F1 2018

Si ritorna in carreggiata, come mai prima d'ora!

Pubblicato il 28/08/18 da Francesco D'Emilio
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F1 2018

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Iniziata nell’alba degli anni 2000 e ancora oggi un importante incontro annuale, la serie dedicata al campionato automobilistico più prestigioso è, da quasi mezzo decennio, nelle mani di Codemasters che, con i capitoli post-2000, ha mosso alcuni passi falsi. Allo stesso modo, quest’annata di Formula 1 è particolarmente importante per il futuro del campionato, ora in mano a una nuova agenzia di media, che ha inserito anche una nuova brand identity creata da uno studio di design che non ha nascosto l’ispirazione a Wipeout. Uno sport che guarda al futuro, cercando di riesumare passioni ancorate, per molti, nel passato. Può un capitolo nuovo, che sfoggia un production design altrettanto moderno, far contento un fan che ha ancora nel cuore uno dei più divertenti capitoli della serie, targata ai tempi Electronic Arts, ovvero F1 2001?

Ebbene, dopo diverse ore, nelle quali trovavo difficile allontanarmi dallo schermo, posso confermare senza troppi ripensamenti la bontà di questo titolo. F1 2018 è uno dei più riusciti giochi della serie, grazie non solo a una quantità di contenuti importante, ma anche a tante migliorie alla quality of life, piccoli ma pesanti ritocchi a diversi sistemi e meccaniche già inseriti nei capitoli precedenti e, soprattutto, l’asso nella manica di quest’anno: un’atmosfera centrata nel segno, che sprizza automotive in ogni momento della vostra carriera, rendendovi attivamente partecipi in una delle più immersive esperienze di Formula 1.

Basta veramente poco per buttarsi subito nell’azione: si crea il proprio pilota, scegliendone aspetto, nazionalità, nome e quant’altro, e ci si può subito cimentare nel piatto principale del titolo, ovvero la carriera.

Il controverso halo in tutta la sua gloria. Dopo uno scontro in-game vi assicuro che svolge il suo lavoro perfettamente.

Make Headlines è la catchphrase di questo nuovo capitolo della serie, e la trovai a un primo sguardo preoccupante. Ai primi reveal di F1 2018 ero spaventato dalla quantità di filmati, dedicati a tutto fuorché al gameplay: momenti di public relations dove dimostriamo ai fan di che pasta siamo fatti (comportandoci in modo sportivo o meno in base alle nostre risposte in dei momenti quasi RPG), alberi tecnologici dove tenere il passo con le migliorie dei competitor (questa volta dovremo dare attenzione anche a modifiche regolamentari) e il nuovo circuito, novità totale per la serie, di Paul Ricard. Tutti questi elementi, che approfondiremo tra poco, sono non solo importanti per la carriera, ma non rubano mai tempo prezioso al gioco stesso.

Diversi momenti d’intermezzo saranno presenti tra le sessioni di guida. Qui la Red Bull si prepara prima di un destruction derby.

Il fulcro dell’esperienza continua a rimanere un modello di guida preciso, responsivo e realistico: le auto rispondono concretamente allo sforzo, il comportamento in sterzata è prevedibile, oltre che punitivo per chi non riesce a dosare freni e acceleratore. Diversi tracciati, con fondi stradali più o meno sporchi e battuti, rispondono in maniera diversa alle nostre traiettorie, l’auto viene sollecitata in modo differente in base a come ci comportiamo in curva, entrata, uscita e accelerazione. La manovrabilità dei veicoli è estrema e, proprio come nel campionato di quest’anno, le monoposto non sono mai state così veloci. F1 2018, per enfatizzare tale aspetto, dosa sapientemente effetti come il motion blur e il bloom, facendone quasi a meno e rendendo la sensazione di velocità in un modo molto più efficace di esponenti  più conosciuti  del genere racing.

Il damage model, invece, è altalenante: efficace nel rendere collisioni in certe parti specifiche dell’auto, ma ancora non così preponderante quanto in altri titoli. Per qualche motivo il danno massimo effettuabile alla vettura è limitato a poche componenti: qualcosa che farà storcere il naso a chi cerca una rappresentazione 1:1 di possibili collisioni tra monoposto, ma che non impedisce catastrofi quali perdite di pneumatici o alettoni. Il tutto è relativo alla dimensione performance del veicolo: se non influenza abbastanza le prestazioni, allora sono risorse che l’engine può risparmiare e, piuttosto, utilizzare su altri fattori che pesano di più sul processore, come l’IA o il modello di guida dei veicoli.

Nella photo mode, replay e camere bordo pista la sensazione di velocità non manca. Anche il comparto tecnico fa la sua bella figura.

Come consuetudine dei più recenti capitoli, F1 2018 permette di effettuare durante la corsa alcune modifiche per l’auto o  cambi di strategie di gara, mentre un intero sistema di diagnostica rileva possibili problemi, usure e guasti. Il managing dell’ERS, assieme al tempismo con il DRS e, in generale, sapere quando affidarsi alle batterie e quando invece andare di full gas determina la vittoria a lungo termine. Proprio come nei regolamenti reali le unità motore sono limitate, e lo stesso vale per altre componenti come la miscela delle gomme, selezionata prima di ogni sessione: l’aspetto manageriale della carriera è più che mai enfatizzato, ma rimarrà sempre la capacità al volante il vero fattore decisivo dei progressi nel campionato.

Una sessione di testing del veicolo, un’aggiunta ormai presente da diversi capitoli nella serie. Speriamo che stavolta il DRS non esploda a caso.

La sfida di ogni sessione può essere scalata nella difficoltà di guida,  nelle capacità degli avversari e negli aiuti, per permettere a chiunque di individuare l’esperienza che cerca. Avversari che in questa edizione hanno un’intelligenza artificiale riuscita, che si comporta realisticamente, non ha paura di tentare sorpassi e di provare strategie rischiose, e che dona combattimenti per le posizioni intensi e sorpassi soddisfacenti.

Non abbiamo trenini che mantengono le posizioni della griglia di partenza per tutta la durata della gara (anche se a Monaco si fa un po’ di fatica a sorpassare) o Drivatar che si comportano come carri armati: ogni pilota ha le sue competenze, capacità e performance nelle diverse sessioni e, a prescindere da come avete settato la carriera, non mancheranno momenti di tensione tra un rettilineo e l’altro. Che si stia cercando un sim-cade o un simulatore duro e puro, una corsa veloce o un gran premio dalla durata realistica, F1 2018 ha tutti i settaggi per permettere di scegliere liberamente a causa di quale guasto meccanico perdere la corsa. Perché anche la fortuna vuole la sua parte.

Fortuna che questo caso risieda in problematiche realistiche, evitabili grazie all’uso dell’albero tecnologico: unico per ogni scuderia, e parzialmente nascosto fin tanto che non si avanza nella ricerca, permette di migliorare le performance dell’auto sotto ogni aspetto, divise in categorie in base alla zona della vettura sulla quale agiscono. Il gioco permette comunque di iniziare la carriera anche con i migliori veicoli del momento (Mercedes, Ferrari e Aston Martin Red Bull) i quali, in cambio di auto estremamente competitive, richiederanno tante responsabilità sia in corsa che in fase di testing. Iniziare una carriera con una squadra di media o bassa categoria, invece, abbassa la difficoltà degli obiettivi e dona al giocatore più libertà nella ricerca e sviluppo della monoposto.

Virtualmente sarà possibile avere una competizione molto agguerita tra le squadre dopo poche stagioni, vista la velocità con sui si migliorano i veicoli.

Tutto questo sarà fattibile nella vostra workstation, che comprende la consueta mail e riepilogo dei progressi, carriera, rivali, contratti e quant’altro riguardi il vostro pilota. Tra una sessione e l’altra tornerete sempre qui, e potreste essere interrotti dai reporter, che vi porranno domande riguardanti l’ultima sessione disputata: se, ad esempio, avete avuto una collisione con un altro rivale, ci sarà quasi sicuramente l’opportunità di dimostrarsi sportivi o piuttosto showman televisivi. Un riepilogo a fine gran premio raccoglie tutti questi risultati e aumenta o meno la vostra reputazione nei confronti dei team, che si comporteranno con voi di conseguenza, offrendovi contratti più o meno interessanti. Tra un gran premio e l’altro, inoltre, c’è il ritorno delle auto storiche: avrete modo di provare dei piccoli eventi, comprendenti varie discipline, la cui vera star è indubbiamente l’auto che userete: dalle storiche Ferrari di inizio terzo millennio fino alle leggendarie Lotus, ce ne sono per tutti i gusti.

Con un po’ di sforzo si può intravedere l’opzione rinnegato sbucare nell’angolo in basso dello schermo.

La carriera si sussegue quindi nella più che longeva stagione di quest’anno, che comprende ben 21 circuiti distinti, tutti meticolosamente ricreati in F1 2018, che sfrutta ancora l’EGO Engine di Codemasters; ormai vicino ai dieci anni d’età, sorprende ancora la qualità dell’immagine e la resa grafica che riesce a donare, trionfando abilmente nel campo dell’effettistica, dettagli a bordo tracciato, illuminazione, ombre e nel bagnato. Le incertezze riguardo il lato tecnico sono da individuare principalmente nelle animazioni dei personaggi in diverse situazioni, come nel paddock: anche il loro dettaglio generale, sopratutto la mole poligonale, non è al passo con i competitor, pur essendo un aspetto che non andrà in alcun modo a infierire sull’esperienza.

Il comparto sonoro, invece, non mostra alcuna incertezza, riuscendo con poca fatica a immergerci nell’azione: non solo è così riuscito da permetterci di individuare al volo la problematica che sussiste nella monoposto (in caso di guasti meccanici) o il numero di giri a cui siamo (facendoci fare cambiate precisissime), ma ci inonda di una quantità di rombi, esultanze degli spettatori, telecronache (che speravo fossero presente durante la corsa ma, ahimé, mancano) ed effetti sonori che non perdono qualità in alcuna situazione, incorniciando un feeling alla guida già pressocché solidissimo.

Poche marce, tanto turbo e uno sterzo che dargli del legno è poco. Tutta la gloria delle monoposto pre anni ’80.

Se la modalità principale non basta o, piuttosto, non dovessimo avere così tanto tempo da donarle, oltre alle classiche corse arcade non mancano le già citate auto classiche, guidabili anche in singoli campionati, che si distinguono in tracciati, team presenti e durata: un po’ come degli eventi più vicini in dimensione a quelli di un TOCA, ma in salsa puramente ruote scoperte. Non manca la possibilità di creare il proprio gran premio o campionato, assieme a una modalità multiplayer che comprende anche eventi online con una classifica mondiale, nei quali cimentarsi in sfide con auto, tracciato e condizioni prestabilite, aggiornate settimanalmente. I contenuti, quindi, non mancano affatto, difficilmente un appassionato di Formula 1 rimarrà deluso su questo fronte.

Le sole critiche che si possono fare, oltre a quelle sopracitate, riguardano come il titolo non si sia attenuto più di tanto al nuovo design della F1 creato da Wieden + Kennedy: il risultato poteva essere simile a un prodotto firmato The Designers Republic, quindi vicino ad esempi storici del design in-game come Wipeout o Ridge Racer Type 4. Codemasters è stata pionere di nuove interfacce per giochi (nessuno si ricorda le tre dimensioni onnipresenti in Race Driver GRID?) e la speranza è che trovi più coraggio nel provare soluzione ‘atipiche’ alla serie, così da mostrare l’aspetto avveneristico di uno sport che non vuole più nascondere tale natura. O, perché no, chiamare Ian Anderson direttamente e farsi fare due schizzi.

Solo io vorrei sentire una voce robotica introdurmi al circuito? Con sotto gli Underworld, se possibile? Tanto la grafica che viene dal futuro la abbiamo.

Con F1 2018 abbiamo tra le mani un capitolo che riporta gli standard qualitativi dei racing game targati Codemasters agli storici nomi importanti della casa inglese, come TOCA o GRID: con una base ormai granitica e meccaniche testate nel tempo il futuro della serie F1 può diventare solo più roseo. Le aggiunte e migliorie prima citate sono sicuramente importanti, ma si parla di un titolo che azzecca ogni aspetto fondamentale in un racing game, ovvero immediatezza, scalabilità della difficoltà, contenuti, sensazione di velocità e modello di guida.

Se la serie vi teneva già incollati da tempo, allora questo titolo è un colpo sicuro. Se invece, come me, aspettavate da anni di riscoprire qualcosa che possa rievocare la passione per la Formula 1, allora avrete come bonus il fattore sorpresa: F1 2018 sa sorprendere, riuscendo a introdurre il giocatore a meccaniche manageriali non immediate e a incollarlo allo schermo con soluzioni utili e interessanti per fare esperienza con un gioco che, con il ritmo che voi cercate, saprà donarvi sfida, difficoltà e grandi soddisfazioni.

Anche perché questa volta non sarete costretti ad alzarvi alle cinque di mattina per poter seguire Melbourne: ora la Formula 1 è VOSTRA.

Perché sì:
Perché no:
  • Atmosfera azzeccata
  • Avversari svegli e pronti a tutto
  • Modello di guida senza incertezze
  • Eccelso anche su un engine vecchio

 

  • Manca la telecronaca in gara
  • Animazioni e damage model migliorabili
  • Non sfrutta a dovere la nuova grafica F1

1° - è come nel paddock

2° - il vento tra i capelli

3° - tante auto, poco tempo

Strelok - Biografia

Francesco D'Emilio
Nato nello sprawl pescarese sotto un cielo dal colore televisione de-sintonizzata, compie il suo primo esercizio di game design con un gioco da tavolo spacciato nelle ricreazioni delle medie. Da lì in poi è una quotidiana procrastinazione di qualsivoglia impegno causata dalle sue passioni, tra cui i videogiochi e gli arrosticini.