Pubblicato il 09/05/24 da Federico Belotti

Keiichirō – La vera storia del team di reietti che ha inventato Silent Hill

Intervista all'autore Fabio Di Felice

“Keiichirō. La vera storia del team di reietti che ha inventato Silent Hill”, ossia raccontare in un saggio la nascita di un capolavoro.

Silent Hill è da sempre una delle mie serie videoludiche preferite. Da anni la studio e la approfondisco tramite video, saggi e thread sui vari social, perché c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Io stesso, su TwoTimesNerd, il mio canale YouTube con cui faccio divulgazione videoludica ho realizzato due lorethrough sui primi due capitoli. 

Quando ho saputo che a marzo di quest’anno sarebbe uscito “Keiichirō. La vera storia del team di reietti che ha inventato Silent Hill“, un saggio che andava a raccontare nel dettaglio la nascita del capostipite della saga e la storia del team di sviluppo che gli aveva dato vita, ho preordinato senza pensarci due volte la mia copia. Inutile dire che non appena l’ho ricevuta mi sono immerso immediatamente nella lettura, divorando l’agile volumetto in un giorno scarso.

La narrazione della gestazione del progetto capitanato da Keiichirō Toyama è scorrevolissima, ricca di aneddoti interessanti raccontati dagli sviluppatori in persona all’autore e non si limita a parlare del solo videogioco ma lo contestualizza nel quadro storico e culturale del Giappone di quei tempi.

Volendo saperne di più, ho contattato direttamente Fabio Di Felice, colui che ha dato vista a questo ottimo saggio, per intervistarlo e farmi svelare qualche retroscena riguardo alla sua stesura e alla sua passione per la serie. Fabio ha accettato con tanta gentilezza e in pochissimo tempo ha risposto a tutte le mie domande, che vi propongo qui di seguito.

Buona lettura!

  1. Raccontaci qualcosa su di te e sulla tua esperienza come divulgatore di cultura videoludica.

Fabio: “Ciao a tutti! Mi chiamo Fabio Di Felice e scrivo di videogiochi da più di dieci anni. Ho iniziato aprendo un sito nel 2012 che si chiamava “The Indie Shelter”, poi ho lavorato per “The Games Machine”, “VICE”, “Motherboard” e “Outcast”. In tutto questo tempo ho sempre continuato a scrivere sul mio blog personale, Panino al Salame, dove racconto la mia vita attraverso i videogiochi. Oggi, oltre a registrare ogni settimana il podcast Mustacchi, faccio parte della redazione di “Atacore.it” e collaboro abitualmente con realtà come “ScreenWorld”. Quest’anno ho pubblicato Keiichirō. La vera storia del team di reietti che ha inventato Silent Hill, un libro che racconta la storia della creazione del primo Silent Hill. Il libro è pubblicato da Ledizioni, e fa parte della collana Loading, che raccoglie una serie di saggi a tema videogiochi.”

  1. Quando è sbocciato il tuo amore per la saga di Silent Hill?

Fabio: “Nel 1999 guardavo mio papà giocare al primo capitolo. Ero piccolino, avevo circa 12 anni, e non avrei dovuto guardarlo, perché sicuramente non era adatto a un bambino della mia età, ma erano tempi diversi! Era la prima volta che un videogioco horror (sì, mea culpa, avevo già giocato Resident Evil) mi trasmetteva certe sensazioni: malinconia, nostalgia… capii subito che sotto alla ruggine e al sangue c’era molto di più. Il mio preferito probabilmente è Silent Hill 2. Posso affermare con sicurezza che è un gioco che mi ha cambiato la vita. Penso che sia una delle più belle storie d’amore mai raccontate in un videogioco. Tragica, sicuramente, ma anche dolorosamente vera. E poi è un titolo ambiguo, coraggioso. Ancora oggi, per le tematiche che tratta e per come le tratta, penso sia inarrivabile. Sono molto preoccupato per il remake, infatti.”

  1. Come è nata l’idea di scrivere “Keiichirō”?

Fabio: “Solitamente d’estate rigioco vecchi titoli horror e nel 2023 è toccato a Silent Hill. Probabilmente “rigioco” non rende l’idea: mi metto anche a rileggere, riascoltare e riguardare documentari, podcast e libri. Ho sempre trovato la storia dello sviluppo del primo Silent Hill molto affascinante e universale: un gruppo di ragazzini quasi senza esperienza che si confrontano con qualcosa di molto più grande di loro. Lo fanno poi in un contesto storico unico, cresciuti in una generazione in fissa con l’occulto occidentale, con gli UFO, i fantasmi, le leggende metropolitane. Mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa che raccontasse il modo in cui la società giapponese di quegli anni, le paure, le ansie, le storture, fossero finite dentro a quel videogioco horror. Non l’ho trovato e allora l’ho scritto io.”

  1. Come è stato interfacciarsi di persona con figure del calibro di Keiichirō Toyama, Naoko Sato e Isao Takahashi?

Fabio: “Incredibile! Quando Toyama ha risposto all’email che gli ho mandato non ci potevo credere. È stato gentilissimo, così come il suo PR che ha fatto da interprete e traduttore. Con Naoko Sato abbiamo chattato tramite X (all’epoca si chiamava ancora Twitter), in giapponese. Lei è stata di una cortesia unica e mi ha proposto di coinvolgere nel progetto anche Isao Takahashi. Ovviamente ho accettato con grande entusiasmo. Mi ha profondamente colpito l’umiltà e la disponibilità di questi grandi artisti.”

  1. La ricerca di fonti per il saggio è stata difficile, non essendoci tantissimo materiale di natura accademica legato alla serie di Silent Hill?

Fabio: “Nel corso dei venticinque anni dall’uscita del primo Silent Hill sono in tanti ad aver raccontato parti di questa storia. Toyama stesso, nel 2010, si lasciò andare su Twitter a una serie di post in cui svelava dei dietro le quinte molto interessanti sullo sviluppo. Poi, ovviamente, stiamo parlando di un videogioco di culto, e quindi esistono documentari (quelli del canale YouTube The Gaming Muse sono eccezionali), libri (vi consiglio Il motore del terrore di Bernard Perron), e centinaia di interviste sia al Team Silent che ai singoli autori, realizzate anche molti anni dopo l’uscita. Per esempio i video di Katsuhiro Harada (il papà di Tekken) insieme a Toyama, molto intimi e pieni di curiosità. Raccogliere materiale è stato lungo e faticoso, perché è necessario ascoltare decine di ore di video e leggere centinaia di interviste, ma non difficile. L’altra parte molto consistente del libro è quella più legata al Giappone di quegli anni, ai casi di cronaca, alle trasformazioni sociali. In quel caso la difficoltà è stata piuttosto quella di rendere coerente tutto il discorso e poi unire i puntini.”

  1. Secondo molti appassionati, il Team Silent è riuscito a dare un’impronta molto incisiva e identificativa ai primi quattro capitoli della saga, che li differenziano da tutti gli altri giochi dello stesso genere. Vista la storia che questi sviluppatori hanno alle spalle, ritieni che altri team di sviluppo potrebbero replicare lo stesso stile visionario per eventuali futuri Silent Hill?

Fabio: “Devo risponderti di sì, altrimenti significa che la serie è ormai spacciata! Io credo che sia importante riportarla in Giappone. Quella di Silent Hill, e lo saprete se avete letto Keiichirō, è un po’ la storia della tempesta perfetta: un mix di talento, fortuna e magia che ci ha regalato una parentesi unica. Ma erano anni di grande innovazione, si scommetteva su giovani talenti un po’ anche per necessità, perché con il passaggio al 3D era proprio la visione del videogioco a essere cambiata. Silent Hill è un titolo che racconta una società spaventosa, ipercompetitiva, alienante e violenta. Va chiaramente contestualizzato nel periodo in cui è stato realizzato. Oggi abbiamo molti altri orrori da raccontare, tutto sta nel riuscire a individuarli e a scriverci intorno qualcosa di interessante. Mi dispiace che Kojima non sia riuscito a realizzare il suo progetto sulla serie, sono sicuro che sarebbe stato molto originale.”

  1. Hai qualche progetto/libro in cantiere per il futuro di cui vuoi darci qualche piccola anticipazione?

Fabio: “Te l’ho appena data nella risposta precedente! Mi piacerebbe scrivere della lotta tra visione autoriale e pubblico, specialmente negli anni 2000. Penso che la creazione di Raiden in Metal Gear Solid 2 sia il contesto perfetto per farlo.”

Ringrazio di cuore Fabio per avermi concesso del tempo prezioso per realizzare questa curiosa intervista e vi ricordo che se foste interessati, il suo “ Keiichirō. La vera storia del team di reietti che ha inventato Silent Hill” è acquistabile su Amazon o sul sito ufficiale di Ledizioni sia in formato cartaceo che in ebook.

Se siete appassionati della serie, studiosi del medium videoludico o avidi lettori sono certo che lo apprezzerete molto. A meno che non preferiate tuffarvi nuovamente nell’universo ben meno pauroso di The Last of Us – Parte II.

Fedro - Biografia

Amante del panorama videoludico sin dalla tenera età, ama scriverne e narrarne le storie. È anche content creator e titolare del canale YouTube "TwoTimesNerd".