Warhammer 40.000: Inquisitor – Martyr

Inquisitori Spaziali alla corte del Dio del Chaos

Pubblicato il 03/07/18 da Barbarossa
recensione
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Warhammer 40.000: Inquisitor – Martyr

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Sono un grandissimo fan degli ARPG (Action Role Playing Games) da sempre, sin da quando mi avvicinai, senza più staccarmene, al franchise di Diablo, a cui dedicavo decisamente più ore di quelle che avrei dovuto ma si sa, il sonno è una cosa sopravvalutata e inutile se ti stai divertendo.
La grande maledizione, se così possiamo definirla, di questo genere di giochi è il fatto che, appunto, Diablo abbia segnato il cammino da percorrere, specialmente con Diablo 2 perciò, nonostante l’incredibile voglia di giocare ad altri ARPG, alla fine si tornava sempre a quello. Non importavano più la grafica o l’età del titolo stesso, non importava più nulla: nonostante non mancassero di certo alternative, gratuite o a pagamento, tornavo sempre, inesorabilmente, a dedicare ore allo stesso franchise, senza mai venire realmente appagato dagli altri candidati al trono.

La cara vecchia camera isometrica… una coperta di Linus.

Devo dire però che Warhammer 40.000: Inquisitor Martyr, dei ragazzi di NeocoreGames (quelli di The Incredible Adventures of Van Helsing), mi sta tenendo ben lontano dai lidi più sicuri del mondo di Diablo, incollandomi allo schermo con un tripudio di sangue, interiora e, soprattutto, FOR THE EMPEROR!
InquisitorMartyr, infatti, mi sta colpendo per l’attenzione al dettaglio che gli sviluppatori hanno inserito nel titolo, a partire dalla resa grafica (grandi effetti particellari) fino ad arrivare al vero e proprio feeling che trasmette mentre lo si gioca.
Inquisitor – Martyr è un ARPG in senso stretto, è vero, ma con un ritmo un po’ meno frenetico rispetto a quello a cui siamo abituati. Questo gli permette di introdurre meccaniche interessanti quali la copertura, che consente di prendere decisioni tattiche nel bel mezzo della battaglia, meccaniche che conferiscono una nuova profondità a un gameplay altrimenti molto ripetitivo, che è comunque una prerogativa di tutti gli ARPG.
Non è possibile semplicemente camminare in faccia ai nemici per poi ucciderli, poichè il nostro personaggio comincerebbe a sentire la pressione del fuoco nemico rallentando, facendoci spiralare sempre più velocemente verso il baratro; dovremo invece riuscire a usare gli spazi del livello per controbattere un’IA che sa anche essere parecchio ostica.

Inquisitore sì… ma quale?

Nel gioco è possibile scegliere tra tre classi, le quali hanno a loro volta tre specializzazioni a disposizione. Astraendo il tutto, abbiamo tre archetipi: caster, fighter e assassin. Ognuno di questi servirà l‘Imperatore che tutto vede in una serie di missioni, principali e secondarie, che mi hanno colpito molto. Il gioco ci proporrà delle quest procedurali a step, che ci permetteranno di espandere la storyline attraverso missioni secondarie, le quali non andranno direttamente a intaccarla, ma forniranno un contesto al sano e vecchio grind, necessario per equipaggiarci a sufficienza per affrontare la storia principale: non ci si annoia mai, per davvero.

Anche lo skill tree principale mi ha intrigato particolarmente: per poter avere accesso a uno degli innumerevoli alberi delle abilità del nostro personaggio dovremo prima compiere determinate azioni specifiche, per poter poi iniziare a spendere skill point all’interno dell’albero stesso. Sarà quindi difficile, ma non impossibile, che un fighter sblocchi uno skill tree per aumentare i danni chaos, per dire, prerogativa dei caster. Dico difficile poichè le abilità del nostro personaggio saranno legate alle armi che equipaggeremo: ogni arma a una mano ci offrirà due abilità da utilizzare, unarma a due mani, invece, quattro, come il numero massimo di poteri a nostra disposizione durante il combattimento. Stessa cosa vale per le armature, che conferiranno  diverse abilità finali, tutte devastanti.
Questo sistema permette di provare sempre nuove combinazioni, sia offensive che difensive, grazie anche al fatto che è possibile avere due set di armi, alternabili liberamente durante una missione.
Come ciliegina sulla torta, tra le altre cose, un sistema di crafting ben realizzato, che permette di creare sempre nuovi equipaggiamenti e di non sprecare il loot in surplus ottenuto durante gli scontri.

Il Chaos regna sovrano… finchè non arriviamo noi.

In definitiva, Warhammer 40.000: InquisitorMartyr, anche grazie al multiplayer co-op e PVP, si conferma un solido ARPG e una validissima alternativa ai giganti del genere, permettendo l’immersione in un mondo ormai ben strutturato, grazie alla licenza di Games Workshop. Una buona personalizzazione del personaggio, unita a un sistema di quest a generazione procedurale, sapranno tenerci attaccati allo schermo per svariate ore, a uccidere con estremo piacere gli Eretici che si oppongono alla volontà dell‘Imperatore!

See you, Game Cowboys!

Perché sì:
Perché no:
  • Buona ottimizzazione
  • Proceduralità significativa
  • Co-op e PVP

 

  • Level design un po' troppo squadrato
  • Varietà di nemici limitata

FOR THE EMPRAH!

Squadrato

Chaos

Barbarossa - Biografia

Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.