C’è qualcosa di deliberatamente oscuro e autentico in Nigredo Press, realtà editoriale con sede a Forlì che dal panorama dell’indie più radicale porta in Italia giochi di ruolo in formato zine, produzioni OSR, dungeon synth su cassetta e vinile, e un’estetica che si autodefinisce senza mezzi termini “un culto senza dèi in un mondo di edera e rovina.” Titoli come Forbidden Psalm, Liminal Horror, Runecairn, Choro Gaiden e GROTTEN raccontano di una visione editoriale precisa, lontana dalle grandi distribuzioni e vicinissima alla controcultura underground. Per i lettori di Pixelflood, abbiamo preparato alcune domande per capire cosa si cela davvero dietro la Nigredo:
1. Nigredo Press si definisce come “un progetto editoriale specializzato in giochi di ruolo, zine underground, OSR e non solo.” Da dove nasce questa realtà e chi c’è dietro?
1- Nigredo Press nasce prima di tutto da passioni condivise: l’amore per i giochi di ruolo, per le zine underground, per l’estetica DIY e per tutto quel modo di creare che mette al centro idee, sperimentazione e libertà espressiva. Dietro il progetto ci sono amici che arrivano da percorsi diversi ma che si sono ritrovati attorno allo stesso fuoco: portare in Italia i giochi OSR e le produzioni indipendenti più strane ed oscure. Quello che ci interessava era costruire uno spazio dove certe atmosfere, certe sensibilità e un certo modo di vivere il gioco potessero trovare casa. L’idea è sempre stata quella di proporre prodotti che prima di tutto avremmo voluto leggere, giocare e collezionare noi stessi, mantenendo un’identità molto personale e autentica.
2. Il nome Nigredo richiama la prima fase dell’opera alchemica, quella della decomposizione e del nero assoluto. Quanto questa scelta permea concretamente il vostro lavoro, dai titoli che selezionate all’estetica dei prodotti?
2- La scelta del nome rappresenta bene l’approccio con cui affrontiamo questo progetto. Nella tradizione alchemica, la nigredo è la fase della trasformazione: il momento in cui qualcosa viene smontato, attraversa il caos e da lì può rinascere in una nuova forma. È un’immagine che sentiamo molto vicina al modo in cui viviamo il gioco e l’editoria underground.
Questa idea permea concretamente tutto quello che facciamo. Ci attirano giochi che sperimentano, che rompono schemi, che hanno un’identità forte e magari anche ruvida, imperfetta, sporca nel senso più umano del termine.
Anche dal punto di vista estetico c’è una forte coerenza: il nero, il contrasto, l’immaginario esoterico, horror e decadente fanno parte del linguaggio visivo di molti dei progetti che scegliamo o realizziamo. Ci interessa tutto ciò che comunica trasformazione, inquietudine, scoperta e immaginazione fuori dai percorsi più convenzionali.
In fondo, il nome Nigredo è quasi una dichiarazione d’intenti: prendere ciò che ci appassiona — giochi, arte, zine, cultura underground — e usarlo come materia viva da esplorare, reinterpretare e condividere con una comunità che cerca le stesse sensazioni.
3. Il formato zine è centrale nella vostra proposta. Cosa rappresenta per voi questo formato rispetto al manuale di gioco tradizionale, sia esteticamente che come filosofia di design?
3- Per noi la zine non è semplicemente un formato ridotto rispetto al manuale tradizionale: è un modo diverso di pensare il gioco e l’editoria.
La zine ha qualcosa di immediato, istintivo e profondamente personale. Nasce da una cultura dove l’idea viene prima della perfezione formale, e questa cosa ci affascina tantissimo. Permette di sperimentare senza dover inseguire necessariamente strutture enormi o produzioni mastodontiche: puoi prendere un’intuizione forte, svilupparla in modo diretto e metterla subito nelle mani delle persone.
Dal punto di vista del game design, questo porta spesso a giochi più essenziali, più coraggiosi e anche più liberi. La zine ti spinge a concentrarti sul cuore dell’esperienza: poche regole ma significative, atmosfera forte, idee chiare e identità molto marcata. Esteticamente ci rappresenta molto. Ci piace l’oggetto zine perché conserva un’anima artigianale. Il manuale tradizionale ha sicuramente il suo valore, ma la zine ci permette di mantenere uno spirito più libero e underground, che è esattamente il terreno in cui Nigredo Press si sente più a casa.
4. Il vostro catalogo spazia dall’horror cosmico (Liminal Horror, Cthulhu Bay) al sword & sorcery (Barbarian Bay), passando per il souls-like norreno (Runecairn) e il dungeon-crawler 1-bit (GROTTEN). Come scegliete i titoli da pubblicare? Esiste un filo rosso che li unisce tutti?
4- Non scegliamo i titoli seguendo un genere preciso, quanto piuttosto una certa sensibilità.
Ci interessano giochi che abbiano un’identità forte, riconoscibile, magari anche divisiva. Giochi che trasmettano atmosfera già dalle prime pagine e che facciano venire voglia di sedersi al tavolo immediatamente.
Un altro elemento fondamentale è la capacità di evocare mondi molto vivi con strumenti semplici. Molti dei giochi che amiamo hanno una filosofia OSR o comunque minimale: regolamenti agili, design essenziale, ma tantissima atmosfera e spazio per l’immaginazione del tavolo. Ci piace quando un gioco riesce a suggerire più che spiegare.
C’è poi anche una componente estetica molto importante. Non vediamo il gioco separato dal modo in cui si presenta: grafica, impaginazione, illustrazioni e materiali fanno parte dell’esperienza tanto quanto le regole.
In fondo, il filo rosso è probabilmente questo, che i titoli abbiano anima e che riescano a lasciare un’immagine impressa anche dopo aver chiuso il manuale.
5. Molti dei vostri titoli sono localizzazioni di giochi stranieri. Quali sono le difficoltà nel portare in italiano prodotti nati in contesti molto specifici, come quello dell’OSR britannico, senza perderne lo spirito originale?
5- Ci sono vari ordini di difficoltà, sia di natura culturale che di natura editoriale. Per quanto riguarda la cultura ovviamente si tratta sempre di una scommessa, non è detto che la cultura di destinazione recepisca o senta suoi i temi della cultura di origine, e inevitabilmente c’è sempre in mezzo un lavoro di traduzione che implica uno scarto. D’altra parte noi prima che con sistemi, le cui etichette contano fino ad un certo punto (ad es. OSR vs NSR) lavoriamo con “modelli di mondo” e worldbuilding. Questo non è banale, e si ricollega alla questione editoriale: i problemi di traduzione non sono solo linguistici, che pure esistono e non vanno trascurati, ma influenzano anche l’estetica e la presentazione visuale del mondo che per noi evoca l’opera originale. Abbiamo vari casi di opere di cui abbiamo curato interamente l’arte da zero, come Liminal Horror e il nuovo Apothecaria, la cui art è stata ricreata rispettivamente da Arcane Throne e Rural Tattooing. La nostra stessa visione, quella di Nigredo Press come culto, è una variabile non secondaria in questo processo: non è raro vedere nei nostri prodotti riferimenti all’immaginario black metal che ha contraddistinto la nostra adolescenza!
6. Parallelamente ai giochi, pubblicate dungeon synth su cassetta e vinile. Come si intreccia la musica con il gioco di ruolo nella visione di Nigredo Press?
6- Il legame storico è molto naturale. Il dungeon synth nasce negli anni Novanta in ambienti vicini al black metal europeo, ma assorbe anche fantasy classico, folklore, horror e immaginari da GdR. Molti artisti componevano musica pensando a castelli in rovina, cripte, foreste, antichi tomi — cioè esattamente gli stessi spazi mentali attraversati da molta produzione OSR. C’è una forte componente evocativa: più che raccontare un’azione, questa musica costruisce atmosfera e spazio immaginario.
La nostra scelta di distribuire cassette e vinili va letta anche in questa direzione. Sono formati materici, rituali, lenti. Hanno un rapporto fisico con l’opera molto diverso dallo streaming: inserire una cassetta, girare il lato del vinile, ascoltare un album intero mentre si prepara una sessione o si legge un modulo crea una disposizione mentale particolare. È una fruizione più contemplativa.
C’è poi un’affinità di filosofia produttiva. Tanto la scena OSR quanto quella dungeon synth sono fortemente DIY: piccole tirature, circuiti indipendenti, estetiche artigianali, comunità ristrette ma molto appassionate!
7. Il vostro catalogo esiste sia in formato fisico che digitale. Dove si trova il cuore di Nigredo Press — nella zine che si tiene in mano o nel file scaricabile a mezzanotte?
7- Le due forme non si escludono: una crea atmosfera e legame con l’opera, l’altra rende tutto più accessibile e vivo. Nigredo Press sembra muoversi proprio fra queste due anime: l’amore per l’oggetto fisico e la libertà della distribuzione digitale.
8. Avete lanciato campagne su Kickstarter, come quella di Barbarian Bay. Quanto il crowdfunding ha cambiato il vostro modo di lavorare e di rapportarvi con la vostra community?
8- Sicuramenre il crowdfunding di Kickstarter è uno strumento potente, ed era anche un’occasione per noi di esplorare l’evento ZineQuest, che è spesso una fucina di idee meravigliose da cui attingere ed entro il cui bacino facciamo scouting con attenzione. Barbarian Bay è andato benissimo e per noi è stata un’esperienza meravigliosa lavorare ancora una volta con Jack Gentile, autore di cui abbiamo pubblicato anche Cthulhu Bay (anche qui con grande successo di pubblico, e che oltre la traduzione in inglese vanta ora anche una traduzione in spagnolo). Dunque per noi ZineQuest è uno strumento per lanciare autori italiani, prima che viceversa, e che sicuramente riuseremo in futuro.
9. Quanto è vivo, secondo voi, il panorama italiano del gioco di ruolo indipendente? Ci sono autori o realtà locali con cui sentite una particolare affinità?
9- l’Italia è senza dubbio una delle roccaforti del gioco di ruolo, del revival OSR e di tanti sistemi di gioco non convenzionali.
Tra gli autori — senza neanche spostarci da Forlì — citerei ovviamente Jack Gentile, ma anche il giovanissimo Nacho e Alberto Tronchi. Poco più a nord, a Bologna, troviamo invece Helios Pu, grandissimo game designer, narratore e divulgatore di questi mondi.
Per quanto riguarda le associazioni che portano avanti un lavoro incredibile e capillare sul territorio, nel panorama delle miniature citerei Disagio28 e, ovviamente, Gilda del Leone Rosso, attive tra Bologna e Faenza.
10. “ROLE IS THE LAW. ROLL UNDER WILL.” — questa frase campeggia sul vostro sito quasi come un manifesto. Cosa significa per voi?
10- È un gioco di parole costruito sulla citazione di Aleister Crowley, in particolare sulla formula thelemica “Love is the law, love under will”.
Lo utilizziamo come motto da quando è nata Nigredo, come sintesi del nostro modo di intendere il rapporto tra ruolo, azione e volontà: una struttura che non elimina il movimento individuale, ma lo orienta dentro una direzione precisa.
11. Cosa volete che il mondo sappia di Nigredo Press che ancora nessuno ha pensato di chiedervi?
11- A Malakut, la città di cenere, nessuno osa chiedere. Non perché manchino le domande, ma perché lì la domanda si consuma insieme alla risposta.
Potete trovare tutti i giochi di Nigredo Press sul loro sito e le nostre recensioni a breve, intanto ricordate sempre: ROLE IS THE LAW. ROLL UNDER WILL