoli contribuiscono a definire anche il modo in cui giochiamo.

Restaurare senza addomesticare

Special è stato ricostruito da zero, recuperando anche materiale realizzato per una conversione console mai completata. Nuova pixel art, parallasse e widescreen valorizzano gli scenari; chi preferisce l’impostazione originale può tornare al 4:3 e aggiungere, se vuole, i filtri CRT. Chris Hülsbeck firma nuove registrazioni della colonna sonora, che conserva tutta la sua importanza nell’identità del gioco.

Ci sono anche la cooperativa, eventi variabili e impostazioni di difficoltà più flessibili. Aggiunte preziose perché ampliano le possibilità senza pretendere di riscrivere le regole di partenza.

Rimangono alcune asperità, certo, ma confondere la fedeltà con l’obbligo di sopportare ogni limite del 1992 sarebbe stato il modo peggiore di celebrare Apidya. La nostalgia è un ottimo motivo per tornare; decisamente meno valido per giustificare qualsiasi difetto.

Questo recupero funziona quando lascia parlare il gioco e interviene soltanto dove serve. Una scelta meno appariscente di quanto sembri, e decisamente più intelligente di una semplice ripulita grafica.

Sentenza

Apidya Special conserva il carattere di uno shoot ‘em up che cercava una strada propria e aveva abbastanza sostanza per percorrerla. I suoi anni si sentono, qualche colpo basso rimane, ma tra armi, scenari e tentativi sempre più consapevoli c’è ancora parecchio da apprezzare. Nel Dojo l’anzianità non garantisce alcun privilegio. Fortunatamente, quest’ape sa ancora pungere.

  • Uno Sparatutto diverso
  • divertente e difficile il giusto
  • Musiche fantastiche

 

  • difficoltà superiore alla media
  • non adatto a chi ha problemi con gli insetti

Ninja Warrior - Biografia

Nel Dojo ci si inchina, si combatte e ci si perfeziona, fino ad essere la lama che fende la notte...

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