Pubblicato il 20/12/18 da Michael Maneia

NAIRI: Tower of Shirin

Cuteness and adventure!
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Introduzione: indie e Nintendo Switch

Nintendo Switch allarga di giorno in giorno il suo parco indie tanto da essere, a mio avviso, una delle console perfette per godersi questo particolare tipo di prodotti. Poter giocare Dead Cells, Hyper Light Drifter, Moonlighter e simili in portabilità è comodissimo, soprattutto per chi come me viaggia spesso in treno. Tra queste produzioni grande spazio l’ha trovato un genere a me molto caro, le avventure grafiche: possiamo trovare i grandi classici come Grim Fandango Remastered, le avventure della “nuova scuola” dell’ormai defunta Telltale Games, o nuovi titoli che guardano al passato come The Wardrobe, Thimbleweed Park o, per l’appunto, NAIRI: Tower of Shirin.

Frederick: l’orsetto contrabbandiere

Comparto tecnico: ultracaruccio non significa superficiale

NAIRI: Tower of Shirin è un gioco particolare, in quanto viene tradito dal suo stile grafico: ambientazioni e personaggi sono disegnati a mano, ed è facile che lo si prenda sotto gamba, visto che questa scelta lo fa sembrare un classico libro illustrato per bambini, a partire dall’aspetto tenero e indifeso della protagonista, la Nairi del titolo, fino al cast di comprimari, composto da una serie di animali antropomorfi ultracarucci. Con una premessa simile non ci si aspetterebbe di certo un’avventura complessa, che tratta temi abbastanza pesanti come gli intrighi politici e i misteri di un’antica civiltà. Il che è un vero peccato, perché immagino che molti appassionati del genere possano ignorare il gioco nell’eShop della console ibrida Nintendo pensando si tratti di qualcosa non proprio nelle loro corde.

Alcuni enigmi ci richiederanno di osservare bene tutto ciò che ci circonda.

Gameplay: classico ma avvincente

Se andiamo ad analizzare il gameplay non troviamo molte novità applicate alla formula dell’avventura punta e clicca: raccogliamo oggetti, cerchiamo chiavi, leve, pulsanti in giro per i fondali, (realizzati, come già detto, a mano, con un livello di dettaglio certosino), pariamo con vari NPC per raccogliere informazioni, insomma le solite cose. Gli enigmi partono da una semplicità disarmante nei primi dieci minuti di gioco fino ad arrivare a rompicapi che richiederanno di fermarsi, posare il pad e ragionare per qualche minuto, magari concedendosi una pausa per rinfrescare il cervello: nulla di troppo arduo se si è stati attenti ai dettagli visti fino a quel punto, ma arrivare alla conclusione del viaggio di Nairi non sarà una passeggiata.

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Trama: tra orsi contrabbandieri e banditi felini

Punto di forza del gioco è senza dubbio la trama, che già dall’incipit butta le basi per una storia più cupa di quanto si potrebbe immaginare: la piccola Nairi viene svegliata dal maggiordomo di casa nel pieno della notte, il quale le intima di fuggire poiché i suoi genitori sono stati appena arrestati dalla guardia reale della città di Shirin. Guardia reale che ora è sulle tracce della giovane protagonista, la quale viene aiutata da Frederick, un commerciante che riesce a farla uscire dalla città dentro una cassa. Purtoppo per loro la carovana viene assaltata da un gruppo di gatti del deserto, banditi interessati a un eventuale riscatto, che la imprigionano.
Le sorprese non finiscono qui perché, una volta notate le capacità di scassinamento della bambina, decideranno di accoglierla nel gruppo. Dopo qualche settimana, Nairi decide di tornare alla sua città natale per indagare sull’accaduto, dove conosce Rex, un topolino amico dei banditi che la aiuterà per tutto il corso dell’avventura.

La simpatica combriccola di banditi delle dune.

Durante le ore di gioco passeremo dallo scoprire cosa è accaduto ai genitori della giovane a indagare sulla condizione politica della città del deserto, fino a esplorare la torre di Shirin, la quale custodisce un enorme segreto. La varietà di situazioni e la scrittura dei dialoghi è molto simile alle vecchie avventure LucasArts, mai troppo seria e sempre disposta a prendersi giro, per quanto estrema sia la situazione, sarà sicuramente capace di tenervi incollati fino alla fine.

WHOLESOME.

Conclusioni: lasciatevi rapire da Nairi

Purtroppo però, come sempre, devo avvertirvi che state per mettere mano su un gioco altamente verboso, dovrete leggere e tanto e, soprattutto, sappiate che l’unica lingua disponibile è l’inglese, quindi se non siete avvezzi alla lettura nella lingua del Bardo potreste incontrare qualche problema: uomo avvisato, mezzo salvato.

NAIRI: Tower of Shirin rischia di essere quel prodotto che passa inosservato, che sembra qualcosa e poi è tutt’altro. Non fatevi ingannare dal suo aspetto carino, l’abito non fa il monaco, dategli una possibilità e ne rimarrete rapiti.

Perché sì:
Perché no:
  • Sfondi e personaggi disegnati a mano
  • Trama complessa
  • Dialoghi ben scritti

 

  • Lo stile grafico può trarre in inganno
  • Non molto longevo
  • Solo in lingua inglese

Nairi

Olaf

Rex

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.