FIFA 19

L'artiglio che graffia

Pubblicato il 01/10/18 da Ipah
recensione

FIFA 19

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Puntuale come l’ultima parola degli uruguagi che hanno segnato la storia dell’Inter (non sforzatevi a trovare chi siano, perché sto ancora cercando di capirlo anch’io) eccoci con la recensione di FIFA 19, la nuova simulazione calcistica targata EA.
Come l’anno scorso e quello prima ancora, e quello ancora prima (uff) andiamo a vedere solo le differenze sostanziali all’interno delle varie modalità e del gameplay, ma soprattutto vediamo dove vince PES e dove vince FIFA perché sì, quest’anno finalmente mi sento di poter fare dei paragoni abbastanza importanti.

I dettagli sono allucinanti.

Il menù iniziale ci mostra una schermata che ormai conosciamo tutti a menadito, nulla di nuovo sotto il sole, ma all’interno di quasi tutte modalità si nasconde qualcosa di nuovo.
Cominciamo dalle “banali” amichevoli: da quest’anno potremo scegliere sotto quale atmosfera giocarle, potendo decidere se avere un’ambientazione da normale amichevole o addirittura una finale di Champions League (qualcuno ha voluto sfruttare al massimo i diritti appena acquisiti *occhiolino occhiolino*), ma oltre a questo, a mio avviso ancora più interessante, potremo giocare delle partite con un regolamento personalizzato che farà, ad esempio, valere doppio i gol da fuori area, togliere fisicamente dal campo chi segna fino a restare con sette giocatori oppure giocare senza fuorigioco e falli (no, non farò battute… e riguarda entrambe le cose che state pensando).

La carriera non ha nulla di innovativo da offrire, ottima come al solito e abbastanza coinvolgente, restano le trattative in diretta col giocatore per quanto riguarda il contratto, ma restano anche i prezzi totalmente fuori dal mondo proposti dagli altri club per cercare di prendere un giocatore di spicco.
Faccio un esempio al volo: i soldi richiesti per De Bruyne e Lacazette si aggirano intorno ai 160 milioni, per Mbappé me ne sono stati chiesti 190. Per dire.

Il Viaggio è Il Viaggio. Mi spiego… se andate a leggervi la recensione di FIFA 17 ero abbastanza entusiasta per il suo inserimento e speravo fosse una sorta di esperimento per poter creare qualcosa di davvero avvincente, che avrebbe sostituito la modalità un po’ piatta di carriera calciatore (un po’ come fa NBA 2K eh, non c’è nulla da inventare). L’anno dopo, quando mi sono ritrovato davanti ancora Alex Hunter ho cominciato a nutrire qualche dubbio, perché la modalità non è brutta, chiariamoci, ma sinceramente, a me, di Alex Hunter non frega una mazza.
In FIFA 19 il viaggio si divide in tre strade che coinvolgono Alex Hunter, ovviamente, Danny Williams, il suo ex compagno di squadra e Kim Hunter, la sorellastra del protagonista che abbiamo conosciuto in FIFA 18.
E niente… fatto bene, ancora ottime scene d’intermezzo, ma se prima non mi interessava la vita di uno, adesso è quel disinteresse moltiplicato per tre persone che, per chi non mastica la matematica, fa comunque zero. Il contorno è meraviglioso, ma vi prego, fatemi creare il MIO personaggio.

Stagioni e Pro Club sono più o meno rimasti invariati se non per qualcosina di contorno, ma sinceramente non ci vedo gran margine di lavoro, va bene così.

Sto risparmiando per il Kun <3

Va beh, veniamo a quello che vi interessa veramente, FIFA Ultimate Team.
Devo dire che non mi aspettavo così tanti cambiamenti, questo “sotto gioco” è stato completamente sconvolto per quanto riguarda meccaniche e classifiche. Via la scalata alle divisioni con premi dopo dieci partite, si passa a cinque partite di piazzamento che, a seconda del vostro livello di abilità, vi metteranno all’interno di una delle (sempre dieci) divisioni e da lì potrete cominciare a scalarle. Perdendo si otterranno comunque punti divisione e punti per la qualificazione alla FUT Champions, ma si perderanno punti abilità, mentre vincendo si otterranno tutti, questo fa in modo che il matchmaking cerchi bene o male gente del vostro livello impedendo la vecchia, pessima strategia di quittare volontariamente le partite in prima divisione per scendere di categoria e vincere più agilmente. Ottimo inserimento, ci piace, anche perché la vecchia stagione online non serviva più a nulla, ammettiamolo.
I premi verranno consegnati ogni settimana come nelle Squad Battles e si ripartirà dal grado più basso della divisione alla quale si è arrivati.
Grande espansione anche per il tatticismo, ora si possono cambiare le slide per tutte le mentalità (difensiva, equilibrata ecc.) potendone addirittura modificare il modulo in corsa, cosa che però accentua in modo peggiore il più grande difetto che, secondo me, aveva FIFA 18: l’intesa viene ancora bloccata dopo il primo minuto, rendendo inutile tutta quella manfrina che c’è intorno al team building, con linee e posizioni giuste perché, sostanzialmente, si potrà nuovamente presentare una formazione forfettaria e risistemarla in campo quindi, o togliete le posizioni ai giocatori, perché tanto poi fanno tutti quello che vogliono, o si trova il modo di porre un freno a questa cosa.
Sì, i rating delle carte forti sono ancora imbarazzanti, è inutile che chiediate.

…Cosa sta facendo il tizio con la maglia rossa?

Gameplay… quella mistica parola che riempie le bocche e i cuori degli invasati che “chissenefrega della grafica! conta solo il gameplay” e poi se la maglietta di Umtiti non sventola come il lenzuolo candido appeso delle pubblicità dei detersivi “gioco brutto”.
Due innovazioni fondamentali: l’Active Touch system e il Timed Finishing.
Il primo vi permette di controllare la palla in totale libertà già dal primo tocco per disorientare gli avversari, stoppandola in movimento e spostandola a piacere, il secondo serve ad alterarvi, perchè se non ripremete il tasto del tiro quando il piede tocca il pallone il giocatore svirgola.
Scherzi a parte, se giocate con l’indicatore del Timed Finishing attivo apparirà una barra colorata sopra il giocatore che sta tirando. Dovrete semplicemente fermare, premendo il tasto del tiro una seconda volta, le due barrette speculari sul verde per effettuare un calcio potente e preciso. Si usa per i tiri da fuori area ed è consigliabile imparare a sfruttarlo anche sui colpi di testa (esperienza personale).
I cross, dimenticabilissimi in FIFA 18, sono tornati padroni del campo, rendendo nuovamente utilizzabili i moduli con le ali… anzi, a dirla tutta sono tornati a essere quasi troppo “sgravi”.

Fisica della palla da sistemare a mio giudizio: a causa della velocità del gioco e del tentativo di EA di descriptare i contrasti, il pallone certe volte rimbalza in giro come un maledetto flipper ed è seriamente snervante, soprattutto se lo unite al fatto che il pressing della difesa è diventato parecchio più cattivo e, secondo me, dieci persone che corrono come pitbull dietro a un pallone che rimbalza in maniera folle non fanno una simulazione calcistica.
Discorso analogo per quanto riguarda il comportamento sulle palle alte: il tentativo di EA di unire simulazione e spettacolarità ha fatto scaturire un gameplay dove si vedono più o meno lo stesso numero di rovesciate che potevate guardare o leggere in Captain Tsubasa (Holly e Benji, bestie).
Tutto il resto è migliorato, animazioni sempre più convincenti, gestione tattica sempre più appagante… sì insomma, si continua a migliorare quello che c’era già di bello, ma si fa fatica a sistemare quello che non va in termini di gameplay, secondo me la verità è tutta qui.

Detto questo, come offerta generale, FIFA continua a offrire molto di più rispetto a PES, ma questa volta, mani sul pad, a mio personalissimo avviso il re è tornato, almeno per quanto riguarda il lato simulativo.

Sto seriamente cominciando ad amare Nava.

Perché sì:
Perché no:
  • Tante novità
  • Le amichevoli con gli amici sono indimenticabili

 

  • Carriera allenatore invariata
  • Fisica del pallone da sistemare
  • Troppe, troppe, troppe acrobazie

l'ha ripresa Vecino

ultimate team rinnovato

gameplay

Ipah - Biografia

Ipah
Comunque se non si fa un remake di Red dead redemption e CTR la gente è pazza.