The Mooseman

Viaggio nella taiga mitologica

Pubblicato il 18/08/18 da Py
recensione

The Mooseman

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Avete presente quando entrate in libreria e la vostra attenzione viene catturata da una raccolta di racconti di una terra lontana, in un’edizione illustrata particolarmente suggestiva? Non conoscete nulla o quasi della cultura che ha prodotto i racconti, ma quel libretto che avete tra le mani vi attrae in maniera irresistibile, le immagini disegnate in bianco e nero all’inizio di ogni capitolo vi irretiscono… E poi costa così poco che davvero sarebbe un peccato non acquistarlo. Ecco. L’esperienza che ho descritto si avvicina molto a The Mooseman. 

Definirlo “puzzle game” sarebbe estremamente esagerato e al tempo stesso riduttivo in senso denigratorio. Esagerato, perché la componente rompicapo in questo gioco è davvero scarna, semplice, essenziale; riduttivo, perché quest’avventura è molto, molto più di un gioco: è una narrazione interattiva, è un viaggio nella mitologia e nell’antropologia, è un medium per diffondere cultura – seppur appartenente a un settore molto di nicchia. 

The Mooseman è la prima (e per ora unica) fatica di Morteshka, minuscolo studio indie russo con sede a Perm, formato da due soli elementi, Vladimir Beletsky e Mikhail Shvachko. Il gioco è profondamente radicato nella mitologia slava, in particolare della zona di origine degli sviluppatori, e trae ispirazione dal folklore e dalla cultura dei Komi, a partire dal titolo (e dall’omonimo protagonista): Mooseman, l’Uomo-Alce, il quale è una creatura mitologica chiave in questa tradizione. Metà umano e metà divinità, è una figura che riveste un ruolo primario un ciclo di miti relativi all’origine del mondo, degli elementi naturali e del sole. 

Scenari suggestivi, natura misteriosa, due realtà sovrapposte.

E proprio i suddetti miti sono il gioco: nella forma di un’avventura a scorrimento orizzontale, il giocatore sarà chiamato a vivere le storie di questa mitologia, con pochissimi comandi a disposizione (movimento, protezione, attacco), attraverso la risoluzione di una serie di “rompicapi” legati allo scenario. “Passando” tra i due mondi, quello reale e quello spiritico, dovrà interagire con elementi del paesaggio naturale e procedere nel suo viaggio. I puzzle del gioco, in effetti, sono tutti basati sul tempismo nello spostarsi tra le due realtà, ma la narrazione è così suggestiva e coinvolgente che queste meccaniche estremamente semplici non sono un difetto, anzi, proprio il contrario: sfide più complicate avrebbero il solo risultato di far perdere il filo del racconto. 

Durante il suo viaggio, il giocatore-Mooseman dovrà visitare diversi totem, ognuno dei quali permetterà di leggere una parte del mito: inizialmente, tutte le sezioni appariranno scritte in un indecifrabile alfabeto runico, ma ogni volta che il giocatore raggiungerà un idolo la relativa sezione diventerà disponibile. Il nostro alter ego potrà inoltre collezionare una serie di icone, presentate come amuleti o incisioni: tutti questi collezionabili si riferiscono a reperti archeologici rinvenuti nell’area di Perm Krai e storicamente documentati, risalenti principalmente al VI-XI secolo d.C. Come in un museo, o in un manuale di antropologia, ogni icona sarà contestualizzata e corredata di una breve descrizione. 

Imparare divertendosi. Sembra scontato, ma è possibile.

La centralità della narrazione rispetto al gameplay si riflette anche in un comparto tecnico estremamente curato, col chiaro intento di rendere il racconto più vivido e coinvolgente possibile. Lo stile grafico è ispirato alle pitture rupestri e in generale allo stile-animale Komi. Ogni segmento del gioco (caverna, palude, foresta innevata, deserto, ecc.) mostra una sua compattezza e omogeneità cromatica: pochi colori in tante sfumature e un sapiente uso di luci e ombre danno una profondità stupefacente all’immagine in 2D. Le suggestioni per lo stile grafico, oltre che al folkrlore Komi, provengono anche da altri mondi, dagli anime di Miyazaki all’avventura grafica Limbo. 

Anche la musica riveste un ruolo centrale nell’esperienza di “gioco” – ma sarebbe più corretto chiamarla esperienza della narrazione – : brevi descrizioni in russo (sottotitolate in inglese), musiche ambient ed effetti sonori ispirati alla natura selvaggia e rigida della regione, versi di animali, echi lontani di ere passate accompagnano il giocatore per tutta l’avventura, fondendosi alla perfezione con l’aspetto grafico per creare un’atmosfera immersiva e suggestiva come poche. Chapeau 

…C’è altro da aggiungere?

Un altro aspetto che ho apprezzato moltissimo in questo titolo è lo stretto legame tra le vicende mitologiche narrate e il territorio a cui si riferiscono: la parte storico-antropologica del gioco è stata realizzata appoggiandosi ai musei locali, la colonna sonora include la collaborazione con il coro di un liceo della città di Perm. Viene spontaneo domandarsi se una narrazione così radicata in un territorio tanto distante (fisicamente e culturalmente) possa fare presa sulla sensibilità occidentale. La risposta sorge altrettanto naturale: sì. L’universalità che caratterizza i miti renderà le tematiche della narrazione molto familiari, mentre l’ambientazione in una terra lontana e perlopiù sconosciuta aggiungerà un fascino esotico. 

Mi sembra superfluo dirvi che questo gioco, io lo consiglio a tutti. A tutti. E non mi riferisco solo a tutti i videogiocatori, ma proprio a tutti tutti. È talmente “poco videogioco” (e “molto storia”) che riuscirà ad appassionare non solo i fan di ogni genere videoludico, ma anche chi non ha mai avviato un videogioco in vita sua, e preferisce alla compagnia del PC quella delle pagine di un libro. The Mooseman è come un buon libro o un buon film: a un prezzo onesto, vi terrà compagnia per un paio d’ore, trasportandovi in un mondo altro; e quando lo avrete finito, parola mia, vi sentirete più ricchi dentro. 

Perché sì:
Perché no:
  • Narrazione interattiva
  • Ambiente di gioco immersivo
  • Tematiche originali

 

  • Molto breve

miti e folklore

uomo-alce

Py - Biografia

Sara Porello
Fin dalla più tenera età è affascinata dall’universo nerd, ma per anni ne resta ai margini. E poi… Le cattive compagnie finiscono per trascinarla completamente dentro. Giocatrice da tavolo, di ruolo, di videogames. Se si può giocare, lei lo gioca. Appassionata di cinema e serie TV, di manga e anime. Adora il Giappone, adora oggetti e animali kawaii. Adora, sopra ogni cosa, i coniglietti.