The Coma: Recut

Meglio marinare la scuola

Pubblicato il 26/02/18 da Michael Maneia
recensione

The Coma: Recut

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Ricordo ancora quando, anni fa, molti giochi orientali non raggiungevano i nostri negozi, con i distributori e i localizzatori che, per giustificare la propria scelta, spesso si aggrappavano al fatto che i titoli in questione fossero difficilmente localizzabili (per aspetti culturali).
Per nostra fortuna (a volte sfortuna) questo accade sempre più raramente, permettendoci di giocare tutto (o quasi) quello che viene prodotto nei paesi asiatici, come nel caso di questo remake di The Coma, gioco survival horror coreano uscito su PC nel 2015 e ora arrivato su Nintendo Switch, PlayStation 4 Xbox One nella sua nuova edizione: The Coma: Recut.

Chissà come mai il protagonista prova così tanta simpatia per la sua professoressa…

La trama si sviluppa in un setting… accademico: il personaggio sta avvicinandosi alla fine dell’anno scolastico, che per gli studenti asiatici significa solo una cosa: gli esami di fine semestre. Youngho, il nostro alter-ego, è appunto un giovane studente coreano, il quale, preoccupato dal recente calo del proprio rendimento scolastico, ha deciso di passare la notte insonne per prepararsi, non curandosi delle possibili ripercussioni di tale decisione sugli eventi del giorno seguente.
Il nostro giovane “eroe”, infatti, si addormenta durante l’esame, risvegliandosi alcune ore dopo in una versione immersa nell’oscurità del suo liceo; inizialmente Youngho pensa di aver dormito fino a tarda notte, chiedendosi come mai nessuno lo abbia svegliato, ma tutto inizia a prendere una diversa piega quando quella che sembra essere la sua professoressa si lancia al suo inseguimento, armata di un taglierino insanguinato e con uno sguardo omicida sul volto.

Questa premessa, di per sé interessante, ci introduce a una trama che, purtroppo, scade inesorabilmente nel banale. Tutto sa di già visto, e la sensazione d’ansia effettivamente presente nelle prime fasi di gioco molto presto verrà sostituita da noia e frustrazione, condite da qualche occasionale jump scare. Piuttosto che un survival horror, il gioco che ho avuto tra le mani mi è sembrato un’avventura grafica con enigmi molto semplici, in cui, ogni tanto, bisognava correre a cercare un nascondiglio, pena la morte e il ritorno all’ultimo salvataggio, i quali sono effettuabili tramite qualsiasi lavagna delle classi scolastiche, nelle quali, ad essere sinceri, passeremo piuttosto raramente se non decideremo deliberatamente di deviare il nostro percorso, rischiando tuttavia spiacevoli incontri.

I tutorial del gioco non sempre sono chiarissimi.

Nonostante i già annoverati difetti, il vero problema, purtroppo, non sta nella banalità della trama o nella ripetitività del gameplay: il gioco in sé potrebbe risultare interessante per chi ama il genere horror e mi ha ricordato una piccola perla indipendente che ho giocato molti anni fa (ritrovandomi con un’ansia tremenda addosso!), ovvero Home di Benjamin Reavers… Se non fosse che in certi momenti mi sono scontrato con bug evidenti e con uno sbilanciamento alquanto frustrante delle fasi di fuga.
Nel momento in cui verremo scoperti dal nostro inseguitore, questo ci correrà incontro, danneggiandoci non appena ci si troverà accanto: tutto normalissimo, se non fosse che, spesso e volentieri, ci troveremo la cara professoressa pazza esattamente accanto immediatamente dopo la transizione tra un piano e l’altro o dopo l’uscita da una classe, pronta a strapparci così, gratuitamente, uno dei cinque preziosi punti vita.
È chiaro che, in un gioco dove si può solo correre e nascondersi, sia una prassi obbligata dare almeno un passo di vantaggio al giocatore prima di danneggiarlo, in modo che possa reagire e mettersi in salvo (anche in un survival horror).

Game Over numero 23457.

Aggiungiamo inoltre a questo “magico pop-up di killer psicopatici dal nulla” un simpaticissimo bug nei dialoghi: il gioco pare non recepire facilmente gli input durante le conversazioni, obbligando il giocatore a premere più volte il tasto “A” per far avanzare il discorso. Il problema è sì marginale durante le cutscenes, ma non è raro che ciò capiti esaminando oggetti o note appese sulle bacheche scolastiche, magari proprio durante un delle apparizioni della professoressa assassina, impedendoci effettivamente di scappare in tempo.

Molto più raramente, ma con altrettanta frustrazione, questo problema può capitare di fronte a una porta, causando il blocco del tasto “A” sull’interazione con l’uscita e innescando in tal modo un loop “entra/esci” che sicuramente si rivelerà fatale in caso di fuga.

Ssssssssh…

Se non altro il gioco si presenta con uno stile grafico interessante, che ricalca quello dei manwha (i fumetti coreani), anche se le ambientazioni rischiano di risultare molto ripetitive. Alla grafica piacevole si aggiunge una colonna sonora che contribuisce a mantenere una parvenza d’ansia anche nel momento in cui questa, inesorabilmente, viene sostituita dalla noia.

The Coma: Recut, quindi, poggia le proprie fondamenta su delle premesse interessanti e su un gameplay che, come è già stato dimostrato in altre produzioni indipendenti, in un contesto survival horror può funzionare. Tuttavia, pur partendo da solide basi, finisce per svilupparsi in maniera imprecisa, confusionaria e blanda. Di certo potrà ottenere l’attenzione di qualche appassionato del genere, ma sinceramente credo che anche il più grande fan degli horror potrebbe finire per annoiarsi in fretta.

Perché sì:
Perché no:
  • Ottime premesse
  • Musica appropriata

 

  • Bug game-breaking
  • Poco originale

Comatoso

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.