EVERSPACE

Infinite morti nello spazio infinito

Pubblicato il 22/05/18 da Riccardo Trillocco
recensione
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EVERSPACE

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Devo confessarlo, ai tempi della campagna Kickstarter snobbai  EVERSPACE. A farmi desistere fu principalmente la parola “roguelike”, ripetuta più volte nella descrizione, la quale su di me sortisce lo stesso effetto del fegato su Arthur Fonzarelli, o dei congiuntivi su Di Maio.
Tre anni e 420.252 € raccolti dopo, mi sono trovato a dover recensire la versione PS4 di questo particolare sparatutto spaziale, all’apparenza simile a giochi come No Man’s Sky o Elite Dangerous ma, pad alla mano, diversissimo nel feeling e nelle meccaniche.
Dimenticate le ore spese a girovagare per i pianeti del titolo Hello Games, o quelle trascorse cercando di padroneggiare le ostiche navicelle concepite da David Braben e soci, nel titolo ROCKFISH Games (i quali sembrano nutrire un’insana passione per il caps lock) è tutto molto più semplice e immediato. D’altronde i due fondatori della software house con sede ad Amburgo, Michael ShadeChristian Lohr,  si sono fatti le ossa con lo sviluppo di titoli mobile, un background che li ha certamente facilitati nel realizzare un’interfaccia user friendly, elemento che rende il primo approccio con EVERSPACE piacevole e intuitivo.

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In quel di Amburgo devono avere degli ottimi telescopi.

Lanciato il gioco, si viene subito gettati nella mischia, o meglio, tra i campi di asteroidi. A farci da novello Virgilio in quello che, con il susseguirsi delle morti, non faticherete a considerare un vero e proprio inferno spaziale sarà HIVE, l’IA del computer di bordo dell’astronave che saremo chiamati a pilotare, almeno inizialmente.
Superato un veloce tutorial ci troveremo davanti alla più classica delle mappe spaziali, divisa in settori. Lo scopo del gioco consiste nel cercare di arrivare fino al settore 7, numero che potrebbe sembrare esiguo, ma che sarà tutt’altro che una passeggiata riuscire a raggiungere.
A motivarci nell’impresa saranno le vicende di Adam Roslin, uno scenziato che si ritrova ad abbandonare in fretta e furia la base spaziale dov’è stanziato perché vittima di un avvelenamento, quasi certamente doloso. Presa coscienza di avere le ore contate, il povero Adam si lancia in un peregrinaggio disperato, nella speranza di trovare un antidoto.
Questi sono gli unici ricordi del protagonista, raccontati attraverso delle efficaci cutscene statiche, che si sbloccheranno al raggiungimento di ogni settore, o con l’incontro di determinati NPC. Essendo un titolo roguelike ci voleva un escamotage per mantenere la narrazione coerente, individuato nella clonazione del protagonista. A ogni morte Adam verrà sostituito da un suo clone, la cui coscienza è stata ripristinata grazie a una tecnologia futuristica.
Pur non essendo troppo originale, la storia di EVERSPACE è sicuramente ben scritta, grazie al contributo di Falko Löffler, nell’industria da più di diciotto anni e già al lavoro su Sacred: Underworld (TakeTwo Interactive, 2005), Port Royale 3: Pirates & Merchants (Kalypso Media, 2012) e molti altri, sempre in qualità di scrittore. Ad arricchire la vicenda di Adam interviene la lore del gioco, aggiornata costantemente da HIVE ogni qualvolta ci imbatteremo in un nuovo elemento dello sconfinato universo realizzato da ROCKFISH Games, e consultabile attraverso il codice, disponibile sia in game che a partita finita.

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“Mi scusino lor signori, tante volte vi avanza un antidoto?”. Il teschio con il quale è contrassegnata la navicella mi porta a temere il contrario.

Il feeling delle astronavi è estremamante arcade: con i due dorsali del lato sinistro del pad ci si sposta in profondità, mentre con l’analogico sinistro sugli assi x e y. Con una pressione dello stesso si attiva il turbo, con l’analogico destro si mira, premendolo si attiva il lock sui nemici e con i due dorsali posti sul lato destro si usano arma primaria e secondaria. Tutto qua, un sistema di controllo piacevolmente intuitivo ma forse troppo semplicistico.
Le battaglie si riducono all’indebolimento della corazza delle navi nemiche, che avviene grazie ai laser e ai suoi derivati, e alla conseguente distruzione dello scafo, che avviene con l’altra arma primaria (una mitragliatrice Gatling di default, ma ce ne sono molte altre). Venendo dalle splendide battaglie realizzate da Criterion Games per Star Wars Battlefront II mi è sembrato un po’ tutto all’acqua di rose, ma il divario tra i valori produttivi in campo giustifica ampiamente tale discrepanza.
Per fortuna EVERSPACE non è solo battaglie spaziali: appurato il fatto che raggiungere il settore 7 con la nave di default è praticamente impossibile, la maggior parte del tempo sarà dedicato all’accumulo di risorse. Pur essendo un roguelike a generazione procedurale, ROCKFISH Games ha inserito un sistema di progressione lineare, pertanto i crediti accomulati, i progetti trovati, i glifi (speciali potenziamenti rilasciati dagli antichi, una delle razze del gioco) verranno conservati anche una volta sopraggiunta la morte del nostro alter ego. Con i crediti è possibile acquistare benefici, dei perk permanenti che andranno a semplificare notevolmente l’esperienza di gioco.
Niente da fare per quanto riguarda le risorse, tutti i minerali, i nanobot (utili a riparare la nave), e moltissimi altri elementi che troveremo durante la partita: una volta che verremo uccisi andranno perduti. Per fortuna tra i benefici sbloccabili ce n’è uno che indicherà la posizione della nave andata distrutta nella partita precedente, così da consentire il recupero delle preziose risorse, esattamente come avviene nei soulslike.

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La schermata dei benefici. Imparerete presto ad amarli, perché vi faciliteranno enormemente la vita.

Ogni settore in EVERSPACE è composto da un numero variabile di quadranti. In ognuno di essi è possibile incontrare fazioni pacifiche, con le quali commerciare in risorse, elementi ostili come i temibili Okkar, per i quali non è stata ancora coniata un’offesa appropriata, tanto li ho odiati durante il mio playthrough, oppure enormi relitti dove craftare materiali abbandonati.
Ci tengo a ribadire che non si scende mai dalla nave, le risorse si accumulano sparando a degli asteroidi o passandoci sopra con la navicella, mentre il crafting si limita a un semplice menu in game. Per passare da un quadrante all’altro dovremo effettuare un salto nell’iperspazio, indicato da HIVE con un’icona verde. Per effettuare ogni salto servirà del carburante, risorsa preziosissima che è possibile sottrarre ai nemici oppure acquistare nelle stazioni di servizio. È possibile anche tentare il salto con carburante insufficiente, una sorta di roulette russa in salsa spaziale.
Quello del salto nell’iperspazio è un pilastro del gameplay messo in campo da ROCKFISH Games: in molti settori il salto sarà bloccato, e il relativo sblocco vincolato a meccaniche esplorative o all’abbattimento di nemici particolarmente ostici.
La versione da me testata, la Stellar Edition, è comprensiva del DLC Encounters, il quale va ad aggiungere dei simpatici personaggi con i quali interagire tra un settore e l’altro. Sono molto ben caratterizzati, dal robot francese Maurice al simpatico alieno antropomorfo Elek, fino alla sexy e misteriosa Karlie. Ognuno di essi ci affiderà delle subquest che, per fortuna, non andranno completate in una sola run; i progressi all’interno di esse vengono infatti mantenuti anche a morte sopraggiunta.

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Un relitto abbandonato. Approfittatene per raziare quante più risorse possibili!

Nel corso del gioco non mancheranno scontri con i boss o con alcune fregate davvero imponenti. A questo proposito è un vero peccato che la versione console non sia compatibile con la realtà virtuale, ma i programmatori tedeschi hanno dichiarato di non essere riusciti a raggiungere la risoluzione minima su PSVR, mentre sia HTC Vive che Oculus Rift sono pienamente supportati. A livello tecnico EVERSPACE è un vero spettacolo per gli occhi. Alcuni scorci mi hanno lasciato senza fiato, e anche gli effetti di luce e la mole poligonale sono impressionanti.
Da sottolineare la disponibilità di tre diverse visuali, alternabili in qualsiasi momento con la sola pressione di un tasto, tutte bellissime da vedere e funzionali al gameplay.
Rispetto al budget di sviluppo il risultato finale è un miracolo tecnico, gli sviluppatori amburghesi hanno dimostrato di avere talento da vendere. Il gioco gira a 4K nativi e 30 fps su Xbox One X, mentre su PS4 Pro l’agognata risoluzione viene raggiunta attraverso il checkerboard rendering. Anche le musiche, per quanto non eccellano certo in varietà, risultano perfette per l’atmosfera del titolo e punteggiano egregiamente i momenti chiave della vicenda.

Gli unici difetti di EVERSPACE risiedono intrinsecamente nella sua formula: essendo un roguelike a generazione procedurale, a volte la frustrazione sarà impossibile da contenere. Mi è capitato più volte di morire solo perché il maledetto algoritmo ha organizzato un simpatico appuntamento al buio con un’imbattibile fregata Okkar – in quel caso non c’è virtuosismo del pad che tenga, l’unica opzione è la fuga attraverso il portale di iperspazio, pregando di avere carburante a sufficienza. Per fortuna tra i  benefici ce n’è uno che indica il livello di minaccia di ogni quadrante, vi consiglio di installarlo il prima possibile.
Sono presenti tre livelli di difficoltà, i quali non vanno a intaccare l’asperità degli scontri, bensì la quantità di denaro e risorse ottenuti. Per i più temerari, o per meglio dire masochisti, è presente un’apposita modalità hardcore, nella quale, oltre a non poter influire sull’equipaggiamento di partenza, è possibile spendere il denaro solo tra un settore e l’altro.

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A Walter White e Jesse Pinkman piace questo elemento.

Concludendo, EVERSPACE è un gioco validissimo e meritevole di acquisto, senza ombra di dubbio. Una realizzazione tecnica superba, un impianto di gioco snello e intuitivo, una buona storia unita a una lore dettagliata e a un’enorme quantità di cose da fare (ampliata ancora di più dal DLC Encounters) lo rendono un titolo divertente, vario, longevo e appagante.
Le uniche note stonate non sono imputabili al team di sviluppo, ma sono insite nella formula roguelike scelta da ROCKFISH Games, la quale potrebbe scoraggiare i giocatori meno pazienti o più inclini alla frustrazione.
Mi rivolgo soprattutto a loro, perché ne faccio parte: date comunque una chance a EVERSPACE, non ve ne pentirete!

Perché sì:
Perché no:
  • Lo spazio non è mai stato così bello
  • Non ci si annoia mai
  • Longevità infinita
  • Ottima localizzazione italiana

 

  • Si muore spesso, forse troppo
  • Progressione molto lenta

 

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trillo81 - Biografia

È passato da Basketball per Atari 2600 al 4k HDR in soli 37 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare, ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.