Hello Neighbor

L'erba del vicino è sempre più verde?

Pubblicato il 25/08/18 da Michael Maneia
recensione
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Hello Neighbor

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Il panorama indipendente ci regala spesso piccole gemme, che esse lo siano per il design ricercato, per le meccaniche che differenziano il gameplay rispetto a quello ormai stantio di certe produzioni tripla A, o grazie a scelte artistiche e/o narrative davvero intriganti poco importa. Altrettanto spesso però indie può significare inesperienza, budget ristretti o obiettivi troppo ambiziosi per il team di sviluppo, il che sfocia in giochi senza personalità, grezzi o semplicemente brutti.

Mi spiace dire, sin da subito, che a causa di gran parte delle sue caratteristiche Hello Neighbor fa parte della seconda categoria. Visivamente particolare, con il suo stile grafico degno di una produzione degli anni ’90 trasmessa su Cartoon Network (il tratto può ricordare cose come Ed, Edd & Eddy oppure The Ren & Stimpy Show), gran parte dello charme del gioco finisce qui. Hello Neighbor è un puzzle game nel quale un bambino, per caso, nota il suo vicino in atteggiamenti poco ortodossi e, come un novello Jeff Jeffries in La finestra sul cortile, decide di infiltrarsi nella casa per indagare su ciò che sta succedendo.

Stramaledetta casa.

Dovremo quindi introdurci nella casa del vicino, la quale diventa sempre più surreale di atto in atto, risolvendo vari enigmi e aprendo porte e passaggi segreti con le poche abilità in nostro possesso, ovvero raccogliere fino a un massimo di quattro oggetti per volta, posarli, lanciarli, saltare, correre e interagire con leve e interruttori, senza farci scoprire e catturare dal vicino del titolo. I due problemi principali del gioco stanno appunto negli enigmi: non solo ognuno di essi tendenzialmente ha un unico modo per essere risolto, nonostante la maggior parte sia basata sulla fisica e giochi come Portal, o pure il recente Breath of the Wild, ci hanno già dimostrato quanto questo genere di rompicapi possa lasciare libertà al giocatore; spesso molti non saranno nemmeno chiari o, peggio, non ci renderemo conto che ciò che abbiamo di fronte sia effettivamente un enigma.

A volte l’atmosfera si fa surreale, al limite con l’horror.

Il giocatore viene lasciato totalmente a sé stesso, con nessuna indicazione sul da farsi. Certo, molti direbbero che questa mancanza di indicazioni non faccia altro che contribuire alla libertà di esplorazione e sperimentazione, e sarei anche d’accordo, se non fosse per la presenza costante del vicino: un’assenza d’indicazioni può sì stimolare la sperimentazione, ma diventa difficile se non ci viene concesso il tempo materiale per sperimentare.

Cucù!

Essere catturati dal vicino significa ripartire dall’ultimo checkpoint, di solito situato ore prima o, peggio, all’inizio di uno dei tre atti che compongono il gioco e, anche se molti degli oggetti spostati o degli enigmi risolti restano tali anche dopo una cattura, ripercorrere tutta la strada per tornare al punto raggiunto fino a quel momento risulta tedioso. Anche in quel caso c’è comunque lo spettro di una cattura ulteriore che aleggia, quindi bisogna stare attenti e, alla fin fine, ci si ritrova al punto di prima, con la necessità di risolvere al volo il problema che ci aveva bloccato prima che il vicino spunti di nuovo, pena il ripetere di nuovo tutto, dalla linea di partenza.

Il nostro giovane eroe sembra tutt’altro che giovane.

Da aggiungere alla sequela di problemi ci sono inoltre  i controlli imprecisi, le collisioni non del tutto reattive, vari glitch grafici e cali di framerate frequenti, i quali vanno a minare molto l’esperienza, soprattutto nelle fasi di fuga durante un inseguimento, quando i controlli dovrebbero essere precisi al millimetro per non fasi prendere alle spalle.

Hello Neighbor parte come un gioco dal buon potenziale, ma soffre di molte ingenuità: da una realizzazione dozzinale e affrettata a una totale mancanza di indicazioni, tanto che già nei primi minuti di gioco la frustrazione può raggiungere livelli talmente alti da spingere anche il giocatore più paziente ad abbandonarlo. Meno male che esiste la modalità Vicino Amico che promette un vicino meno rapido, più facile da evitare e meno propenso ad acchiapparci ma, spoiler, non funziona o, almeno, non ho notato particolari casi di letargia del nostro inseguitore, quindi la frustrazione rimane.

Perché sì:
Perché no:
  • Stile grafico unico, che ricorda gli anni '90

 

  • Poco chiaro
  • Controlli imprecisi
  • Spesso le collisioni non funzionano
  • Vicino troppo forte, soprattutto nelle prime fasi di gioco
  • Frustrante

'90s

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.