Trigger Happy: A Visual Celebration of Video Game Controllers non è una storia di videogiochi, ma la storia delle mani che li hanno giocati. In un mercato editoriale saturo di saggi sui titoli cult e retroscena di sviluppo, Bitmap Books sceglie un altro tipo di narrazione vincolata al design, alla forma e all’atto stesso di interagire con i mondi virtuali — ovvero i controller che rendono possibile il nostro dialogo con il gioco.
L’esperienza fisica prima di tutto
Fin dal titolo, Trigger Happy celebra ciò che spesso diamo per scontato: il device che connette il corpo al digitale. La concezione del libro, costruita attorno alle immagini di Christian Wenk e alle riflessioni di Steve Jarratt, mette al centro la materialità di pulsanti, stick, levette e pad in tutte le loro forme, dimensioni ed eccentricità.
Le quasi quattrocento pagine non si limitano ad attraversare cronologicamente i controller, ma cercano di restituire il senso di tatto, peso, distanza e rapporto ergonomico che queste periferiche hanno con il giocatore. Ogni foto è un invito a ricordare — o a scoprire — come la tecnologia possa essere anche sensibilità fisica, non solo pixel e codice.
Una collezione di oggetti, una riflessione implicita
Il valore di Trigger Happy non risiede tanto nel testo (che è puntuale e misurato), quanto nell’idea di trattare i controller come artefatti culturali. Il volume attraversa joystick iconici come l’Atari CX40 e il NES controller, ma non si ferma ai classici: trova spazio anche alle stranezze che parlano di ambizioni non comuni, come il Dragon Quest Slime Controller o il pad di Seaman.
Questo approccio rende la lettura meno cronaca e più contemplazione: si sfogliano pagine non per capire quale controller fu migliore, ma per percepire quale storia racconta ogni forma, ogni pulsante, ogni adesione alla mano del giocatore.
Voce dalle retrovie — testimonianze e aneddoti
Sparsi tra le fotografie, il libro inserisce contributi di figure come Trip Hawkins, James Rolfe e John Romero, che non parlano solo di periferiche ma di come queste hanno influenzato il modo di giocare e di pensare il design.
È un escamotage narrativo che eleva il catalogo visuale: quello che poteva restare un semplice coffee-table book diventa un archivio di percezioni, ricordi e relazioni affettive tra giocatore e macchina.
Stile grafico — forma e funzione in equilibrio
Come da tradizione Bitmap Books, l’oggetto è pensato per essere sfogliato di continuo. La stampa in litografia edge-to-edge esalta i dettagli, cattura la tridimensionalità delle superfici e consegna al lettore un’esperienza estetica immediata e corporea.
Non è un testo accademico, né pretende di esserlo: la sua forza è la qualità visiva, il ritmo lento o veloce con cui ognuno di noi sceglie di assaporare le immagini.
Non un semplice libro, ma un museo in pagina
Trigger Happy non si limita a raccontare i controller: li celebra come simboli e strumenti che hanno definito generazioni di giocatori. È un libro che parla più con gli occhi e le mani che con la mente, e per questo colpisce.
Per chi ha avuto un primo joystick tra le mani, per chi ha cercato il perfetto feeling tra pad e gioco, o per chi vuole capire perché i giochi non esistono senza il modo in cui li tocchiamo, questo volume è più di un tributo: è una riscoperta sensoriale del medium stesso! Potete fare vostro Trigger Happy sul sito di quei geniacci di Bitmap Books al prezzo di €38.95 EUR.
Abbiamo celebrato Trigger Happy anche con gli amici di K&S gaming and life, se vi va, potete recuperare la live qui sotto, e magari fare un salto sul loro twitch!