Pillars of Eternity 2: Deadfire – Beast of Winter

I 3 Pilastri di Obsidian - Parte 2

Pubblicato il 25/09/18 da RickyAll
recensione
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Pillars of Eternity 2: Deadfire – Beast of Winter

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Per la seconda parte dei tre Pilastri di Obsidian andremo a scoprire le gelide terre di The Dead Floe, origine di un innaturale gelo in espansione nell’arcipelago di Mortafiamma e casa di una singolare setta devota al dio Rymrgand, divinità rappresentatrice di tutte le manifestazioni di collasso e distruzione, come morte, carestia, epidemie e sconvolgimenti climatici.

Ci allontaneremo dunque dai climi tropicali tipici di Deadfire, spostandoci in un setting prettamente montuoso, quasi polare, sebbene di fatto la location di Beast of Winter, questo è il nome del DLC che andremo ad analizzare (oltre a essere lo pseudonimo del dio Rymrgand), sia pur sempre un’isola. A causa della natura glaciale della location nella quale è ambientato non ho potuto fare a meno di paragonare Beast of Winter a The White March, DLC in due parti del primo capitolo della saga ambientata a Eora, per le numerose similitudini presenti tra i due contenuti scaricabili, incentrati entrambi sull’influenza divina esercitata sul pianeta e su chi lo abita, sebbene Beast of Winter svolga la sua narrazione su temi ben più disfattistici e profetici rispetto a La Biancamarca (traduzione di The White March nella localizzazione italiana dell’originale Pillars of Eternity). Di conseguenza potreste vedere in questo scritto dei confronti tra i due contenuti scaricabili, in quanto, a mio avviso, sono collegati tra loro ben oltre la semplice appartenenza alla stessa saga.

Fatte le dovute promesse, proseguiamo verso l’analisi del DLC: vi consiglio di munirvi pelliccia invernale, perché le fauci della Bestia dell’Inverno sono estremamente mordaci.

“Winter is coming.”

Beast of Winter viene presentato come una storia parallela rispetto alla trama principale di Pillars of Eternity 2: Deadfire, la quale, per chi non ha ancora avuto modo di giocare il gioco vanilla, è incentrata attorno a Eothas, antico dio della redenzione e della bontà che, in ribellione rispetto al resto del pantheon Eoriano, è intervenuto direttamente nel mondo dei mortali portando con sé catastrofi e guerre sante (concetti ben lontani dal portfolio per cui era conosciuto e venerato) senza che nessuno, dèi compresi, conoscesse le sue ragioni.

Al contrario, questa espansione è completamente incentrata attorno al dio Rymrgand, come già affermato in precedenza, il quale sembra sia la causa di una glaciazione innaturale che si sta espandendo dall’isola ove il contenuto scaricabile è ambientato. L’aggancio di trama che ci guiderà verso Harbinger’s Watch (villaggio situato nell’isola di The Dead Floe) è la lettera di Vatnir, un Death Godlike (razza di umanoidi le cui fattezze riconducono a una divinità Eoriana) capo di una singolare setta disfattista che venera la Bestia dell’Inverno, presagendo la fine del mondo a causa dell’avvento di un’era glaciale.

La trama di questo contenuto scaricabile è perfettamente inserita nel contesto della lore narrata dai due Pillars of Eternity: l’eterna incomprensione tra la natura divina e quella dei mortali i quali, per una moltitudine di ragioni, spesso tendono a estremizzare la loro fede, arrivando quasi alla totale idolatria della divinità prescelta, vedendo nei suoi dettami un disegno della realtà che è imperativo, quasi dogmatico. Chiunque abbia giocato i due capitoli della saga sa bene che le divinità di Pillars of Eternity, al contrario, sono esattamente l’opposto di quanto detto finora: a parte una singola eccezione (cioè Hylea, dea dei cieli e delle creature alate), gli dèi sono esseri estremamente egocentrici e rappresentazione assoluta dei difetti delle creature mortali: per loro i Kith (sostantivo che si riferisce a tutte le razze di umanoidi senzienti all’interno del gioco) non sono altro se non pedine nella scacchiera che conosciamo come Eora.

Ci tengo a ribadire come i temi affrontati siano gli stessi di The White March, in chiave più disfattista ma ugualmente affascinanti, carichi di simbolismi e di un’aura quasi sacrilega. Peccato per la breve durata di una storyline così interessante che, anche dilettandosi nelle varie sub-quest che Beast of Winter offre, va dalle cinque alle sette ore di gioco. Debbo ammettere che speravo in un qualcosa di più longevo.

Vi presento Vatnir, il Death Godlike che si aggiungerà al party in Beast of Winter. Che adorabile faccino.

Altro elemento perfettamente realizzato in Beast of Winter è l’interazione che i membri del party hanno con le location e con le sfide che questo contenuto scaricabile ci offre.

In primis vi è Vatnir, nuovo sidekick introdotto proprio in questo DLC. Il leader del culto disfattista ci seguirà infatti nelle nostre avventure (non esattamente di sua spontanea volontà). Il Death Godlike può essere reclutato come Priest (singola classe) oppure come Zealot (Priest + Rogue) o infine come Celebrant (Priest + Chanter). A livello di gameplay (perlomeno nella sua versione Priest, cioè quella che ho testato) Vatnir funge da potente debuffer, in grado di infliggere DoT ocondizioni negative ai suoi avversari, e, occasionalmente, da nuker grazie ai suoi incantesimi di ghiaccio, coerenti con la sua appartenenza al credo di Rymrgand.
Parlando invece della sua interazione col resto del party Vatnir, sebbene non sia un companion in tutto e per tutto, ha varie linee di dialogo, ricche sia della sua storia personale (che non vi racconto per non rovinarvi la sorpresa) sia di un black humor ben strutturato e in linea con la natura del personaggio, un Death Godlike appunto.

Altro elemento che merita di essere menzionato è Ydwin, altro sidekick già presente nella versione vanilla di Pillars of Eternity 2: Deadfire, il quale, come già affermato da Brandon Adler nell’intervista concessaci da Obsidian alla Gamescom, risulta essere stato espanso in interattività con l’ambiente e gli NPC che incontreremo nel gioco, con mia grande sorpresa e soddisfazione, in quanto ritengo che Ydwin sia uno dei personaggi più interessanti del secondo capitolo di Pillars of Eternity.
La Glamfellen (nome in-game degli elfi pallidi), provenendo da remota zona glaciale (chiamata The White that Wends) del pianeta dominata da culti disfattisti ai quali lei si è ribellata in gioventù, non risparmierà continue battute sarcastiche dal cipiglio sapiente e acculturato alla popolazione locale. È evidente quanto Obsidian si sia impegnata per renderla un personaggio profondo e ricco di interazioni. Ben fatto.

Signore e signori, vi presento Il Messaggero. Qualcuno ha detto Drago della Morte?

Dulcis in fundo, Beast of Winter porta con sé una serie di scontri d’impatto, in particolare contro cultisti e, soprattutto, contro draghi asserviti alla volontà di Rymngard, o addirittura manifestazioni della sua stessa volontà. Sia gli scontri comuni che quelli contro boss sono degni di nota e necessitano un utilizzo discreto di materia grigia per essere affrontati in scioltezza (è da precisare che ho affrontato l’espansione a difficoltà Veterano). Purtroppo però, nonostante il dichiarato impegno di Obsidian nel voler ri-bilanciare il gioco, il livello di sfida è mediamente più basso rispetto al primo capitolo, sebbene ciò sia forse attribuibile a una mia esperienza col motore di gioco più profonda rispetto a quando affrontai per la prima volta Pillars of Eternity.

In conclusione, Beast of Winter è un’eccellente contenuto scaricabile che si avvicina molto alla qualità di The White March, non raggiungendola di un soffio. La trama è ben sviluppata, sebbene piuttosto breve, ma essendo completamente scollegata dalla trama principale non compromette la qualità del gioco vanilla a un eventuale nuovo acquirente, il quale può tranquillamente provare il gioco principale prima di gettarsi fra le fauci dell’inverno.

Ci leggiamo a breve per la terza e ultima parte dei Pilastri di Obsidian, dedicata al nuovo DLC in uscita per Pillars of Eternity 2: Deadfire, chiamato Seeker, Slayer, Survivor.

Perché sì:
Perché no:
  • Narrazione
  • Interazione coi companion

 

  • Poco longevo

 

Winter is Coming.

Again.

RickyAll - Biografia

Al secolo Riccardo Allegretti (no, il mio nickname non significa Riccardo Tutto e sì, sono una persona molto fantasiosa). Videogiocatore quasi a 360 gradi, recensore a 720, persona a 1080p. Come avrete notato, ho molti talenti, ma non la simpatia. RPG Master Race!