Kingdom Hearts Orchestra World Tour Encore

Il nostro parere sull'evento musicale del crossover Disney/Square Enix

Pubblicato il 12/10/18 da Michael Maneia
speciale

Una cosa che sempre mi è piaciuta del media videoludico, quando usata come si deve, è la cross-medialità dello stesso; ultimamente siamo abituati a vari tie-in, serie o cortometraggi animati e non, fumetti legati a questo o a quel particolare brand, ma ai bei tempi, quando ero piccino, c’era una sola cosa che potevo godermi al di fuori dall’avventura su schermo, ed era l’accompagnamento musicale: schiere di CD acquistati alle fiere o da iTunes con il mio primo iPod hanno riempito ore della mia vita e mi è sempre un po’ spiaciuto non poter andare a quei concerti organizzati troppo fuori dalla mia portata di giovane viaggiatore.

Finalmente quei tempi oscuri son passati e, negli ultimi anni, anche nel nostro paese le orchestre sinfoniche dedicano qualche serata al repertorio musicale di compositori videoludici famosi in tutto il mondo e, il 22 settembre, la compagnia francese La Fée Sauvage ha portato a Milano gli spartiti di Yoko Shinomura, compositrice dell’intera saga di Kingdom Hearts, di molti picchiaduro Capcom e di vari RPG ambientati nel Regno dei Funghi, per questa straordinaria tappa del Kingdom Hearts Orchestra World Tour Encore.

A meno di un metro dal pianoforte

Ora, potrete pure odiare i giochi, trovare la loro trama troppo complessa e frammentata su troppe piattaforme differenti, o semplicemente può non andarvi a genio l’accoppiata Disney e Anime boys e potrei anche darvi ragione, ma su una cosa non si discute: Yoko Shinomura sa fare il suo lavoro, l’ho capito da quando, davanti al Super Nintendo, il Guile Theme si è infilato nelle mie orecchie per non lasciarle più.

La musica della compositrice giapponese, eseguita magistralmente dall’Ensemble Symphony Orchestra & Choir, ha riempito la platea del Teatro dal Verme di Milano colpendo non solo i fan della serie, ma anche persone ignare dell’operato della Shinomura, come genitori lì per accompagnare i figli troppo giovani per essere soli o anche gli addetti ai lavorI. Ho sorriso quando, incrociando i membri dell’orchestra nel mio tragitto verso l’auto, li ho sentiti fischiettare i temi suonati fino a pochi minuti prima.

Una menzione speciale va fatta a La Fée Sauvage per la scelta della location: il Teatro dal Verme si è dimostrato non solo un luogo elegante e sobrio, ma ha anche dato giustizia all’evento grazie all’ottima acustica.

Il Teatro dal Verme si è riempito in fretta.

Negli scorsi tre anni ho assistito a tre concerti di questo genere: il primissimo concerto dedicato a Zelda al Teatro degli Arcimboldi di Milano, la prima tappa del concerto Distant Worlds, dedicato alla saga di Final Fantasy, tenutosi sempre nel capoluogo lombardo al Teatro Ciak ed infine di nuovo Zelda al Nelson Mandela Forum di Firenze. Il primo concerto citato è stato ottimo, gli Arcimboldi è un signor teatro ma data la sua dimensione l’acustica non mi ha convinto tanto quanto quella del Teatro dal Verme, più contenuto nelle dimensioni e studiato proprio per questo genere di eventi, mentre il Teatro Ciak e il Nelson Mandela Forum si sono dimostrati inadatti ad accogliere un concerto sinfonico: per farvi un esempio pratico, al Ciak mi trovavo a una quindicina di metri dal palco e certi strumenti hanno spesso coperto gli altri, mentre la scorsa settimana mi trovavo a 40 centimetri dal pianoforte e uno, forse due, metri dai timpani e l’intera esperienza è stata ottima, superiore anche all’ascoltarsi un vinile.

Il palco pronto ad accogliere l’orchestra

L’ultimo grande punto a favore del concerto, e ciò che mi ha convinto ad andarci una seconda volta nel caso tornasse in Italia in un prossimo tour, è sicuramente la presenza della stessa compositrice all’evento: nei concerti passati ho assistito a video dei compositori che ringraziavano il pubblico, e a direttori d’orchestra più o meno conosciuti che cercavano di coinvolgere il pubblico facendolo cantare a tempo su certi pezzi o dialogandoci assieme tra una traccia e l’altra, ma vedere e sentire la persona che ha composto le melodie che parla con i suoi fan di persona è tutta un’altra cosa (nonostante gli strafalcioni dell’emozionato interprete, che abbiamo comunque amato ed elevato a personaggio migliore della serata); se poi sei seduto di fronte al pianoforte e per l’ultimo pezzo Yoko Shinomura ci si siede e ti suona davanti, non puoi non promuovere la serata a pieni voti.

Ad accompagnare l’esibizione era presente anche un piccolo store con merchandise vario dedicato all’evento, come il classico CD musicale (contenente tutte le traccie suonate dall’orchestra tolte le cinque esclusive dell’esibizione, ovvero Hikari e Sanctuary in versione orchestrale, la suite dedicata al mondo di Toy Story, il tema di Traverse TownFantasia alla marcia for piano, chorus and orchestra) oppure una stupenda bacchetta da conduttore d’orchestra a forma di Keyblade. I prezzi erano in linea col merchandise venduto a questo genere di eventi e, nel caso, è possibile acquistare alcuni degli oggetti anche sullo store online dedicato. Devo dire però che continuo, da audiofilo, a storcere il naso ogni volta che non viene venduto un vinile in alternativa al CD, per Distant Worlds è possibile acquistarli comunque dal web, mentre per questo Kingdom Hearts Orchestra World Tour no. Spero che Square Enix decida in un futuro di commercializzare una registrazione dell’evento su vinile.

Uno dei gadget migliori che ho visto in questo genere di eventi

Per concludere quindi non posso che ringraziare La Fée SauvageYoko Shinomura e l’intera Ensemble Symphony Orchestra & Choir per avermi fatto emozionare in una calda serata di settembre e spero solo che il gran successo dell’evento (in sold out sin da poche ore dopo l’apertura dei botteghini) convinca la compagnia francese a portare a Milano anche gli altri concerti videoludici che gestisce (tipo, che so, l’Eorzean Symphony).

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.