Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno – Recensione

Il ritorno di Level-5 in casa Sony

Pubblicato il 13/04/18 da Aymeric
recensione
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Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno – Recensione

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Tutti, anche gli omaccioni nerboruti che non si interessano di cultura giapponese e anime, conoscono almeno per sentito dire il nome di Hayao Miyazaki e del suo Studio Ghibli. Anch’io, soprattutto agli albori della mia iniziazione weeb, lo conoscevo bene. D’altronde sono cresciuto con Conan il ragazzo del futuro, ho rivisto almeno una trentina di volte Princess Mononoke e mi sono emozionato quando La città incantata è riuscito a strappare l’Oscar per il miglior film d’animazione, nonostante l’agguerrita concorrenza di due film Disney, entrando nella storia come primo anime a vincere l’ambita statuetta.

Potete quindi immaginare, nel mio periodo Xbox 360, quale gioco abbia convinto il me stesso di sette anni fa a mettere le mani su una PlayStation 3: bravi, proprio Ni no Kuni.
Ni no Kuni nacque come remake di un piccolo esperimento per Nintendo DS uscito sul suolo giapponese, un RPG sperimentale sviluppato da Level-5 in collaborazione con Studio Ghibli, il cui gameplay verteva sulla lettura di un piccolo libricino cartaceo, il quale racchiudeva al suo interno indizi utili a risolvere gli enigmi proposti, oltre alle informazioni riguardanti i vari famigli del gioco, creature magiche catturabili e utilizzabili in battaglia.

Alcune scene sono molto suggestive, anche senza cutscene animate.

Il particolare mix tra gioco di ruolo digitale e cartaceo, sommato alla collaborazione di uno dei miei studi d’animazione preferiti, ovviamente accese il mio interesse ma, purtroppo per noi occidentali, la versione portatile non venne mai esportata. Passarono gli anni e finalmente fece capolino in Europa il remake, con addirittura un intero arco narrativo finale in più, in esclusiva per la (al tempo) ammiraglia Sony. Certo, si era perso il mix tra digitale e cartaceo (anche se la collector’s edition conteneva una replica del libro di incantesimi di Oliver, identico al libretto della versione DS), ma Studio Ghibli era rimasto e, tutto sommato, il primo Ni no Kuni si rivelò alla prova dei fatti un gioco interessante e godibile, anche se non esente da problemi. La stessa sorte è toccata a Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno, primo JRPG di Level-5 per Playstation 4 e PC, vediamo perché:

Partito “male”, con l’abbandono della barca da parte di Studio Ghibli, Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno è stato comunque “graziato”, in quanto due esponenti di spicco della squadra di Miyazaki hanno continuato la collaborazione: Yoshiyuki Momose al character design e Joe Hisaishi alla composizione della stupenda colonna sonora. Ovviamente, rimasto senza uno studio di animazione alle spalle, il sequel non può contare sulle cutscene animate del predecessore, ma il tratto tipico dello Studio, nei personaggi ideati da Momose, rimane inconfondibile e piacevole da vedere, così come gli ambienti, che risultano molto ispirati e fiabeschi, in linea con quelli del primo episodio. Purtroppo la mappa del mondo risulta meno bella da vedere e piuttosto anonima rispetto a zone più circoscritte, il che è un gran peccato; inoltre la scelta di utilizzare versioni chibi dei protagonisti sulla mappa, i quali risultano strani se messi a confronto con i modelli dei mostri, visualizzati in proporzioni standard, non mi è sembrata affatto oculata. Personalmente avrei preferito l’utilizzo dei modelli a proporzioni normali dei personaggi, come avveniva nel primo episodio.

I cioffi in tutta la loro eccezionale beltà.

Il cambiamento sicuramente più sostanziale rispetto alla passata avventura lo si nota affrontando i nemici: se prima si comandavano i famigli e i membri del party in un misto tra RPG a turni e action, in Revenant Kingdom la parte action prende il sopravvento: controlleremo un personaggio alla volta, in un party di tre, con la facoltà di muoverci, attaccare, schivare, difenderci e lanciare magie in tutta libertà, senza dover attendere il nostro turno. Questa scelta va a risolvere uno dei più grandi problemi del primo episodio, in quanto la difficoltà del gioco subiva un’artificiosa impennata nel momento in cui ci trovavamo a dover gestire ben sei personaggi all’unisono; c’è da dire però che l’approccio action ha portato all’esatto rovescio della medaglia poiché i combattimenti, per gran parte dell’avventura, risulteranno troppo facili.

A meno che non passiate il tempo a fuggire da ogni singolo scontro vi ritroverete, prima del penultimo capitolo, a un livello pari o superiore rispetto ai nemici e, senza troppa fatica, distruggerete qualsiasi minaccia con un paio di colpi di spada, anche senza l’ausilio dell’Equalizzatore, uno speciale mixer in grado di donare un vantaggio rispetto a certi nemici, una maggior quantità di esperienza oppure equipaggiamenti migliori al termine di una battaglia.

I labirinti onirici alzano il livello di sfida generale.

Per fortuna, dal penultimo capitolo in avanti, la curva di difficoltà aumenta considerevolmente, richiedendo al giocatore un maggiore impegno nei combattimenti e l’utilizzo di schivate, abilità e cioffi, piccoli spiritelli simili ai kodama di Princess Mononoke, che seguono il giocatore ( con un massimo di quattro) in battaglia: ogni cioffo è legato a un elemento, ha abilità passive e attive (interagendo nel momento in cui il gruppetto di spiriti sarà circondato da un cerchio di luce) e può essere assorbito per potenziare un’abilità. L’aggiunta dei cioffi incarna l’animo collezionista del precedente capitolo, rappresentato dai famigli, in maniera meno ispirata nel design ma più interessante a livello di meccaniche, dato che ogni cioffo ha un suo ruolo specifico, che spesso ci salverà la pelle.

Il problema principale però non risiede nella difficoltà, in quanto esistono missioni alternative adatte a chiunque voglia un maggiore grado di sfida. Maggiore difficoltà che Level-5 ha introdotto nella forma dei labirinti onirici, ovvero dungeon generati casualmente che aumentano di difficoltà in base al tempo trascorsovi, dei mostri del maleficio, versioni maledette e più potenti dei mostri comuni e delle battaglie campali, nuova modalità di gioco in cui dovremo guidare in battaglia quattro eserciti: una specie di gioco nel gioco, una modalità RTS estremamente semplificata ma abbastanza divertente, tanto da creare dipendenza.

La modalità RTS, per quanto semplice, è una delle parti più riuscite del gioco.

Il vero problema risiede nella trama: seppur serva fin dall’inizio le migliori idee sul piatto e termini con alcune sequenze davvero stupende, quasi tutto l’intreccio che sta nel mezzo si trascina a forza. Certo, pure il primo episodio non brillava per originalità e per caratterizzzione dei personaggi; era chiaro che si cercasse di raccontare una fiaba, come in alcuni film dello Studio Ghibli quali Il mio vicino Totoro o Ponyo sulla Scogliera, però ho notato un netto calo nella qualità di scrittura. Come accennavo, la partenza è delle migliori: Roland, rappresentante di spicco della società, dopo un tremendo avvenimento si ritrova teletrasportato a Gatmandù, uno dei regni, governato dai Felinidi, di Ni no Kuni, dove è in corso un colpo di stato da parte dell’ex gran visir di Re Leopold, Ratoleon, un Murinide in cerca di vendetta dopo gli anni di sfruttamento della sua razza. Qui Roland incontra Evan, giovane erede al trono Felinide ora in pericolo, e lo aiuta a fuggire. Dopo una grave perdita, Evan decide di partire e fondare il suo nuovo regno, Eostaria.

Un ottimo esempio di umorismo durante la trama.

Di base l’incipit funziona, ma è proprio ciò che muove Evan che ha un che di ingenuo e utopico: egli sogna di creare un regno per allearsi con tutte le razze del mondo, facendo sì che tutti convivano in pace. Di per sé questo non sarebbe un male, di obiettivi utopici ne ho visti molti nel corso dei miei anni da videogiocatore, ma è il modo con cui Evan pian piano riesce a ottenere il favore degli altri popoli a risultare molto infantile e smielato. Non vengono messe sul piatto questioni politiche, attriti tra razze o problematiche interne ai regni se non in rari casi, anch’essi risolti con il potere dell’amore. Per una trama con un potenziale profondo e che sfiora tematiche quali il razzismo, il peso della corona, il destino di un regno, appunto, mi è sembrato tutto archiviato con troppa semplicità. Per fortuna nelle ultime fasi di gioco alcuni plot twist donano un po’ di peso alla trama. Ho anche apprezzato la crescita di un personaggio in particolare che, ahimè, non è Evan.

Sia fatta lode alla modalità gestionale!

A risollevare un pelo la questione trama intervengono le missioni secondarie, che richiedono la sconfitta di certi nemici, la raccolta di vari materiali o la vittoria di alcune battaglie campali. La maggior parte è direttamente collegata a personaggi secondari, piuttosto ben caratterizzati, in quanto ognuno di essi è scontento di come viene gestito il suo attuale regno di residenza, oppure cerca nuovi sbocchi lavorativi o, semplicemente, vuole seguirci perché crede nel nostro ideale. Noi saremo pronti a dimostrargli che hanno ragione, ovviamente esaudendo le loro richieste.

Ogni personaggio reclutato durante una subquest verrà aggiunto al roster di talenti presenti a Eostaria, oltre a poter essere assegnato come operaio in vari edifici, edificabili nel regno tramite un minigioco gestionale molto interessante e ben curato. Ogni ora guadagneremo denaro spendibile in upgrades o ricerche, che andranno a migliorare le performance in battaglia.
Alcuni edifici permetteranno anche di craftare equipaggiamento migliore rispetto a quello sparso per il mondo.

Ni no Kuni II, in soldoni, va a migliorare alcuni aspetti del primo capitolo, perdendo però smalto in altri. Si tratta di un gioco divertente, vario nel gameplay, che vi terrà impegnati per molte ore. Se però cercate un JRPG difficile, con una trama seria e impegnata, rimarrete delusi. Detto questo, il ritorno di Level-5 in casa Sony è comunque di buon livello, forse avrebbe potuto osare di più, ma rimane comunque un ottimo esordio nell’attuale generazione.

Nota dell’editor: il 5 aprile 2018 è venuto a mancare Isao Takahata, cofondatóre con Hayao Miyazaki dello Studio Ghibli e regista, tra gli altri, di Una tomba per le lucciole.  Mi sembrava doveroso tributargli un pensiero.

Perché sì:
Perché no:
  • Modalità RTS divertente
  • Battle system interessante e divertente...
  • Gestione del regno assuefacente

 

  • Trama abbastanza infantile
  • ...ma che rende tutto troppo facile

My life as a king.

Cioffi

Daje!

KACCIALISOLDI!

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.