The Witch and the Hundred Knight 2

Due occhi non bastano

Pubblicato il 31/05/18 da Ruka
recensione
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The Witch and the Hundred Knight 2

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La Hexensyndrome, conosciuta meglio come witch disease, sta sconvolgendo gli abitanti del fiabesco mondo di Kevala: stando a quanto si dice, la malattia colpirebbe soltanto bambini, provocando la comparsa di quella che, a una prima occhiata, sembrerebbe una misteriosa cicatrice sulla fronte; in realtà si tratta delle palpebre socchiuse dell’Occhio della Strega, un terzo bulbo oculare che sancisce la fine di un’esistenza e l’inizio di un’altra, ben più terrificante e malvagia.
È il triste destino in cui incappa la piccola Milm, costretta a fuggire dal proprio villaggio assieme alla sorella Amalie per evitare di incappare in quella che sarebbe stata una pubblica esecuzione, dettata dalla paura ancestrale che i villici nutrono nei confronti delle streghe.
Le due trovano rifugio tra le fila della Weisse Ritter, un’organizzazione votata allo sterminio delle sopraccitate fattucchiere, che offre il proprio supporto medico nel tentativo di curare la bambina attraverso un intervento chirurgico: da qui in poi le cose andranno di male in peggio, in quanto Milm non riuscirà più a svegliarsi e il suo corpo verrà posseduto dalla novella strega Chelka, che evocherà prima di tutto l’Hundred Knight, ordinandogli senza troppi scrupoli di far piazza pulita di medici e inservienti all’interno della struttura.
Da lì, un cataclisma di morte e distruzione farà da preambolo alle vicende narrate in The Witch and the Hundred Knight 2 che, come il suo predecessore, vuole narrarci una storia cupa come poche, nella quale il lieto fine non è un’opzione.

Quella cicatrice segna l’inizio della fine.

Purtroppo questo secondo capitolo ha in comune con il primo anche la formula, che vede la componente narrativa come unico elemento davvero di spessore del pacchetto: pad alla mano, l’offerta ludica è la medesima a cui l’avventura dedicata alla strega Metallia ci ha abituato, pur tenendo conto di alcune eccezioni, non tutte positive.
Ancora una volta il gioco si pone come la risposta nipponica agli action RPG occidentali à la Diablo, mettendoci nei panni dell’indaffarato Hundred Knight intento a farsi strada tra nutriti gruppi di avversari a suon di mazzate, il tutto osservabile attraverso una visuale isometrica rotabile con i dorsali del pad.
Superata la fase iniziale che funge da tutorial, ci si trova di fronte al primo grande cambiamento: ormai scartata l’idea di una world map, ci si muove nel mondo di gioco spostandosi tra le varie aree esplorabili intervallate da checkpoint adiacenti ai Managland, ossia i pilastri del primo capitolo, necessari a salvare la partita.
Se tale scelta aiuta nella resa di un mondo coeso, l’altra faccia della medaglia è rappresentata da un backtracking piuttosto marcato e palpabile fin dall’inizio: per arrivare all’obiettivo spesso e bene si finisce per passare da aree già visitate in precedenza, rendendo gli spostamenti inutilmente tediosi e ripetitivi.

Occhio a dove mettete i piedi!

Il combat system varia di poco rispetto al passato poiché si concentra nella solita alternanza tra le armi equipaggiate, richiamabili attraverso la pressione continua del tasto quadrato: a seconda del set in uso, la combo varia nella struttura e permette al giocatore di adattarsi al bersaglio affrontato che, se ridotto in fin di vita, potrà essere mangiato attraverso il Depletura, un’azione che permette all’Hundred Knight di ripristinare Gigacalorie ingurgitando nemici.
Torna infatti il sistema che vede la fiamma del piccolo cavaliere ridursi man mano che ci si aggira nei dungeon, costringendo il giocatore ad andare di fretta per evitare di ritrovarsi un personaggio notevolmente indebolito, sacrificando l’esplorazione – che comunque non porta chissà quali benefici – in favore di un ritmo di gioco più elevato.
Di veramente nuovo vi è la presenza delle Skill, abilità assegnabili ai quattro tasti frontali del pad, che successivamente andranno premuti assieme a uno dei due dorsali per attivarne l’effetto: quasi sempre devastanti, cambiano a seconda dell’arma e si rivelano una risorsa forse troppo efficace nelle bossfight che, a onor del vero, possono essere risolte abusando delle suddette abilità, specie se combinate con l’utilizzo del Mystical Dodge, il quale rallenta il tempo quando si schivano gli attacchi all’ultimo secondo.
Ultimo ma non meno importante, il ritorno dei Facet, elmi che una volta equipaggiati aumentano l’affinità con determinati tipi di arma e garantiscono l’accesso a nuovi set di abilità, i quali a loro volta sbloccano i Tochka, creature da evocare per gli scopi più disparati e che si ottengono progredendo nell’avventura.

Tornano anche le goffe risposte dell’Hundred Knight durante i dialoghi.

Tecnicamente l’evoluzione del titolo è quasi nulla, se si esclude la scelta della risoluzione che può aumentare a discapito del framerate (questo su PS4 Standard), ostentando la stessa mole poligonale del primo capitolo, oltre a delle texture ambientali che in certi frangenti lasciano un po’ a desiderare; ottimi invece i portrait disegnati da Takehito Harada e i fondali durante le fasi di dialogo.
Sul fronte sonoro le musiche a opera del maestro Tenpei Sato si rifanno per gran parte al capitolo precedente, risultando molto orecchiabili ma poco innovative, indubbiamente su questo piano si poteva fare di più.
Altalenante il doppiaggio, che vede contrapporsi le ottime voci nipponiche alle scelte poco azzeccate per la versione anglofona.
E così The Witch and the Hundred Knight 2 si rivela un acquisto non per tutti: chi ha giocato il precedessore si troverà subito a casa, ma potrebbe storcere il naso di fronte all’evidente riciclo che gli si parerà davanti, mentre chi dovesse decidere di approcciarsi al brand con questo titolo troverà un prodotto sì accessibile, ma ancora troppo acerbo sotto molti aspetti.
In ogni caso preparatevi al peggio, perché la cattiveria è di casa.

Perché sì:
Perché no:
  • Tanta, tantissima cattiveria
  • Interessanti novità...
  • Ottimo doppiaggio nipponico...

 

  • Ancora tecnicamente arretrato
  • ...ma troppo poche
  • ...scadente quello anglofono
  • Diventa ripetitivo troppo presto

CHELKA-SAMA

Ruka - Biografia

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?