Shining Resonance Refrain

Fantasy, fanfara, fanciulle

Pubblicato il 30/08/18 da Ruka
recensione
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Shining Resonance Refrain

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Nel mercato videoludico attuale l’utenza nostrana è sempre più propensa all’investire in opere di fattura nipponica: complice la diffusione del gaming su PC, principalmente grazie a Steam, le software house con sede nel Sol Levante sono ben più motivate, rispetto al passato, a portare da noi i propri titoli, in alcuni casi riesumando produzioni che in origine non dovevano uscire dal territorio natio.
Tra questi vi è sicuramente Shining Resonance, JRPG per Playstation 3 targato SEGA, rilasciato in patria nel 2014 e lì rimasto fino ai giorni nostri: l’edizione Refrain approdata sui nostri lidi infatti non è altro che una remaster che ha il Refrain Mode come unico elemento di differenza con l’originale, una modalità selezionabile all’inizio di ogni nuova partita che permette di utilizzare i cattivi del gioco come personaggi giocabili, inserendoli in modo completamente decontestualizzato nel party.

La forma draconica di Yuma sa essere temibile!

La storia ruota attorno a Yuma, ragazzo che porta con sé l’anima dello Shining Dragon, potente signore dei draghi avente un ruolo decisivo nella guerra tra il regno di Astoria e il Lombardian Empire. Al suo fianco ci sono la principessa astoriana Sonia Blanche e l’elfa Kirika Towa Alma, che lo accompagneranno in un’avventura col fine ultimo di placare il conflitto che sta lacerando il continente di Alfheim.
Tutto qui? In verità no, ma la trama è talmente poco incisiva che si fatica quasi a seguirla: narrativamente parlando ci troviamo di fronte a un prodotto di fattura mediocre, il quale spesso e volentieri cade in triti e ritriti cliché, tant’è che in più di un’occasione sembra di seguire un banale anime di serie B piuttosto che un gioco di ruolo fantasy.

I combattimenti sono sempre appaganti.

Sul piano del gameplay fortunatamente le cose migliorano: Shining Resonance Refrain non si discosta troppo dal concetto di Action RPG a cui titoli come i Tales of ci hanno abituato, risultando meno tecnico ed elaborato di questi ultimi, ma altresì divertente e appagante.
Ci si sposta per aree dalla grandezza variabile intermezzate da brevissimi caricamenti, si raccolgono materiali utili alla creazione di oggetti ed equipaggiamento, si picchiano mostri e si completano missioni secondarie nel mentre. Nulla grida all’innovazione, ma d’altronde non è questo che il titolo voleva essere, sin dalla sua prima incarnazione.
Il combat system di per sé è abbastanza basilare, concentrando le funzioni principali di attacco, parata e schivata sui tasti frontali del pad che, se combinati col dorsale sinistro, attivano svariate abilità sbloccabili man mano che i personaggi salgono di livello.
La particolarità dl tale sistema è però insita nella possibilità che ha Yuma di trasformarsi nel temibile Shining Dragon: non solo la forma draconica ha un moveset tutto suo, ma infligge danni atroci ai nemici, specie se questi ultimi si trovano in status di Break, che li rende indifesi per qualche secondo e soggetti a subire più botte del normale.

Il sistema di dating consente di conoscere più a fondo i compagni.

L’altra faccia della medaglia però è rappresentata dal fatto che il suddetto drago può andare in berserk quando gli MP sono quasi a secco e quindi attaccare anche i compagni: in quel caso ci viene in aiuto il il sistema B.A.N.D che consente ai membri del party di intonare una melodia in grado di placare la belva.
Finite le scorribande, si torna a Marga, la città principale del gioco avente funzione di lobby, nella quale, oltre a poter usufruire dei consueti servizi come i negozi e  la locanda, vi è una delle funzioni più importanti del gioco, ovvero il dating: è possibile infatti invitare gli altri personaggi ad appuntamenti utili a conoscerli più a fondo e migliorare il legame con il protagonista, sbloccando nuovi Trait utili poi a entrare in Resonance – una sorta di attacco combinato tra due o più personaggi – durante i combattimenti.

Qual miglior modo di calmare un drago se non quello di mettersi a suonare?

Tecnicamente ci troviamo tra le mani un titolo già obsoleto nella sua prima incarnazione, che nella versione rimasterizzata può tuttavia beneficiare dei tanto sbandierati 60 fotogrammi al secondo (su tutte le piattaforme tranne Switch, su cui gira a 30fps), che nei frangenti più concitati presentano però qualche incertezza, almeno su PS4 Standard.
Il comparto audio si attesta su buoni livelli, tra doppiaggio – inglese e giapponese- e colonna sonora, la quale presenta tracce orecchiabili e sempre azzeccate.

I personaggi ottenuti in Refrain Mode sono davvero sgravi, occhio!

In definitiva, Shining Resonance Refrain rientra nella cerchia delle produzioni senza infamia e senza lode: solido nelle meccaniche e a conti fatti divertente, una volta completato non si hanno particolari motivi per rigiocarlo -e no, il Refrain Mode non è un incentivo -, spedendolo nel dimenticatoio anche troppo in fretta per i canoni del genere.
Qualora non foste alla ricerca di una trama o di personaggi epocali, bensì di qualche ora di gioco spensierata, il titolo potrebbe fare al caso vostro, altrimenti vi è ben altro a cui dedicare tempo e attenzioni.

Perché sì:
Perché no:
  • Solido nelle meccaniche
  • Combat system appagante
  • Sistema di dating ben studiato

 

  • Trama insipida
  • Tecnicamente obsoleto

Kirika Towa Alma

Ruka - Biografia

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?