The Inner World: The Last Wind Monk

Provaci ancora, Ocarino!

Pubblicato il 29/01/18 da Sara Porello
recensione

The Inner World: The Last Wind Monk

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La partnership tra gli sviluppatori di Studio Fizbin e la coppia di editori Headup Games e Kalypso Media Digital ci ha regalato per Natale – anche se, in realtà, il gioco è uscito quattro mesi fa! – il sequel di The Inner World, una nuova avventura grafica ambientata ad Asposia: The Last Wind Monk! In questo sequel incontreremo alcune vecchie conoscenze, tra cui ovviamente il novizio Robert, la misteriosa Laura e il piccone Peck.

Prima di tutto, trattandosi di un sequel, forse penserete: “Ehi, ma io non ho giocato il primo capitolo! Posso comunque giocare questo?” La risposta è: sì, non preoccupatevi, nelle prime fasi del gioco verrete messi a parte della storia narrata nel primo capitolo, e da lì potrete proseguire senza problemi.

Veniamo quindi alla trama. Se nel primo capitolo il nostro ingenuo Robert doveva salvare il suo mondo scoprendo il mistero della scomparsa del vento, in questa nuova avventura dovrà invece salvare la dinastia dei nasi a flauto, ingiustamente accusati da un dittatore di essere responsabili di tutti i mali di Asposia e da lui perseguitati, tra l’entusiasmo generale del popolino credulone. Vi ricorda qualcosa?

Ed ecco il nostro simpatico Hitl… ehm, Emil!

La trama è interessante nella sua semplicità, ma quello che davvero caratterizza la storia è il setting: Asposia è un mondo circondato dalla terra, i cui abitanti sopravvivono grazie a quattro fontane da cui “sgorga” il vento, l’aria che respirano; un’ambientazione così particolare da conferire spessore a una trama di per sé molto tranquilla, quasi banale.

Passiamo a uno degli aspetti che più mi sono piaciuti di The Last Wind Monk: il gameplay. Alle meccaniche tipiche delle avventure grafiche punta-e-clicca bidimensionali (raccogli oggetti, combinali tra loro, usali per interagire con lo scenario) si aggiungono alcune caratteristiche che le rendono particolarmente accattivanti. Per prima cosa – e questo rappresenta una novità anche rispetto al primo capitolo – sarà possibile impersonare, a turno, tutti e tre i protagonisti; questa meccanica si rivelerà fondamentale da padroneggiare, perché in certi punti del gioco sarà necessario sfruttarla a dovere. Il piccone Peck, per esempio, volando potrà raggiungere oggetti fuori portata per gli altri due; Laura potrà raccogliere gli oggetti troppo pesanti per Robert, e quest’ultimo… Beh, lui ha un’abilità particolare, sfruttabile però solo in alcune scene: può interagire con gli oggetti suonando il proprio naso a flauto, e in base alla melodia che sceglie di suonare potrà interagire in vari modi con lo scenario.

Tonto, ingenuo… Ma semplicemente adorabile!

Ultima, ma non meno importante meccanica è la pagina dei “suggerimenti”. Infatti, se dopo aver tentato per ore di progredire nella storia, cliccato su tutti gli oggetti cliccabili e provato a combinare tra loro gli elementi più disparati, ecco, se dopo tutto questo ancora siete bloccati… Non temete: in The Last Wind Monk potrete consultare una serie di suggerimenti per andare avanti nella storia. I suggerimenti per ogni scena non verranno mostrati tutti assieme, ma uno alla volta: i primi saranno più generici, e poi si faranno via via più specifici, fino ad arriva agli ultimi suggerimenti, in cui, in pratica, vi viene detto chiaro e tondo cosa fare. Questa meccanica permette di superare il classico scoglio delle avventure grafiche, ossia le soluzioni dei rompicapi troppo fantasiose, e rende il gioco accessibile a tutti: chi ama arrovellarsi il cervello per ore su sfide impossibili potrà semplicemente evitare di aprire la pagina, chi necessita soltanto di un piccolo “aiutano” potrà leggere uno o due suggerimenti, mentre chi proprio non ce la fa potrà andare avanti a leggerli finché non ha capito cosa deve fare.

I minigame sono un evergreen.

Il comparto tecnico è all’altezza, e presenta una grafica curata, con uno stile caratteristico che rende bene l’ambientazione, e una colonna sonora decisamente sopra la media, in modo particolare per quanto riguarda il doppiaggio – in inglese – dei vari personaggi. Un plauso sincero va anche alla sottotitolazione in italiano, per una volta di elevata qualità, che riesce a cogliere gli aspetti più creativi e brillanti dell’ottima sceneggiatura originale, dai numerosi neologismi, all’ironia, dai modi di dire alle onomatopee.

Infine, non ho potuto fare a meno di apprezzare una certa ironia, neanche troppo celata, nei confronti della società: il dittatore che governa Asposia è senza dubbio un personaggio di hitleriana memoria – nei simboli (anche se ha un brezel invece di una svastica!), nei temi, nel linguaggio. Ma delle prime battute ci si rende subito conto che il riferimento non è solo alla storia passata, ma anche, soprattutto!, ai populismi del presente; e ad essere messi alla berlina non sono tanto i governanti, quanto il gregge di persone comuni che a loro si affida, in loro confida e da cui, in sostanza, i governanti traggono la loro forza.

Eh sì, a volte la democrazia è sopravvalutata.

In conclusione, The Last Wind Monk è un titolo che piacerà agli appassionati delle avventure grafiche e ai fan del primo capitolo, ma è particolarmente adatto a tutti quelli che si spazientiscono a perdere ore e ore su un singolo enigma. Consigliato? Decisamente sì.

Perché sì:
Perché no:
  • Ottima scrittura
  • Doppiaggio originale e sottotitolazione in italiano eccellenti
  • Pagina dei suggerimenti

 

  • Alcuni rompicapi sono davvero… troppo fantasiosi

SCRITTURA E DOPPIAGGIO

IRONIA

ROBERT

Sara Porello - Biografia

Sara Porello
Fin dalla più tenera età è affascinata dall’universo nerd, ma per anni ne resta ai margini. E poi… Le cattive compagnie finiscono per trascinarla completamente dentro. Giocatrice da tavolo, di ruolo, di videogames. Se si può giocare, lei lo gioca. Appassionata di cinema e serie TV, di manga e anime. Adora il Giappone, adora oggetti e animali kawaii. Adora, sopra ogni cosa, i coniglietti.