Iconoclasts

Robinvania

Pubblicato il 21/08/18 da Ruka
recensione
pixelflood.it

Iconoclasts

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Vivere nella costante paura di venir giudicati peccatori da un’onnipresente e spietata divinità non dev’essere propriamente una situazione felice e gli abitanti dell’innominato mondo di Iconoclasts lo sanno bene: tra queste anime in pena spicca la giovane Robin, meccanica che in tenera età ha perso il padre e attualmente intenta a intervenire ove il suo aiuto è richiesto, una pratica giudicata illegale, che sfortunatamente la porterà a scontrarsi con i membri del Concern, un’organizzazione impegnata a proteggere una pace tanto labile quanto fittizia.

Senza svelarvi oltre di ciò che aspetta i desiderosi di assaporare l’ultimo titolo del buon Joakim Sandberg, posso dirvi che quanto raccontato in Iconoclasts non manca di emozionare, ma lascia un retrogusto amaro per via di  un approccio forse troppo superficiale nei confronti del mondo di gioco: i personaggi incontrati fanno sì da narratori per le loro stesse vicende, ma non c’è mai modo di approfondire una lore, a conti fatti, molto affascinante e ciò si traduce in uno spiacevole senso di incompletezza.
Pad alla mano – o Joy-Con visto che quella testata è la versione Switch – il discorso cambia radicalmente e ci si trova di fronte a uno dei migliori metroidvania degli ultimi anni. Ma andiamo con ordine.

Grey l’avete lasciato a casa?

Sul piano del gameplay ci si trova di fronte a un esponente piuttosto classico del sopracitato genere: all’inizio Robin dispone di abilità limitate come il salto e l’utilizzo di una pistola stordente, con cui far piazza pulita dei nemici e liberare il passaggio, ma ottenere nuovi gadget – primo fra tutti la sproporzionata chiave inglese lasciata dal padre – di conseguenza sblocca l’accesso a nuove zone, che le consentono di progredire nell’avventura.
Un incedere che non presenta stravolgimenti rispetto alla concorrenza, ma che si lascia giocare grazie a un level design certosino in grado di intermezzare frenetiche fasi platform e d’azione a stimolanti ma mai proibitivi puzzle ambientali e furiose boss battle, tutte variegate nell’esecuzione, invero non troppo ostiche al livello intermedio di difficoltà.

Immancabile poi il consueto backtracking atto a scoprire nuovi frangenti della mappa previo ottenimento di attrezzatura utile alla bisogna, il che porta al ritrovamento di determinati materiali necessari per i cosiddetti Tweak, perk craftabili dalla protagonista tramite gli appositi banchi da lavoro sparsi per i livelli ed equipaggiabili interagendo con le statue fungenti da savepoint, i quali garantiscono abilità passive come resistenza aggiuntiva agli attacchi o più ossigeno sott’acqua.
Ad aggiungere profondità a tale sistema di equipaggiamento ci pensa la possibilità che questi possa venir danneggiato qualora Robin subisse un attacco: i Tweak vanno inseriti negli slot di una fila orizzontale e a ogni danno ricevuto, quello più a destra è il primo a rompersi, costringendo il giocatore a dare priorità a quelli più adatti alla situazione impostandoli per ultimi.

Non mancano i minigiochi ambientali: occhio a dove mettete quelle casse!

Tecnicamente il titolo si attesta su buoni livelli, ostentando una pixel art più che dignitosa facente sfoggio di animazioni dai pochi fotogrammi ma funzionali e ben realizzate: siamo ovviamente ben lontani dai picchi di eccellenza del magnifico Owlboy, ma anche così Iconoclasts è un bel vedere, specie se giocato in modalità portatile su Nintendo Switch.
In un panorama odierno laddove il metroidvania è relegato a genere di nicchia, scoprire perle come queste farà sicuramente la felicità di tutti gli amanti delle avventure di Samus e Alucard: date una chance al buon Konjak e non ve ne pentirete.

Perché sì:
Perché no:
  • Trama affascinante...
  • Dieci ore di bellezza
  • Buona pixel art

 

  • ...ma trattata in maniera superficiale
  • Dieci ore

Level design

Dialoghi

Ruka - Biografia

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?