Unavowed

Cosa si cela oltre il velo?

Pubblicato il 04/09/18 da Kalyth
recensione
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Unavowed

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Il genere supernatural horror ha visto, nell’ultima decina di anni, un boom esponenziale.
Caratterizzato da un’ambientazione moderna, mista a fenomeni tipicamente fantasy con risvolti prevalentemente orrorifici, vanta nella lista dei fenomeni più famosi saghe come quella di Hellblazer e Hellboy, delle Cronache dei Vampiri di Anne Rice, serie TV come True Blood o Penny Dreadful e, purtroppo, anche successi letterari e cinematografici come Twilight.
Se però siete anche solo un filo nerd (se state leggendo queste righe lo siete!) è quasi impossibile che non conosciate il World of Darkness della White-Wolf: una serie di giochi di ruolo che ha avuto il suo più famoso esponente in Vampire: The Masquerade negli anni ’90.
I ragazzi di WadjetEye Games devono essere dei grandissimi fan di questo franchise, perché giocando a Unavowed sembra davvero di essere in una cronaca di quel mondo oscuro, fatto di vampiri, maghi, demoni e licantropi. Un mondo nascosto agli occhi dei mortali che, come i babbani di Harrypotteriana memoria, ignorano l’esistenza del sovrannaturale, mentre sotto ai loro occhi si disputano faide tra creature ed entità immortali, le quali si contendono il destino del mondo.

Prima di ogni avventura dovrete selezionare i due compagni che vorrete al vostro fianco.

A rafforzare la sensazione di star giocando a un GDR, come Vampire, Mage o Werewolf, Unavowed presenta elementi come la scelta del proprio genere e della professione (barista, poliziotto o attore), dettagli che determineranno non solo il background del protagonista, ma anche alcune possibilità durante la vostra avventura.
Il vostro alter ego, all’inizio, sarà posseduto da un demone. Braccato dagli Unavowed del titolo (una sorta di “polizia del sovrannaturale”) e salvato da Eli, vostro futuro compagno di squadra, vi unirete al gruppo di protettori del mondo contro le forze del Vuoto, che stanno sempre più minacciando la realtà.
Oltre al mago Eli e alla mezza jinn Mandana, durante il prosieguo della storia si uniranno a voi anche Logan e Vicky. Lo svolgersi delle vicende sarà narrato tramite una serie di missioni da compiere (come il BPRD di Hellboy), scegliendo i membri del party prima di raggiungere la destinazione prefissata in metroolitana.
Ambientato interamente a New York, il gioco vi farà visitare quartieri reali della metropoli americana, per affrontare i diversi compiti che vi verranno affidati dal quartier generale.

Ogni location del gioco esiste anche nella vera New York.

Uno degli aspetti più riusciti di Unavowed è la libertà d’azione: soprattutto dalla terza missione in poi avrete un esubero di personaggi da includere nel gruppo, formato da un massimo di tre individui, che durante l’avventura potrete usare come fossero oggetti dell’inventario, per sfruttarne le rispettive capacità: se Eli è in grado di lanciare palle di fuoco, Logan sarà l’unico capace di parlare con gli spiriti che incontrerete, ad esempio. Dovrete quindi risolvere gli enigmi che vi si pareranno davanti utilizzando quei personaggi: sarà infatti impossibile tornare al treno e selezionarne un altro.
Sono quindi presenti molteplici modi di affrontare le diverse situazioni, senza nascondere quelli che avreste a disposizione con altri membri del gruppo. Un esempio? Per uscire da una stanza sigillata potreste dover far scattare un allarme antincendio, oppure forzare una grata. Nel primo caso avere con voi un Mago del Fuoco sarà efficacissimo, ma lo sarà altrettanto avere portato un personaggio più forte fisicamente, in grado di usare la forza bruta per forzare la succitata grata.
Se considerate poi che il vostro personaggio durante i dialoghi avrà, di default, alcune scelte legate al suo background, capirete come la possibilità di rigiocare Unavowed sia notevolmente incentivata, complici anche gli achievement sbloccabili solo con diverse run.

Volete interagire con un fantasma? Allora meglio portare Logan con voi.

Tecnicamente parlando ci troviamo di fronte al titolo forse più maturo di WadjetEye Games che, dai tempi della saga di Blackwell, ha fatto passi da gigante, riprendendo in questa sede il tema dell’urban fantasy con il quale ha iniziato, oramai dodici anni fa. Anni nei quali si era dedicata prevalentemente alla fantascienza (con Gemini Rue, Primordia, Technobabylon e Shardlight), mentre con Unavowed riprende, anche a livello narrativo, i temi cari alla serie delle origini: fantasmi ancorati alla realtà da affari irrisolti, investigazione e tinte noir sono amplificati da un mondo di gioco ancora più crudo che, proprio strizzando l’occhio al World of Darkness dell’introduzione, li modernizza rendendoli la summa di quanto prodotto finora.

Il gioco presenta alcune scene “d’azione” che andranno risolte, come di consueto, con l’ingegno.

Come già detto, specialmente dal punto di vista della narrazione, siamo di fronte a un gioco davvero maturo: non perché presenti scene di sangue e violenza (anche se ce ne sono, e tante), quanto piuttosto per la profondità di alcune scelte che vi saranno poste durante le missioni.
Scelte che evitiamo di descrivere nel dettaglio, ma che metteranno alla prova la vostra percezione di giusto e sbagliato, anche meglio di quanto siano riusciti a fare alcuni concorrenti tripla A.
Queste scelte non sarebbero così difficili se il cast di comprimari non fosse ben caratterizzato, ma le storie narrate sono SEMPRE di sicuro effetto e, se prese con la giusta serietà, vi lasceranno spesso con l’amaro in bocca, qualunque sarà il risultato ottenuto.
Tutto questo a patto che comprendiate bene l’inglese, perché Unavowed non è giocabile se non in lingua originale: il voice acting è quasi sempre perfetto, e gli attori scelti rendono giustizia alla profondità con cui sono scritti TUTTI i personaggi, concorrendo a rendere l’interazione con loro davvero interessante.

Impossibile non simpatizzare nemmeno un po’ anche per i “cattivi”, che non sono MAI bidimensionali ma nascondono caratteristiche molto umane.

Quello che in altri giochi potrebbe risultare noioso in questa sede acquista un aspetto molto più umano, nonostante il setting surreale del gioco.
Saranno anche storie toccate dal sovrannaturale, ma al contempo si presenteranno come vicende talmente umane che sarà impossibile non simpatizzare con tutti i PNG presenti, siano essi parte degli Unavowed oppure semplici incontri “casuali”.
Sebbene tutti questi sforzi profusi nel comparto narrativo abbassino di fatto la difficoltà degli enigmi, quindi del gioco stesso, vi troverete davanti una sfida dalla durata perfetta (una decina di ore), che potrete anche rigiocare per prendere altre scelte e “interpretare” il vostro personaggio diversamente.
Promosso senza ombra di dubbio, Unavowed rischia davvero di finire ai primi posti del genere, grazie alle scelte coraggiose e alla grande cura riposta nelle storie che racconta.

Perché sì:
Perché no:
  • Personaggi scritti benissimo
  • Stile azzeccato

 

  • Piuttosto facile
  • Solo in inglese

Narrazione e atmosfera

Grafica e sonoro

Kalyth - Biografia

Gamer da quando aveva 6 anni, si guadagna da vivere lavorando nel campo della localizzazione, anche di titoli a tripla A. Scrive e si occupa del medium videoludico da sempre, e i suoi generi preferiti sono gli rpg, le avventure e tutti quelli in cui la narrazione la fa da padrona.