NBA 2K19

The grind

Pubblicato il 06/10/18 da Rednek
recensione

NBA 2K19

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Anche quest’anno mi trovo a raccontare delle vicende cestistiche di NBA 2K, gioco che mi accompagna da tempo, nel bene e nel male.
La serie di 2K ha avuto indubbiamente alti e bassi nel corso degli anni, e così come Fifa, pur avendo una concorrenza, si può tranquillamente dire che ha un monopolio di mercato sui giochi di basket. Per quanto io possa apprezzare il lavoro fatto dal team per portare ogni anno quella che è senza ombra di dubbio la migliore esperienza singleplayer nel panorama dei giochi sportivi sotto il nome di MyCareer, credo sia arrivato il momento di esternare il mio disappunto. Il monopolio di 2K ha portato nel corso degli anni ad un lavoro sempre meno spontaneo e divertente. La mancanza di una concorrenza all’altezza lascia il gioco in un limbo stagnate che vede ogni anno che passa l’implementazione di feature e meccaniche volte a spillare soldi al giocatore. Questa pratica, specialmente fuori dai confini delle modalità ultimate team, deve finire, perché sta togliendo il divertimento dal gioco.

Ben Simmons, il volto della giovane Philadelphia

Pur essendo ormai veterano della serie sono scarso, e quindi non mi cimento nelle modalità multigiocatore del titolo, di conseguenza la recensione si concentrerà anche quest’anno sulla carriera più che su MyTeam e simili, che comunque rimangono, meccaniche alla mano, delle validissime offerte di gioco. Con questo detto, possiamo prendere l’aereo e volare in Cina, da dove comincia la nostra avventura in MyCareer.

A differenza dell’anno scorso, il prologo della carriera è particolarmente lungo e pieno di storia, il che non fa altro che rendermi felice. Le problematiche arrivano quando il prologo finisce e ci si ritrova in città. La planimetria e alcuni dei negozi sono diversi dall’anno precedente, ma il problema di fondo rimane: il mio giocatore è talmente basso di statistiche che ha la labirintite e devo usare VP (currency premium acquisibile in game completando partite e varie attività, oppure pagando soldi reali) per poter fare qualsiasi cosa.

Giannis Antetokounmpo è il cover athlete di NBA 2k19

Alzare le statistiche, come al solito, mi costa una montagna di VP: cambiare taglio di capelli, tatuarsi, comprarsi accessori e vestiti… tutto costa, e il prezzo è salato. Capisco ci debba essere una progressione, capisco che i vestiti costino… Capisco tutto, ma il mio personaggio è affetto da autismo quando gioca a basket, il che mi fa guadagnare poco, il minutaggio non aiuta, e tutto costa un braccio. Ovviamente direi che abbiamo un problema che parte dal fatto che non voglio pagare per poter giocare tranquillo ad un contenuto singleplayer. Intendiamoci molto chiaramente: volessi grindare come un pazzo, andrei a giocarmi un MMO coreano, invece voglio giocare a basket.

Il “lavapiatti” mi somiglia in maniera inquietante

È inutile dire che le basi del gioco ci sono, il gameplay è solido come sempre, e l’esperienza da parte del team si fa sentire; potrei tranquillamente ripetere quello che dico ogni anno sul franchise. In NBA 2K19 funziona tutto bene: come ogni anno, i valori di produzione sono alti e, pad alla mano, non delude le aspettative. Semplicemente i problemi sono altri e ho deciso che quest’anno non li lascio correre. Insomma, sotto il cofano NBA 2K19 ha un buon gioco, valido e croccante, con una buona storia, e si merita il posto che gli spetta tra i giochi sportivi; ma il peso sempre crescente e l’invasività delle sue microtransazioni per quanto mi riguarda hanno raggiunto il punto di rottura.

Paul George has come to town!

In conclusione, consiglio il gioco a chiunque è interessato, ma per quanto sia solido e divertente il gameplay, siate preparati a grindare… e tanto.

Perché sì:
Perché no:
  • Il gameplay rimane solido anno dopo anno
  • Storia che non delude le aspettative

 

  • Le microtransazioni mi hanno tolto la voglia di giocarci

Storia

Il "lavapiatti"

Rednek - Biografia

C'e' poco da dire, chi non sceglie Charmander come starter chiede arroganza, chi fa l'ingegnere su Guns of Icarus chiede arroganza, i programmatori di Asmandez pretendono che l'arroganza si abbatta su di loro. Non ho detto nulla di me stesso o forse, perche' mi arrogo il diritto di non farlo.