Forgotton Anne – Recensione

Please, don't forget me!

Pubblicato il 12/05/18 da Aymeric
recensione
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Forgotton Anne – Recensione

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Ci sono giochi moderni che sembrano venire da un tempo lontano, Forgotton Anne è senza dubbio uno di questi.
A differenza di altri titoli però, l’avventura sviluppata da ThroughLine Games e pubblicata da Square Enix nella sua collezione indipendente, Square Enix Collective, non sembra venire dal passato grazie a una scelta di stile particolare, quale un comparto grafico volutamente rétro o una colonna sonora chiptune, bensì trasmette questa senzazione attraverso elementi di gameplay, sia positivi che negativi.

La nostra eroina.

Forgotton Anne mutua molte meccaniche da due generi: quello delle avventure grafiche, grazie a una mole sostanziosa di dialoghi (tutti doppiati magistralmente), scelte e collezionabili attraverso i quali viene narrata la trama del gioco, la quale cambierà in base alle scelte e alle azioni che compiremo, e quello dei puzzle-platform tipicamente anni ’90. Le meccaniche più action mi hanno ricordato una delle mie serie puzzle-platform preferite, Oddworld.

Come ho già detto, nel bene e nel male: Forgotton Anne è un platform impietoso, i salti vanno calcolati al millimetro e al secondo, siano essi da fermo, in movimento, in corsa o utilizzando le ali di Anne. Questa precisione fa sì che ogni singolo puzzle spaziale sia ostico al punto giusto, tanto che spesso diviene necessario fermarsi a osservare attentamente l’ambiente circostante così da pianificare i movimenti e le interazioni con lo scenario (sia tramite azioni classiche come tirare leve o premere interruttori, sia tramite l’Arca, un guanto che permette di immagazzinare energia per attivare congegni di vario tipo); d’altro canto, spesso alcune sessioni di salti e zompetti sembra vadano a spezzare bruscamente il ritmo di gioco, dilungando certe fasi per troppo tempo, magari mentre si attende la risposta a una domanda di un dialogo precedente.

Master Bonku non è così bellino, purtroppo.

E il gioco, di domande, ne fa nascere tante. La trama parte da una premessa tanto assurda quanto semplice: ogni oggetto, sulla terra, quando viene dimenticato, finisce in una dimensione parallela chiamata Forgotten Land. In questa dimensione l’Anima, una misteriosa forma di energia, permea tutto, tanto da conferire la vita agli oggetti dimenticati, trasformandoli in Forgotlings, oggetti vivi con una personalità, dei sogni e delle speranze. Tra di loro ci sono anche due umani: Master Bonku, anziano inventore che regna sulle lande dimenticate, il quale ha sviluppato tutti i congegni alimentati ad Anima che troveremo durante l’avventura ed è impegnato nella costruzione dell’Ether Bridge, una via per tornare alla dimensione umana e, appunto, Anne.

Alla giovane Anne viene affidato il ruolo di Enforcer, tutore dell’ordine sotto il diretto comando di Master Bonku. Alla vigilia dell’inaugurazione dell’Ether Bridge si trova invischiata in una caccia a un gruppo di ribelli. Seguendone le tracce andrà a scoprire il suo passato, la verità sulle Forgotten Land, affrontando al contempo scelte difficili e dolorose, che cambieranno la sua visione del mondo.

Gli oggetti sono tutti ben caratterizzati.

Se inizialmente il gioco non mi ha preso molto, in parte a causa del ritmo scostante delle prime fasi, dopo il viaggio in treno Forgotton Anne si trasforma in una montagna russa di emozioni: la trama continua a lanciarci addosso oggetti-personaggi ben caratterizzati, alcuni molto divertenti, altri invece molto profondi. Nel nostro viaggio conosceremo una pistola-capo della polizia fan dell’hard-boiled, la quale freme di eccitazione alla sola idea di assistere a un interrogatorio dell’Enforcer, con tanto di probabile distillazione del sospettato (ogni oggetto può essere privato della vita distillandone l’Anima con l’Arca), una vecchia polaroid-ritrattista giunta alla fine della sua vita, intenta a rievocare il suo passato con la giovane Anne, e moltissimi altri. Inoltre gli enigmi si fanno via via sempre più stimolanti, andandosi ad incastrare meglio tra le parti narrative, rendendo il ritmo di gioco più godibile.

Certe aree riempiono di stupore.

Il comparto tecnico ha i suoi alti e bassi: fondali e colonna sonora spiccano, riescono a donare agli ambienti una loro personalità, contribuendo a permeare con il giusto mood l’intera opera. Positivo anche il character design dei vari Forgotlings, è incredibile come il team di sviluppo sia riuscito a dare personalità a degli oggetti tramite animazioni all’apparenza semplicissime. Il punto dolente invece risiede nel design di Anne e Bonku: i due umani sono forse ciò che lascia trasparire la natura di opera prima di Forgotton Anne.
La scelta di adottare lo stile anime stona con il resto del comparto grafico: Anne nel complesso funziona, tolta qualche imperfezione nei primi piani, ed essendo il personaggio che vedremo più spesso a schermo ringrazio sia stato così; il problema vero è rappresentato da Master Bonku, il quale a volte sembra disegnato in fretta e furia, con alcune espressioni o animazioni che non convincono affatto.

Forgotton Anne è un gioco dal sapore antico: sicuramente non per tutti, lo trovo più adatto a palati particolari, ma rimane un’ottima opera prima che, superate le incertezze iniziali, potrebbe risucchiarvi in un vortice che vi trascinerà dritti fino alla conclusione dell’avventura.

Perché sì:
Perché no:
  • Ottimo doppiaggio
  • Trama coinvolgente
  • Ottimi enigmi spaziali

 

  • A volte il ritmo è scostante
  • Graficamente grezzo
  • Non molto longevo

Puzzle

Tears

Rompicapo

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.