Save me Mr Tako: Tasukete Tako-San

Un eroe piccolo piccolo contro le brutture del mondo...

Pubblicato il 06/11/18 da Edoardo Fusco
recensione
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Save me Mr Tako: Tasukete Tako-San

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Il genere dei “finti giochi retro” è da anni un genere abusato dalla scena indie (e non solo), e sui vari shop digitali è impossibile scorrere una pagina senza imbattersi in almeno un titolo che fa della pixel art un vanto, della musica chiptune un punto di forza, del gameplay minimalista una feature esclusiva.
Ed è vero, questa specifica categoria di giochi ci ha regalato capolavori come Shovel Knight e Axiom Verge, ottimi giochi come Retro City Rampage e Owlboy ma anche delusioni cocenti come Mighty No. 9.
Nicalis è da sempre attenta a questo fenomeno: prima si è accaparrata i diritti di quel Cave Story che definire fondamentale per la scena indie sarebbe riduttivo, poi ha portato al pubblico giochi come Castle in the Darkness o 1001 Spikes… basta anche solo dare un’occhiata alla home del loro sito ufficiale per capire quanto la retronostalgia faccia parte del DNA della compagnia. E Save me Mr Tako: Tasukete Tako-San non fa che confermare questa natura old school.

Pregiudizi, odio e incomprensione sono i moventi della guerra tra uomini e polpi.

Disponibile su PC e Nintendo Switch (quest’ultima la versione che abbiamo testato),  Save me Mr Tako: Tasukete Tako-San è l’ultimo nato di questo specifico genere che punta a un pubblico di videogiocatori di vecchia data, nella fattispecie a coloro che da bambini consumavano pacchi di batterie AA con il loro adorato Game Boy. Il primo portatile Nintendo infatti ha ospitato, soprattutto negli ultimi anni della sua lunga e incredibile vita, molti titoli ai quali questa (vecchia) nuova opera di Nicalis si ispira.
A metà strada tra il platform bidimensionale e l’adventure, la significativa storia del nostro simpatico polipetto super deformed ricorda molto da vicino giochi come Gargoyle’s Quest o la serie Shantae.
Creato dal parigino Christophe Galati a seguito degli attacchi terroristici alla sua città avvenuti nel 2015, Save me Mr Tako è un’ode alla tolleranza e una condanna a odio e discriminazione, camuffata da “semplice videogioco”.

Sarà possibile modificare la palette desiderata con la pressione di un tasto, scegliendo tra più di una decina di combinazioni.

Ambientato in un mondo fantasy senza nome, nel quale polpi e umani sono in guerra, il nostro piccolo alter ego rappresenta l’eccezione in grado di fare la differenza: nonostante il razzismo e i pregiudizi permeino il comportamento di quasi tutti gli esponenti delle due razze, vedendo una donna in pericolo Tako corre in suo soccorso, mettendo in moto una serie di eventi che lo porteranno a doversi scontrare sia con uomini che con polpi. Appoggiato dalla fata dei polpi, Tako sarà in grado di viaggiare anche sulla terraferma, usando il suo inchiostro per bloccare provvisoriamente i nemici, usarli come piattaforme o fuggire dai loro attacchi.
Durante l’avventura potrete anche trovare vari copricapo dai diversi poteri, che vi faciliteranno la vita e sbloccheranno nuove parti di mappa in aree già visitate, come nei migliori metroidvania. Un cappello potrà darvi la possibilità di subire un colpo in più prima di morire, un altro di scoccare frecce, o usare una frusta. Alcuni saranno solo orpelli estetici, ottenibili completando side quest o minigiochi.
Non si tratta però di un metroidvania da manuale: la sua struttura a livelli, accessibili da diverse mappe che ne scandiscono la divisione in capitoli, ricorda la già citata serie Shantae, con la sua bella dose di dungeon da esplorare, puzzle da risolvere e boss da sconfiggere nei sei capitoli che compongono il gioco.

In alcuni frangenti il gioco ci metterà nei panni di personaggi umani, anche se non sempre le cose saranno migliori, anzi…

E fin qui, tutto sembra puntare verso un gioco davvero meritevole.
Non che non lo sia, anzi, però questo piccolo giochino di Nicalis non convince fino in fondo.
Il problema principale è la mancanza di carisma: un personaggio che si presenta così, oggi, soffre troppo del confronto con icone del panorama videoludico passato, come Kirby, solo per citarne uno nato, non a caso, sulla console portatile Nintendo.
Nonostante sia un protagonista buffo come la palletta rosa degli HAL Laboratory infatti, Tako (e i suoi amici) non ha quasi nulla di memorabile: il look è piuttosto generico, così come lo è l’ambientazione del gioco, colpevole anche la limitatissima scala cromatica utilizzata. Vero, è possibile selezionare al volo diverse combinazioni di colori che richiamano differenti sistemi del passato, ma nessuna eccelle per chiarezza.
Unite al tutto un momento storico in cui questo genere sta diventando abusato e il rischio di trovarvi davanti all’ennesimo gioco per nostalgici è davvero alto.

Le mappe del gioco sono hub bidimensionali dai quali selezionare i livelli sbloccati, per poter fare backtracking o proseguire con la storia.

Per fortuna la storia raccontata non è altrettanto generica e costituisce un qualcosa di unico nel genere: vedere affrontati temi così impegnati(vi) in un action-adventure simile non è frequente. Non si tratta del solito “il mondo è in pericolo, vai e salvalo” (stile Wonderboy in Monster Land, per citarne uno tra i più celebri), ma di una trama con idee forti e temi maturi, nonostante la violenza mostrata riguardi personaggi super deformed e non sia mai esplicita.
Tornando ai difetti, alcuni livelli soffrono di ripetitività eccessiva e sembrano essere presenti solo per allungare il tutto: vero, i diversi cappelli utilizzabili rendono il backtracking interessante e personalizzabile, la Boss Mode permette di cimentarsi in una sfida ulteriore, ma di più non c’è.
Le sezioni da affrontare nei panni dei personaggi umani (ce ne sono alcune obbligate), nonostante riescano a dare un po’ di varietà, sono piuttosto legnose e non giocabili quanto i livelli in cui controlliamo il nostro tondo eroe.
Ed è un peccato, perché con un po’ di varietà in più, qualche livello filler in meno e un aspetto più caratterizzato, Save me Mr Tako: Tasukete Tako-San poteva essere un gioco davvero all’altezza di quelli ai quali si ispira.
Così com’è, grazie soprattutto alla storia narrata, rimarrà un gioco che piacerà sicuramente a chi volesse dargli una chance, ma che rischia di perdersi nel mare infinito di indie dal sapore nostalgico.

Perché sì:
Perché no:
  • Storia coinvolgente
  • Look piacevole

 

  • Non originalissimo
  • A tratti ripetitivo

Storia

Look

Kalyth - Biografia

Gamer da quando aveva 6 anni, si guadagna da vivere lavorando nel campo della localizzazione, anche di titoli a tripla A. Scrive e si occupa del medium videoludico da sempre, e i suoi generi preferiti sono gli rpg, le avventure e tutti quelli in cui la narrazione la fa da padrona.