Fist of the North Star – Lost Paradise

La Sacra Scuola di Hokuto ha riaperto i battenti.

Pubblicato il 11/10/18 da Barbarossa
recensione
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Fist of the North Star – Lost Paradise

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“Mai, mai, scorderai / l’attimo / il pad della PS4 che tremò
L’aria si incendiò
E poi / una selva di schiaffi”

Da fan sfegatato della serie non potevo non riadattare la sigla italiana di un classico come l’amato Ken il guerriero (Fist of the North Star per chi parla la lingua d’Albione o Hokuto no Ken per i cittadini del Sol Levante). Vi prego, non abbiatemene ma queste tre semplici strofe raccontano più del gioco di quanto possiate immaginare.

Qualcuno ha ordinato una tecnica segreta?

Fist of the North Star: Lost Paradise, ultima creazione del Ryu ga Gotoku Studio pubblicata da SEGA in esclusiva PlayStation 4, è un action con elementi RPG che ci mette nei panni del famosissimo Kenshiro. Creato dagli apprezzati sviluppatori di Yakuza, Fist of the North Star. Lost Paradise deve essergli sembrata una sfida relativamente facile da affrontare. Addirittura fin troppo facile, dato che il gioco sembra essere una rivisitazione di Yakuza in tutto e per tutto.
Nonostanten sia nella storia che nel mondo di gioco non vi siano riferimenti a Yakuza, se non la skin di Kazuma Kiryu sbloccabile con un DLC gratuito, Fist of the North Star: Lost Paradise ha come fulcro del sistema di gioco qualcosa di estremamente simile.
Nel suo viaggio alla ricerca di Yuria (la sua amata storica), Kenshiro dovrà affrontare una valanga di nemici dalle forme più disparate, esattamente come accade nella serie Yakuza. Livello dopo livello otterremo delle sfere da utilizzare per potenziare i nostri poteri e, soprattutto, per imparare le varie tecniche di Hokuto, che renderanno Kenshiro sempre più letale e faranno scoppiare in maniera sempre più spettacolare i nostri nemici.

Purtroppo, però, qui sorge il primo difetto di questo titolo: il combattimento di Fist of the North Star: Lost Paradise rimane uguale a sé stesso ed estremamente ripetitivo. Non vi nascondo che per i primi cinque o sei combattimenti ho urlato al televisore i nomi delle tecniche mentre il buon Kenshiro toccava punti di pressione, trasformando corpi una volta umani in fontanelle di sangue e fuochi d’artificio di organi interni. Ciò nonostante il piacere di urlare Omae Wa Mou Shindeiru ai miei nemici è stato presto sostituito dalla noia di premere infinite volte il tasto quadrato, intervallato al tasto cerchio per poter iniziare il minigioco, che mi avrebbe poi portato a eseguire una determinata tecnica, relativa alla posizione dei nemici, tra quelle a disposizione.

Essendo il combattimento il vero core del gioco, purtroppo mi sono dovuto arrendere alla sensazione che non sarei riuscito ad avere molta più soddisfazione di quanta ne avessi provata nelle prime ore di gioco.
Questa sensazione, però, è stata parzialmente modificata quando ho messo le mani sui Talismani del Destino: questi oggetti sono in grado di incanalare le caratteristiche di altri personaggi del gioco, offrendo a Ken la possibilità di usare delle abilità differenti e peculiari. La loro utilità, ahimè, si esaurisce dopo poco visto che il loro cooldown può arrivare anche a trenta minuti (e sto parlando di tempo reale, non tempo in-game).

La soddisfazione si ripete sempre quando si vede questa schermata!

C’è da dire che Fist of the North Star: Lost Paradise ci regala la possibilità di vivere il mondo post apocalittico più genuino e puro con protagonista Kenshiro, riprodotto con estrema dovizia di particolari e una direzione artistica estremamente fedele alle opere originali di Tetsuo Hara e Buronson. I nemici sono vari e ben caratterizzati, nonostante la maggior parte di essi faccia parte della categoria carne da cannone, che ci viene data in pasto per guadagnare esperienza. Purtroppo l’intelligenza artificiale non si è rivelata all’altezza delle aspettative: anche aumentando il livello di sfida non si riesca davvero a godere della soddisfazione di aver sterminato dei nemici ben organizzati.

Graficamente parlando Fist of the North Star: Lost Paradise è estremamente piacevole e ben realizzato, nonostante ci siano sbavature e imperfezioni che offuscano in parte il risultato complessivo. è un peccato che non sia stato utilizzato il più recente Dragon Engine vistto in Yakuza 6, ma gli sviluppatori non lo avevano ancora padroneggiato a dovere.
Nulla da segnalare quando nel comparto audio: effetti sonori e OST si sposano perfettamente con la tipologia di gioco e ricordano fortemente quanto sentito negli anime della serie originale.

Questa ve la lascio qui… vi invoglio a scoprire come sia possibile.

In definitiva, Fist of the North Star: Lost Paradise rimane un must have per gli amanti di Kenshiro e del suo mondo pieno di bizzarrie, schiaffi tonanti e uomini a brandelli. A causa dei limiti nel sistema di combattimento e di un’IA estremamente limitata questo titolo non è destinato sicuramente a rimanere nella memoria dei giocatori per lungo tempo. Io ho ancora qualche tecnica segreta da imparare, per cui, col vostro permesso, andrei a premere quadrato ancora un po’!

See you, Game Cowboys!

Perché sì:
Perché no:
  • Ambientazione riprodotta perfettamente
  • Tecniche speciali incredibili

 

  • Sistema di combattimento ripetitivo
  • IA sotto la media

UATATATATATA

Post Apocalisse

Intelligenza Asinina

Barbarossa - Biografia

Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.