Starlink: Battle for Atlas

Lo Star Fox che stavamo aspettando

Pubblicato il 18/10/18 da Michael Maneia
recensione
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Starlink: Battle for Atlas

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Di periferiche ai limiti del senso logico ne abbiamo viste parecchie durante la nostra vita da giocatori: si è passati dagli strumenti musicali in plastica per i più disparati rhythm game alle bilance elettroniche per praticare yoga, dalle Lightgun alle scatole di cartone, fino a una delle mode più recenti, ovvero i cosiddetti Toys to Life, statuette o altre amenità che, una volta collegate al software di solito fornito con un paio di questi giocattoli e la base dedicata in un pratico starter pack, prendono vita nel mondo di gioco.
Abbiamo assistito all’ascesa e alla caduta (per un brand molto più seria del previsto) di Skylanders e Disney Infinity, all’avvento degli Amiibo di Nintendo e di Lego Dimensions. Anche Ubisoft, anche se un pelo fuori tempo, è di recente salita sul carrozzone con il suo Starlink: Battle for Atlas, alzando però l’asticella dell’esperienza.

Sì, perché di solito il target di questo genere di prodotti (eccettuando forse gli Amiibo, più rivolti a schiere di collezionisti con la barba) è quello dei bambini, generalmente al di sotto dei dieci anni.
Parliamo di giochi che sì, talvolta hanno funzioni dedicate anche ai più grandicelli, come la modalità sandbox dell’ormai defunto Disney Infinity, ma che in genere forniscono un comparto ludico semplice, spesso un platform dalla difficoltà tendenzialmente bassa. Starlink, invece, sembra puntare a un pubblico adolescente, e questo si può già notare dai Toys to Life venduti con esso.

DO A BARREL ROLL!

I modellini delle astronavi risultano ben realizzati e alquanto tamarri rispetto alle linee più giocattolose degli esempi prima citati, anche se le armi possono comunque ricordare più un prodotto per pubblico giovane piuttosto che un vero proprio arsenale da shooter spaziale, soprattutto per la scelta cromatica.
Un particolare che poi differenzia questi modelli da quello visto finora è il totale abbandono della tecnologia NFC per preferire un sistema ad incastro tra base e giocattolo, in quanto ogni nave, pilota e arma può essere smontata e rimontata come ci pare in ogni singolo momento, con conseguente modifica in-game.
Potremmo decidere di attaccare le ali dello Starwing a un’altra nave, oppure montare le armi al contrario per sparare all’indietro o ancora, e la cosa mi ha fatto alquanto ridere, sacrificare del tutto le ali della nave e attaccare direttamente le armi allo scafo, certo perderemo una buona dose di manovrabilità, ma fa alquanto ridere la cosa e denota quanto il team di sviluppo abbia spinto sulla modularità del sistema.

C’è comunque da dire che i modellini non sono necessari per giocare l’avventura, in quanto ogni singolo pack fisico viene anche venduto in forma digitale, ma per essere utilizzato dovrete giocare con la base di lettura scollegata.
In ogni caso, ogni modellino fisico che verrà collegato alla base sbloccherà, per un tempo non precisato, anche la versione digitale del veicolo, quindi è possibile anche prestarsi tra amici armi, piloti e astronavi e utilizzarli digitalmente anche in modalità portatile.

Però devo fare un piccolo appunto per quanto riguarda le armi: nello Starter Kit vengono fornite due armi fisiche, una di elemento ghiaccio e una fuoco, e un’arma cinetica digitale; è possibile completare la quest principale e le due sub-quest più importanti, inclusa quella dedicata a Star Fox, con le armi presenti nella confezione.

Per quanto riguarda le sub-quest dedicate allo sviluppo dei vari insediamenti, invece, a volte vi verrà richiesto di estrarre del nova di un determinato elemento da speciali cristalli, nel qual caso sarà necessario usare un’arma dell’elemento opposto (ghiaccio contro fuoco e viceversa, o gravitazionale contro stasi e viceversa) per ottenere l’oggetto richiesto; ammetto che basta abbandonare o fallire la missione per ottenerne una diversa e quindi non è strettamente necessario avere almeno un’arma per tipo, ma questa situazione rende il tutto un po’ macchinoso e spezza il ritmo di gioco.

I modellini modulari sono di ottima fattura.

Prima si parlava del grado di sfida irrisorio del comparto ludico dei giochi del genere, di come spesso e volentieri la curva di difficoltà nei vari Toys to Life fosse praticamente piatta, in quanto prodotti dedicati ai giovani giocatori.
Starlink
invece propone un grado di sfida costante: prendendo ispirazione da molti altri shooter spaziali, Starlink si presenta come un cocktail tra giochi arcade come Everspace, esponenti più orientati all’esplorazione come No Man’s Sky e, anche se in maniera molto più semplificata, un pizzico di commercio intergalattico à la Elite.

Anakin, è finita! Sto più in alto di te!

Sicuramente, la parte shooter arcade è di gran lunga la più riuscita: ogni sfida, sia essa aerea o rasoterra, richiede al giocatore una giusta dose di riflessi e, a dipendere dalle armi equipaggiate, precisione; non è infatti raro trovarsi con un paio di nemici alle spalle durante un attacco a una nave ammiraglia di Predoni che, nel caso non riuscissimo a scrollarceli di dosso o a ribaltare in fretta la situazione, potrebbero tranquillamente portarci alla morte.
C’è da dire però che non poter cambiare lo schema dei controlli penalizza molto il giocatore, perlomeno in versione Switch: l’utilizzo del turbo e le schivate sono mappate sul tasto A, quando avrei preferito invece averle su un dorsale, in quanto usare lo scatto insieme a una virata è difficile, dovendo utilizzare sia il tasto A che la levetta destra.

Non mancano di certo boss enormi.

La parte più esplorativa perde la possibilità di muoversi a piedi sui vari pianeti vista nel succitato No Man’s Sky, ma potremo sfruttare la modalità di volo rasoterra, che tramuta le navi in una sorta di hovercraft tecnologico in grado schivare lateralmente, scattare, saltare o interagire col mondo tramite un raggio traente e uno scanner.
È particolare l’uso di quest’ultimo, in quanto per ottenere informazioni sulle varie specie animali di Atlas non basterà avvicinarsi a loro ma sarà necessario girargli attorno, per creare un modello tridimensionale dell’animale da salvare nel database.

Gli assalti alle navi dei Predoni vi metteranno alla prova.

La parte commerciale del gioco sviluppato da Ubisoft Toronto ci permetterà invece di scambiare vari materiali raccolti nel sistema di Atlas con avamposti dislocati sui sette pianeti presenti: ognuno di essi, prima di commerciare, ci richiederà un favore da completare e, una volta portata a termine la missione, sarà possibile vendere il nostro cargo in cambio di Electrum, il minerale al centro della trama del gioco, utilizzabile per sbloccare nuovo arsenale.
Commerciando spesso con lo stesso avamposto, inoltre, contribuiremo al suo sviluppo, dal quale otterremo vari benefici: alcuni avamposti ci forniranno Electrum dopo un certo intervallo di tempo, altri potranno produrre Mod per le nostre navi o armi, e altri perk del genere.

Certi materiali potremo portarli solo con il raggio traente, impedendoci di spiccare il volo.

Per quanto riguarda la trama invece siamo molto lontani da un prodotto adatto a noi bimbi cresciuti, ma il canovaccio si difende comunque bene. Senza contare che, in esclusiva per la versione Nintendo Switch, avremo accesso a un’intera storyline dedicata al team Star Fox, la quale si intreccia con la trama principale e ci mette alla ricerca di Wolf O’Donnel e del suo team Star Wolf, fuggito dal sistema di Corneria dopo la sconfitta di Andross e ora dedito a gettare Atlas nel caos.

Questa presenza importante di Star Fox nel gioco Ubisoft, però, la considero sia positiva che negativa: positiva perché sono ormai anni che non abbiamo uno Star Fox degno di questo nome, il brand necessitava indubbiamente di un redesign, di staccarsi dal suo essere uno sparatutto su binari, genere ormai vecchio; negativa perché questo significa che la versione Switch ha una fetta sostanziosa di contenuti aggiuntivi rispetto alle versioni PlayStation 4 e Xbox One.

Ma ciao lupetto!

Sul fronte tecnico, perlomeno su Switch, il gioco è altalenante: le fasi spaziali risultano ben curate, con un popup degli asteroidi solo nel caso si utilizzi l’iperguida (il che può anche giustificare questo popup, vista l’elevata velocità di movimento), mentre le fasi di esplorazione dei pianeti passano da panorami ben studiati, con fauna e flora particolari e texture ben realizzate, ai laghi ghiacciati di Tundria che, beh, vi lascio giudicare dall’immagine qua sotto.
Da notare comunque la mancanza di caricamenti nel passaggio tra volo spaziale e volo interplanetario, il quale avviene con una transizione fluida, anzi, a essere sinceri gli unici tempi morti che vedrete saranno all’avvio del gioco e nel caso utilizziate il salto nell’iperspazio per il viaggio veloce, molto brevi in entrambi i casi.

Le texture dei laghi ghiacciati di Tundria purtroppo non sono eccezionali.

Starlink: Battle for Atlas è un progetto promettente che, se verrà supportato a dovere da Ubisoft, potrebbe riportare in auge il genere dei Toys to Life attirando una fetta di nuovo pubblico, ed è un ottimo entry point nel genere degli space shooter.

Se siete fan di Star Fox, se volete uno sparatutto spaziale ed è la vostra prima esperienza col genere o se siete fan del modellismo spaziale, questo è sicuramente il gioco che fa per voi. Se non lo siete tenete d’occhio il brand, perché potrebbe stupire ancora in futuro.

Perché sì:
Perché no:
  • Divertente e discretamente difficile
  • I modellini sono ottimi
  • La modularità apre molte opzioni di design

 

  • Qualità dei pianeti altalenante
  • Fatemi rimappare i controlli!

NAVICELLEEEEE

PEW PEW PEW

Personally, I prefer the air.

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.