Spellforce III – Quando si ha ambizione ma non ci si applica del tutto

Pubblicato il 30/01/18 da Michael Maneia
recensione

Spellforce III – Quando si ha ambizione ma non ci si applica del tutto

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Nel 2013 tra i fan di Spellforce è cresciuto un giustificabile timore: EA aveva appena acquisito lo studio di sviluppo della saga, Phenomic, e, come ben sappiamo, molte IP finite sotto le grinfie della famigerata software house sono state sviluppate in fretta e furia o, nel peggiore dei casi, abbandonate nel dimenticatoio. Per fortuna a Spellforce è capitato un destino ben più roseo, dal momento che è entrata a far parte delle proprietà intellettuali dell’austriaca THQ Nordic dopo un affare concluso con il primo publisher del brand. Così, dal 2014, si è riaccesa la speranza di rivedere l’amato ibrido RTS/RPG sui nostri PC.

Dopo uno sviluppo portato avanti per tre anni da Grimlore Games e qualche mese in early access, Spellforce III è finalmente uscito su Steam lo scorso 7 dicembre, portando con sé i propri pregi e difetti: partiamo dall’unione dei due generi, strategico in tempo reale e gioco di ruolo occidentale, la quale – come nei passati episodi della saga – sembra ancora non perfettamente equilibrata. In questo terzo capitolo mi sono trovato a giocare un gioco sì godibile, ma estremamente tedioso e semplificato per quanto riguarda la parte RTS (nella quale la gestione di risorse tipica del genere è ridotta all’osso e produrre nuove unità ed edifici sembra davvero troppo facile) e veramente sbilanciato nell’utilizzo degli eroi, i quali, se gestiti con furbizia nell’albero dei talenti ed equipaggiati a dovere, nelle fasi RTS saranno in grado di tenere testa da soli a piccoli gruppi di unità base senza nemmeno fare affidamento sull’esercito (che verrà pertanto usato solo come rinforzo, nelle rarissime situazioni disperate). Tutto questo, come si può facilmente immaginare, finisce per minimizzare le doti strategiche richieste alla risoluzione di uno scontro, portandole vicine allo zero assoluto.

Le fasi RPG ci permetteranno di esplorare mappe ben congegnate, interagire con vari NPC e completare missioni.

Per quanto riguarda la parte di gameplay più orientata verso il gioco di ruolo, invece, troviamo una visione particolare del genere, che importa nel proprio sistema certi dettagli tipici degli RTS senza andare troppo a contaminare le solide basi degli RPG occidentali e che, senza dubbio, è la parte del gioco meglio riuscita. Dalla creazione e la gestione del nostro protagonista, alle varie missioni e subquest, fino al level design dei dungeon e alla caratterizzazione dell’ambientazione e dei personaggi, tutto sembra girare come dovrebbe.

Peccato appunto che a spezzare queste interessanti fasi ci siano quelle più strategiche, che vanno a interrompere il ritmo del gameplay e della trama stessa, al punto che potrebbero annoiare anche il fan più hardcore di uno qualsiasi dei due generi.

Uno dei lunghi caricamenti che sarete costretti a subire. Almeno vi verrà spiegata la lore del gioco.

Aggiungiamo a quanto detto dei caricamenti incredibilmente lunghi tra una mappa e l’altra (comprensibili nel caso si trattasse di caricamenti tra due missioni RTS abbastanza lunghe e articolate, ma qui parliamo anche di transizioni tra l’interno degli edifici e l’esterno durante le fasi RPG), bug, crash e glitch di varia entità. Va comunque detto che vengono rilasciati update giornalieri che, pian piano, stanno sistemando ogni piccola incertezza.

Senz’altro, però, il gioco tecnicamente si difende molto bene, con una qualità grafica e uno stile sopra le righe che non lo fanno sfigurare se messo a confronto con altri esponenti dei due generi che va a mescolare. Anche a livello narrativo fa la sua bella figura, con una trama – che fa da prequel ai due giochi precedenti – supportata da una buona dose di plot-twist, da un continuo rovesciamento della percezione di “bene” e “male” (sin dalle prime ore di gioco, tra l’altro) e da personaggi ben scritti… seppur nel complesso non sia poi così originale.

Il livello di dettaglio della mappa del mondo mi ha lasciato a bocca aperta

Spellforce III è quindi un gioco ambizioso ma che non si applica in modo costante, un gioco che distrattamente lascia andare alla deriva certi aspetti della sua struttura, un gioco che con disattenzione ha sorvolato su alcuni problemi tecnici per concentrarsi su altri dettagli più estetici e che adesso, dopo la pubblicazione, sta cercando di riparare ai suoi errori. Un bel titolo, nel suo piccolo, che potrei anche consigliare a chi sta cercando un’avventura per riempire alcune ore del suo tempo. Ma starei mentendo se dicessi che la fuori non c’è di meglio.

Level design

MAGIC IS BAAAAD

Overpowered heroes

Perché sì:
Perché no:
  • Parte RPG godibile
  • Esteticamente bello da vedere
  • Trama ben scritta...

 

  • ... Anche se non originalissima
  • Fasi RTS tediose e semplici
  • Bug, crash e caricamenti eterni

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.