The Spectrum Retreat

La vacanza (non proprio) dei sogni

Pubblicato il 25/07/18 da Sara Porello
recensione
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The Spectrum Retreat

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Bussano alla porta. 

Un ossequioso cameriere-androide annuncia che la colazione vi attende al piano di sotto, nel ristorante del prestigioso hotel Penrose. Percorrete i corridoi del lussuoso albergo, recandovi al tavolo a voi riservato, accolti da un altrettanto gentile maître-androide. Vi sedete, apprestandovi a gustare la vostra deliziosa colazione. 

Eppure è chiaro fin da subito che il soggiorno al Penrose non sarà così rilassante come potreste aspettarvi. Sarà forse perché sembra che non ci siano altri ospiti nell’hotel: solo voi, circondati da gentili, inquietanti robot senza volto. O forse per quella musichetta inquietante che vi accompagna dal principio. O per quell’enorme macchia sul tappeto, proprio accanto al vostro tavolo. O per quei sinistri messaggi che continuate a ricevere sul vostro dispositivo mobile. Insomma, qualcosa non torna al Penrose. Siete pronti a scoprire cosa? 

The Spectrum Retreat è un videogioco sviluppato da Dan Smith e pubblicato da Ripstone. Si tratta di un puzzle adventure in prima persona, con una forte componente narrativa, in un’ambientazione rétro-futuristica. Il gioco ha riscosso un certo successo di critica tanto che, nel 2016, il prototipo realizzato da Smith ha vinto il BAFTA YGD Award.

Dopo l’incipit descritto sopra vi affiderete alla misteriosa Cooper, la voce che vi contatterà sul vostro dispositivo mobile e che vi guiderà per tutta la storia, con l’intento dichiarato di far riaffiorare i vostri ricordi e farvi fuggire dall’hotel. Quello che Cooper non vi spiega subito, tuttavia, è cosa sia l’hotel e chi siate voi. 

Che hotel delizioso! Che personale cortese! Peccato che non possiate sentire la musica di sottofondo…

Due fasi si alternano nel gioco: nella fase che porta avanti la storia esplorerete il misterioso hotel, con l’obiettivo di arrivare al tetto che, in qualche modo, rappresenta l’uscita dal labirinto e vi è precluso, almeno all’inizio. I puzzle in questa fase sono molto semplici, anche perché sarete guidati dalla voce di Cooper, che vi dirà cosa fare e vi fornirà utili suggerimenti se rimarrete bloccati. Durante l’esplorazione troverete note che approfondiranno la storia del progetto Spectrum Retreat, oltre a fotografie e documenti che aggiungeranno dettagli sulla vostra storia personale. Una storia che comprende un bambino gravemente malato, i medici dell’ospedale che lo curano, e un politico senza scrupoli, intenzionato ad abolire l’assicurazione sanitaria per i cittadini meno abbienti… Non vi dico altro, ma credetemi: il finalte sarà intenso e tutt’altro che scontato!

Nella fase “rompicapo” dovrete affrontare dei brevi livelli con puzzle di difficoltà crescente, basati sull’utilizzo di blocchi colorati da attivare, scambiare e disattivare, al fine di aprirvi la strada verso la fine del livello. Questa fase ha la funzione narrativa di “sbloccare” la vostra memoria e, contemporaneamente, rendere accessibili i vari piani dell’hotel. Gli enigmi sono divertenti e, per la maggior parte, non eccessivamente difficili. Il problema è che si tratta sempre dello stesso tipo di enigma (basato sui colori), declinato in modi diversi ma sempre uguale.
Procedendo nella storia si aggiungono nuovi elementi, come il teletrasporto o colori aggiuntivi, ma il principio rimane identico, e questo alla lunga può risultare noioso, soprattutto dal momento che ad attendervi dopo aver completato ogni sfida c’è una storia interessante, in cui vorrete di certo proseguire alla svelta. 

Le due fasi si alternano in maniera sistematica, ma per quanto mi riguarda ho apprezzato di più la fase relativa alla storia. Ogni volta che completerete una sfida (ci sono una decina di livelli per ogni sfida) potrete proseguire nella storia principale. Al termina della sfida tornerete nella vostra stanza per andare a dormire e, risvegliandovi la mattina successiva, vi accorgerete che state vivendo giornate tutte uguali, in un’eterna vacanza nell’hotel-prigione virtuale.

Bianco. Verde. Arancione. E ora come faccio?

Un breve cenno agli aspetti tecnici del gioco: The Spectrum Retreat è supportato da una grafica esteticamente accattivante, anche se tecnicamente non eccelsa, e da una colonna sonora di alto livello, soprattutto per quanto riguarda il doppiaggio in inglese. I sottotitoli invece spesso non si rivelano all’altezza, sia dal punto di vista linguistico che come sincronizzazione. Il setting è interessante e ben curato, sia durante le sequenze narrative che nei livelli rompicapo.

In conclusione, The Spectrum Retreat si rivela un gioco estremamente godibile, con rompicapi ben congegnati supportati da una storia coinvolgente. Lo apprezzeranno particolarmente gli appassionati di puzzle game ma io, non appartenendo alla categoria, posso assicurarvi che il gioco è un buon investimento di tempo e denaro anche per chi ama le belle storie sci-fi… anzi, le belle storie in generale. 

Perché sì:
Perché no:
  • Ottima storia e puzzle divertenti...
  • Atmosfera immersiva

 

  • ... ma, alla lunga, ripetitivi

androidi

hotel penrose

cubi colorati

Sara Porello - Biografia

Sara Porello
Fin dalla più tenera età è affascinata dall’universo nerd, ma per anni ne resta ai margini. E poi… Le cattive compagnie finiscono per trascinarla completamente dentro. Giocatrice da tavolo, di ruolo, di videogames. Se si può giocare, lei lo gioca. Appassionata di cinema e serie TV, di manga e anime. Adora il Giappone, adora oggetti e animali kawaii. Adora, sopra ogni cosa, i coniglietti.