INK

Colorando questo mondo cupo

Pubblicato il 02/07/18 da Michael Maneia
recensione
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INK

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Pare che agli sviluppatori ultimamente piaccia ideare concept riguardanti le macchie d’inchiostro: se Splatoon qualche anno fa ha provato a mischiare le carte in tavola nel genere degli sparatutto in terza persona, aggiungendo elementi ispirati al paintball, INK tenta di portare una ventata d’aria fresca nel genere platform, in maniera simile.

INK è un puzzle platformer a livelli, molto contenuti, dove il nostro main character, un quadrato bianco, dovrà saltare su piattaforme ed evitare ostacoli per raggiungere una porta. Detto così sembra qualcosa di già visto e, alla lunga, noioso, soprattutto contando la dimensione esigua di ogni livello. Però INK ha dalla sua un dettaglio capace di rendere ogni singolo stage (degli ottanta disponibili) una sfida estrema: appena entrati, l’intero livello sarà invisibile, fatta eccezione per eventuali nemici e la porta.

Che sfide ci attenderanno in questo livello, pericoloso rettangolo a parte?

Sì, ogni singolo livello si presenterà all’inizio come uno sfondo blu petrolio, senza piattaforme, buche o muri; starà al nostro quadratino rivelare il tutto muovendosi, saltando e anche morendo: facendo una qualsiasi di queste o altre azioni spruzzeremo in giro delle gocce di inchiostro che, impattando contro i vari ostacoli, renderanno pian piano visibile la morfologia del livello.

Un concetto semplicissimo quanto geniale. Il design di alcuni livelli confrontato con un gioco “normale” potrebbe sembrare semplice, addirittura triviale, mentre con la necessità di muoversi con calma e sangue freddo, di saltare precisamente per atterrare sulla terra ferma e al contempo colorare la piattaforma seguente, il tutto prende una piega inaspettata. Senza contare poi che pian piano INK si farà più ostico, con l’aggiunta di nemici da eliminare, torrette che ci spareranno a vista, punte acuminate e chiavi da raccogliere. Inoltre gli sviluppatori hanno nascosto venti monete, anch’esse da colorare, tra gli ottanta livelli quindi, se nel caso la sfida non fosse troppo tosta, avrete comunque la caccia alle monete aggiuntiva da affrontare.

Wall jumping tra punte acuminate, nel buio.

Tutta l’avventura è accompagnata da una colonna sonora gradevole ma senza dubbio non eccezionale, che non rimane marchiata a fuoco nel cervello ma fa comunque il suo sporco lavoro nell’accompagnarvi, tra un’imprecazione e l’altra, verso il finale. Una piccola nota negativa, magari, la si può assegnare allo stile artistico scelto per il gioco: certo, il gameplay è senza dubbio godibile e la grafica può essere considerata funzionale a esso, data la semplicità nelle forme di piattaforme e ostacoli, la quale dà modo di riconoscere la topografia del livello già all’inizio del processo di colorazione. Non posso però negare che avere un protagonista un pelo più di spicco rispetto a un quadratino bianco non mi sarebbe dispiaciuto .

Quei cerchi apparentemente innocui in realtà lanciano missili a ricerca.

Certo, anche Thomas Was Alone usava semplici forme geometriche come protagonisti, ma esse avevano una voce narrante a supportarle, che forniva loro una personalità, così come altri giochi hanno usato stili artistici molto semplici nel design, ma comunque più appariscenti di Mr. Quadratino, basti pensare a VVVVVV.

Concludendo, INK è sicuramente un ottimo gioco indipendente, dalle meccaniche semplici ma intriganti, che potrà intrattenervi per quelle quattro o cinque ore, equamente divise tra momenti di giubilo alla fine di un livello e momenti di ira funesta al trentacinquesimo tentativo nel superare quello successivo. Spiace che non abbia maggior personalità per quanto riguarda il lato artistico, ma ciò non toglie che si tratti di un ottimo esperimento.

Perché sì:
Perché no:
  • Idea semplice ma efficace
  • Ostico al punto giusto

 

  • Stile grafico troppo semplice
  • Colonna sonora gradevole ma non memorabile

Darkness...

... and colours!

Imprecazioni

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.