Moss

Le mirabolanti avventure di una topolina di campagna

Pubblicato il 16/03/18 da trillo81
recensione
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Moss

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È inutile usare tanti giri di parole: Moss è un capolavoro, e uno dei videogiochi più belli che abbia mai giocato.
Avete presente quella sensazione di meraviglia, quel sorriso che neanche vi accorgete di avere, quando vi trovate di fronte a qualcosa di incommensurabilmente bello? Giocando a Moss non è mai scomparso dalla mia faccia, neanche per un secondo.

Ma partiamo dal principio: è il 2015, alcuni membri di Bungie, affascinati dalle potenzialità e dalla crescita esponenziale della realtà virtuale, decidono di lasciare la software house che ha dato i natali a Halo e Destiny per mettersi in proprio. Da Bellevue a Seattle la distanza non è molta, 9,86 km per la precisione, ma la visione e il modo di intendere il medium al momento non potrebbero essere più diversi. Gli esuli, capitanati dal veterano Tam Armstrong, decidono così di fondare Polyarc. Se Bungie, sotto lo stretto controllo di Activision,  si è affidata a un prudente more of the same per dare vita al seguito del suo successo planetario, i quindici membri di Polyarc hanno deciso di osare lanciando una nuova IP, per di più in esclusiva Playstation VR, non la più semplice delle strade da intraprendere se stai sviluppando il tuo gioco di esordio.

Il primo impatto con Moss è straniante. Indossato il visore ci ritroviamo nella navata di una chiesa, intenti a fissare un tomo dall’aspetto antico ed elegante, simile a quelli che erano soliti incidere gli amanuensi nelle abbazie medievali.
Voltata la prima pagina ci accoglie una voce suadente, che inizia a raccontare: “Tutto scorreva tranquillo nella foresta, animali e folletti vivevano in completa armonia, anche se una minaccia incombeva all’orizzonte. In quella che venne poi chiamata Notte di Brace delle creature minacciose scesero dal cielo e uccisero il re dei topi, gettandolo dalla torre più alta del suo castello. Subito dopo il serpente Sarffog e le sue armate emersero dal sottosuolo per devastare il maniero, alla ricerca di un oggetto capace di donare poteri al di là di ogni comprensione, una delle leggendarie Reliquie di Cristallo. Le guardie del re combatterono valorosamente ma il castello divenne presto dominio e dimora dell’Arcano Sarffog, anche se la reliquia non fu mai ritrovata. Mentre Sir Argus, comandante della guardia reale dei topi, conduceva i superstiti al sicuro, un folletto della foresta, possessore di una delle leggendarie reliquie, tentò di sconfiggere il malvagio serpente. Sarffog ebbe però la meglio, e al povero folletto non rimase che un ultimo sacrificio, morire sigillando l’entrata del castello, così da impedire alle armate dell‘Arcano di impossessarsi della reliquia.

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La chiesa dove inizia la nostra avventura.

Tutto questo è raccontato attraverso deliziose illustrazioni animate, che prendono vita ogni volta che giriamo una pagina. Finito il racconto ci ritroviamo in una radura, la stessa dove il folletto della fiaba appena ascoltata ha esalato gli ultimi respiri. È in questo luogo, all’apparenza idilliaco, che fa la sua entrata in scena la protagonista della nostra storia, Quill, una simpatica topolina intenta a esplorare i dintorni della sua abitazione, piena di spirito avventuriero ma costantemente in ansia a causa del coprifuoco impostole da suo zio, Sir Argus.
Dopo essere scampato per un pelo alla notte di Brace, l’ex comandante della guardia reale conduce una vita tranquilla, e auspica lo stesso per la sua nipotina. La giovane roditrice invece non vuole saperne di stare a casa, e in una delle sue frequenti esplorazioni si imbatte in un oggetto luccicante, si, è proprio la leggendaria Reliquia di Cristallo, appartenuta al folletto che ha dato la vita per combattere Sarffog. Il ritrovamento della reliquia però metterà Quill nei guai, costringendola a intraprendere un lungo viaggio a ritroso, verso il castello dove tutto ebbe inizio.
È qua che entriamo in azione: la reliquia infatti dona a Quill il potere di interagire con il Lettore, una misteriosa entità capace di manipolare il mondo che la circonda. E indovinate a chi spetterà il compito di vestirne i panni? Bravi, proprio a noi, possessori del talismano comunemente noto come DualShock 4. La protagonista sarà quindi consapevole della nostra presenza, e questo è uno degli elementi che contribuisce a rendere Moss un gioco così magico.

Nei panni del Lettore potremo “toccare” lo scenario, bloccando temporaneamente i nemici di Quill, spostando piattaforme, azionando interruttori, o curandola in caso venga colpita.
A differenza di quello che avviene normalmente, il fatto che la protagonista “sappia” che la stiamo aiutando e la maggiore immersione garantita dalla realtà virtuale concorrono ad aumentare la sospensione dell’incredulità e il coinvolgimento del giocatore, creando così da subito una forte empatia verso la topolina di cui abbiamo assunto il controllo.
Non che sia la prima volta in cui viene utilizzato questo escamotage, per esempio lo avevano sfruttato i Supergiant Games in Pyre , uscito nel luglio 2017. Ma la tridimensionalità ricreata grazie alla realtà virtuale rende Moss un unicum nell’attuale panorama videoludico, un’esperienza originale e appagante, impossibile da ricreare attraverso altri mezzi. Addirittura guardando un ruscello vedremo il nostro riflesso! La sensazione di immersione è totale, anche grazie ai continui ammiccamenti di Quill nei nostri confronti.
Se non è intenta a combattere o a risolvere enigmi infatti la topolina ci guarderà incuriosita, mentre quando la aiuteremo concretamente a superare un ostacolo, spostando per lei una piattaforma, ci darà un entusiastico high five; e il bello è che potremo contraccambiare.
Sarà persino possibile accarezzarla, e se all’inizio Quill apprezzerà moltissimo, dopo un po’ si ritrarrà infastidita, conscia del tempo che le stiamo facendo perdere. I controlli del gioco sono semplici e intuitivi: un tasto per attaccare, uno per saltare, uno per schivare, mentre il dorsale destro è deputato alle interazioni del Lettore con il mondo di gioco. La nostra influenza è rappresentata da un luminescente globo azzurro, basterà avvicinarlo all’oggetto desiderato e premere R2, e la magia avrà inizio.

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L’aspetto del Lettore è mutuato chiaramente da Senza-Volto de La città incantata.

Non che Moss cerchi di reinventare la ruota. È un actionadventure nella più canonica accezione del termine, che alterna fasi di esplorazione, combattimenti, un po’ di platform ed enigmi ambientali. Quello che lo distingue dagli altri giochi dello stesso genere è la cura maniacale riposta in ogni suo aspetto. Il viaggio intrapreso da Quill è scandito dall’alternarsi di schermate fisse, con inquadrature predefinite, ognuna delle quali è un piccolo diorama, dettagliato in ogni minima parte, trasformando quello che poteva essere un limite in uno dei maggiori pregi del titolo.

Che sia la casupola dove Quill vive con lo zio, una radura circondata dagli alberi, il lago dove i topolini vanno a pescare, un vecchio pub abbandonato o i corridoi dell’antico castello, non potrete fare a meno di rimanere a bocca aperta di fronte a una tale maestria “realizzativa”. Il mondo in miniatura dove si svolgono le avventure fiabesche narrate in Moss è semplicemente splendido e non nascondo di avere trascorso interi minuti solo osservandolo. Ogni schermata corrisponde a una pagina del libro nel quale vengono narrate le gesta di Argus, del serpente Sarffog, della giovane Quill e del Lettore, a ricordarcelo sarà l’effetto sonoro che sentiremo al completamento di ogni area. Tra l’una e l’altra passeranno un paio di secondi di caricamento, un fastidio decisamente veniale.

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Un esempio della cura maniacale riposta in Moss. I piccoli topolini tornano da scuola mentre un topo anziano, evidentemente in pensione, si diletta nella pesca all’amo.

Gli enigmi che ci vengono posti di fronte non sono mai troppo complessi, ma riescono comunque a intrattenere egregiamente. La maggior parte di essi consiste nello spostare oggetti, nel premere interruttori o nel tirare leve, azioni volte solitamente a liberare il passaggio per la minuta Quill, ma la soluzione spesso è tutt’altro che scontata. Da metà avventura in poi a donare varietà alla formula ci pensa l’entrata in scena dei nemici, che sono di tre tipi: una sorta di granchio base dalla corazza rossa, chiamato forge screecher, la sua variante gialla, capace di lanciare sfere infuocate, e il terzo e più temibile insetto, che porta con sé una sorta di serbatoio esplosivo, da cui sarà bene stare alla larga.

Per fortuna a salvare la nostra protagonista può sempre intervenire il Lettore, ovvero noi. Basterà orientare la sfera blu su un nemico e premere il dorsale per immobilizzarlo, ma non solo: i nemici spesso sono parte integrante della soluzione di un enigma. Ad esempio, gli insetti gialli con le loro palle di fuoco possono azionare gli interruttori rialzati, mentre gli insetti semplici possono premere gli interruttori a terra. Tutti questi elementi concorrono nel creare un gameplay semplice ma estremamente stratificato; non saranno rare le situazioni in cui dovremo controllare Quill con l’analogico sinistro, bloccare un nemico semplice su un interruttore per aprire un passaggio e nel frattempo indirizzare le palle di fuoco dell’insetto giallo verso un altro interruttore rialzato.
Non spaventatevi, il tutto è intuitivo e appagante, oltre che molto divertente.

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Allora, sposto l’insetto sull’interruttore, premo questo pulsante, ruoto quella sorta di carillon et voilà, il gioco è fatto. Questioni all’ordine del giorno in Moss.

Verso la fine dell’avventura vengono introdotte persino alcune fasi stealth, anch’esse molto gradevoli e ben implementate, ma non vado oltre per non rovinarvi il piacere della scoperta. Continuerei volentieri per ore a tessere le lodi di Moss, le parole non sono sufficienti a descrivere le sensazioni che mi ha regalato. Siamo di fronte al classico caso in cui né i video né le schermate rendono assolutamente giustizia al lavoro certosino realizzato da Polyarc.
È un gioco che va assolutamente provato, a questo proposito vi segnalo la presenza di Moss all’interno della Playstation VR Demo Collection 2, scaricabile gratuitamente dal Playstation Store.
Non so quale strana alchimia si sia creata in quel di Seattle, quel che è certo è che Polyarc ha fatto centro al primo colpo. La protagonista è adorabile e carismatica, la trama è affascinante e raccontata benissimo, i controlli rispondono alla perfezione, gli enigmi sono stimolanti ma mai troppo difficili, il sonoro è funzionale e il tema principale molto evocativo.

Quello che stupisce e che credo rappresenti la vera forza del gioco sono le proporzioni. Indossato il visore a volte ho quasi dimenticato di stare giocando a un videogioco, il rapporto di grandezza di Quill rispetto agli altri elementi dello scenario è semplicemente perfetto. A volte capiterà che la protagonista debba camminare su degli oggetti assimilabili al mondo reale, ma sempre realizzati con un che di fiabesco, quali elmi o spade, oppure che intorno a noi ci siano altri animali, come libellule o cervi, e la realizzazione è così sbalorditiva da lasciare senza fiato, questo grazie allo studio delle proporzioni e alla sua implementazione in uno scenario 3D a 360 gradi, realizzata in maniera superba.

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Una scena evocativa in foto, da mozzare il fiato una volta indossato il visore.

Volendo trovare dei difetti a ogni costo posso dire che la storia termina un po’ in medias res, proprio dopo essere decollata definitivamente e aver raggiunto il suo picco emotivo.
Anche la longevità non è propriamente il punto forte della produzione, visto che il mio playthrough è durato sulle sei ore circa, che per un gioco venduto a 29,99 € non sono poi moltissime.
Inoltre gli incentivi a una seconda partita latitano, a parte il raccogliere i collezionabili non c’è altro. Oltretutto ilgioco è localizzato in molte lingue ma è assente l’italiano, però credetemi, tutto questo passa in secondo piano una volta indossato il visore: fatta la conoscenza di Quill, sono sicuro che anche voi ve ne innamorerete all’istante.

Concludendo non posso che consigliare caldamente l’acquisto di Moss a tutti i possessori di Playstation VR. Non solo, mi azzarderei quasi a dirvi che da solo varrebbe l’acquisto della periferica. In ogni caso, ritengo quello realizzato da Polyarc  un capolavoro con la C maiuscola, che qualsiasi appassionato di videogiochi dovrebbe provare almeno una volta.
Non ci sono Kratos, Nathan Drake o Crash Bandicoot che tengano, la topolina Quill è la mascotte più carismatica dell’intero mondo Playstation, dopo aver vissuto le sue avventure sono sicuro che concorderete con me!

Perché sì:
Perché no:
  • Protagonista adorabile e dal fascino magnetico
  • Effetto VR mozzafiato
  • Scenari di una bellezza assoluta
  • Enigmi intelligenti ma non cervellotici
  • Sonoro memorabile nelle musiche e negli effetti
  • Sistema di controllo semplice e responsivo

 

  • Finisce troppo presto
  • Manca l'italiano

 

Quill

Narratrice talentuosa

Non è VR, è magia

Un mondo meraviglioso

Una fiaba senza tempo

trillo81 - Biografia

È passato da Basketball per Atari 2600 al 4k HDR in soli 36 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare, ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.