Pubblicato il 14/01/22 da Andrea Borzì

The Silver Case 2425 – Recensione

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Il nome di Suda51 è inequivocabilmente legato alla serie di No More Heroes, oltre a diversi titoli che nel corso degli anni hanno suscitato curiosità per stile e scrittura (spesso ai limiti della follia). Alcuni si ricorderanno sicuramente di Lollipop Chainsaw, Killer is Dead, o ancora Killer7. Negli ultimi anni si è cercato di far arrivare in occidente anche i titoli che erano rimasti rilegati esclusivamente al Giappone, e questo è proprio il caso di The Silver Case 2425, raccolta rimasterizzata in HD che racchiude The Silver Case e The 25th Ward: The Silver Case, precedentemente rilasciati per Ps4.

Prima di iniziare, importante premessa: il titolo è esclusivamente in Inglese, e il gioco è composto prevalentemente di lunghi dialoghi che necessitano di essere compresi, per cui, lasciatelo sullo scaffale se non masticate l’inglese.

Dottore, ho un problema di Serial Killer!

The Silver Case 2425, come già detto, è una raccolta contenete due giochi di stampo noir e poliziesco. Le trame dei giochi girano intorno la figura di Kamui Uehara, un serial killer attivo negli anni ’70.

In The Silver Case, ambientato nel 1999, ci ritroveremo ad indagare sulla fuga di Uehara all’interno del 24esimo distretto del Kanto, nel tentativo di fermare ed eliminare una volta per tutte l’assassino del “Caso d’argento” (nome con cui erano stati catalogati gli omicidi avvenuti negli anni 70) e chiudere le riaperte ferite di un Giappone che nel contempo ha cambiato la propria realtà, tramite un programma di riurbanizzazione che ha diviso il Kanto in 24 distretti.

The 25th ward: the Silver Case è un sequel diretto, ambientato 7 anni dopo gli avvenimenti del primo titolo. Kamui Uehara torna ad essere il fulcro della narrazione, questa volta portando i protagonisti ad indagare nel nuovo 25esimo distretto del Kanto.

Anche in questi titoli si palesa uno degli elementi caratteristici della narrazione di Suda51: ovvero la cripticità e la complessità dell’intreccio narrativo.  Anche arrivando a fine di entrambi i titoli non è detto che si riesca a cogliere o a comprendere in toto i fatti, la narrazione o il messaggio dietro al gioco, ma come in quasi tutti i titoli di Suda51 spesso ad essere importante è l’esperienza che il titolo da al giocatore, piuttosto che la comprensione totale dei fatti narrati.

Ho una storia da raccontare, ma…

The Silver Case è una visual novel interattiva in cui il giocatore si ritroverà ad alternare lunghi segmenti narrativi e di dialogo a momenti di gamplay esplorativi e investigativi, dove dovremo muoverci in prima persona di schermata in schermata alla ricerca di indizi, oggetti e codici che porteranno alla risoluzione dei vari livelli. Ciò che colpisce maggiormente è l’uso del Film Window System, motore grafico sviluppato per il titolo che permette la libera gestione su schermo di elementi quale immagini, fondali 3D, video, e dialoghi, rendendo fortemente dinamico un titolo che nel suo fondamento urla staticità.

Strutturalmente parlando i giochi sono molto simili, seppur con qualche differenza nel gameplay dovuta alle piattaforme originali su cui i due titoli sono stati lanciati (Ps2 per The Silver Case, cellulare per The 25th Ward). Devo dire che i comandi di gioco risultano legnosi e di difficile approccio, tuttavia superata la difficoltà provata in un primo momento, tempo un’oretta se ne diventa padroni. Per quanto riguarda l’aspetto grafico, c’è poco da dire, The Silver Case fa centro, anche abbastanza facilmente. L’atmosfera poliziesca e horror, rafforzato da una narrazione che richiama un tavolo su cui vengono predisposti file, documenti e prove, e da un comparto audio freddo e diretto, trascina il giocatore nel mondo di gioco e lo fa sentire realmente un detective sul caso.

Conclusione

The Silver Case 2425, è una combo di ottime visual novel interattive, che mostrano tutto il fascino della narrativa e dell’inventiva di Suda51. Tolto un gameplay eccessivamente meccanico e legnoso, e una narrazione che può confondere il giocatore, i titoli centrano il punto sotto ogni aspetto, regalando al giocatore che entrato nel giusto mood, un’esperienza completa.

  • Ottimo stile grafico
  • Ottimo uso del comparto sonoro
  • Personaggi ben costruiti e approfonditi

 

  • Trama difficile da seguire
  • Meccaniche di gameplay poco entusiasmanti
  • Ingiocabile se non si possiede una buona conoscenza dell'inglese

BoarZo - Biografia

Videogiocatore fin dal 1995. Cresciuto con la tecnologia e i mondi virtuali...