Omensight

Salva la Sacerdotessa, salva il mondo

Pubblicato il 16/06/18 da Jack Ryder
recensione
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Omensight

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Un aforisma molto comune è “quello che conta è il viaggio, non la destinazione”. Questa frase è particolarmente vera riguardo al gioco che andiamo a trattare oggi e il modo in cui ha concluso la mia esperienza. Non una cattiva esperienza, chiariamoci, non potevo chiedere cabina e compagni di viaggio migliori, ma a pochi metri dal capolinea…

Inoltre il paesaggio che si vede dal finestrino è un amore.

Facciamo un passo indietro: Omensight è un action-picchiaduro, misto ad avventura investigativa, creato da Spearhead Games come seguito spirituale di Stories: The Path of Destinies, dal quale riprende e reinventa alcune idee. Innanzitutto ci riporta allo stesso universo narrativo (ma in una zona o era differenti, non viene mai specificato), nella terra di Urralia, minacciata dall’incombente fine del mondo.
La premessa è molto semplice: l’Impero di Pygaria muove guerra alla nazioncina indipendente di Rodentia, conflitto che non si trasforma in massacro solo grazie alla Sacerdotessa, la più alta autorità religiosa, che funge da paciere tra le nazioni. Tragedia vuole che Vera, la Sacerdotessa, venga assassinata. Il conflitto immediatamente si trasforma in un bagno di sangue, il che porta al risveglio del dio Voden, che procede, seduta stante, a porre la parola fine all’universo.
Noi vestiamo i panni dell’Harbinger, guerriera divina invocata nel momento dell’imminente tragedia. Il nostro scopo: scoprire chi ha ucciso la sacerdotessa, salvare la sua anima e bloccare così il risveglio di Voden.

Non vogliamo mica che il mondo si riduca così, eh?

Non basta un giorno per sbrogliare la fitta matassa di politica, tensioni e rancori personali tra tutte le fazioni in conflitto. Qui ci viene in aiuto la meccanica su cui si basa l’intero gioco: alla fine di ogni giornata, pochi secondi prima dell’apocalisse, ci è permesso riavvolgere il tempo e reiniziare da capo. All’inizio di ogni giorno possiamo scegliere uno dei quattro personaggi attorno ai quali ruota la storia e seguirli durante la loro avventura. Ognuno di essi ci conduce a indizi che permettono, in seguito, di alterare radicalmente il loro percorso e arrivare a conclusioni completamente nuove.

Per usare un termine scientifico, è una “figata atomica”. Non solo è un’idea vincente, è anche supportata da un’ottima sceneggiatura. I quattro protagonisti sono forti e memorabili, seguendoli ci è permesso osservare il conflitto da ogni prospettiva, dai pezzenti ribelli al crudele Imperatore Indrik che ha dato inizio al conflitto. Sparsi per i livelli ci sono numerosi diari, che ho avidamente collezionato nel corso dell’avventura. A una prima occhiata potrebbero sembrare inutili, ma raccontano importanti vicende passate dei protagonisti, svelando come sono diventati le persone che vediamo e i modi in cui le loro vite si sono intrecciate.
Più giocavo Omensight, più volevo sapere. Ho rigiocato ogni giornata più volte per guardare tutte le variazioni e trovare ogni indizio. Considerando che vuole essere un gioco investigativo, direi che il risultato è assolutamente positivo.

Nel nostro viaggio esploreremo quattro diverse zone di Urralia, tutte esteticamente splendide.

Omensight tenta di tenere allo stesso tempo il cervello sveglio e le mani allenate, combinando l’investigazione con un sistema di combattimento ispirato dai classici dell’action-picchiaduro. Si tratta della stessa idea già tentata con Stories, ma qui molto meglio realizzata. Spearhead Games ha capito che l’eccessiva semplicità del predecessore portava a una certa monotonia, qualcosa di inaccettabile per un gioco che ruota attorno all’essere completato più e più volte. Omensight si appoggia a un sistema di combattimento ben più raffinato, che unisce semplici combo di attacchi leggeri e pesanti a svariati poteri magici.
Una volta sbloccato l’intero arsenale è possibile creare scene folli, come rallentare il tempo ad area, raccogliere un barile esplosivo e lanciarlo contro una colonna fragile, teletrasportarsi lontano dalla futura esplosione, lanciare quattro proiettili contro bersagli diversi e lasciare che il tempo riprenda a scorrere normalmente, per poi godersi la reazione a catena.
In tutta franchezza, arrivati alla decina di ore di gioco perfino questo sistema di combattimento perde un po’ del suo charme, ma a quel punto la fine della storia è dietro l’angolo. Il periodo di stanca non dura abbastanza da essere un peso.

Il combattimento è ben animato e spettacolare, oltre a essere divertente da giocare.

Restando in tema di differenze dal predecessore, Stories si giocava come una storia a bivi, con numerose ramificazioni dallo stesso inizio. Omensight è l’esatto opposto, con tanti rami narrativi che collimano in un solo tronco. Come ho anticipato, questo gioco ha un unico difetto e, tristemente, è proprio il modo in cui le trame convergono verso la fine. A scongiuro di spoiler (odierei rovinare una storia così ben raccontata), resterò vago, ma è un punto che devo assolutamente affrontare, in quanto ha inasprito il mio giudizio su un gioco, fino ad allora, assolutamente eccellente.
L’unico difetto di Omensight è avere un solo finale. Immaginate di essere nei miei panni (mi dispiace per l’immagine mentale), siete completamente assorbiti dalla trama e rigiocate ogni scenario multiple volte per completare l’investigazione, solo per scoprire che la conclusione del mistero è la stessa indipendentemente da quanto sappiamo. Non è possibile additare il colpevole sbagliato, non è possibile alterare alcuni momenti rilevanti del giorno finale, nonostante abbiamo scoperto a quali conclusioni portano. Il finale è uno solo e raggiunto tramite poche azioni chiave obbligatorie, tutto il resto è inutile.

Ogni livello ha set-piece unici che, nel corso dell’avventura, vedremo da prospettive diverse.

Dico inutile, ma in realtà non è così. Come ho detto, quello che conta è il viaggio e quello nel mondo di Omensight è delizioso. Scoprire di più su ogni personaggio e aspetto del mondo nel quale vivono è una ricompensa che vale per sé stessa. È il piacere di sapere di più su qualcuno a cui ti sei genuinamente affezionato, non importa che a livello di gameplay il beneficio sia ben poco.

Omensight è una vera gemma, lo dico col cuore. Non posso consigliare abbastanza di dargli una chance. Lasciate che vi catturi, tanto con la trama, quanto col combattimento. La mancanza di finali multipli è una grossa delusione, ma il resto dell’esperienza è un gioiello che brilla forte.

Perché sì:
Perché no:
  • Trama solida
  • Personaggi carismatici
  • Combattimento divertente
  • Grafica da baciare

 

  • Un solo finale
  • Boss troppo facili
  • Musiche carine, ma poco memorabili

INTRIGO

ESTETICA

SISTEMA DI COMBATTIMENTO

Jack Ryder - Biografia

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.