Devil May Cry HD Collection

Stile ed azione, ma in alta risoluzione

Pubblicato il 12/07/18 da Francesco D'Emilio
recensione

Devil May Cry HD Collection

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L’approdo della serie di Devil May Cry su PC non è nuovo, vista la presenza non solo del reboot DmC ma anche di remaster di singoli episodi, come il terzo ed il quarto. Questa HD Collection, invece, comprende i primi tre titoli della serie, con migliorie tecniche e grafiche che, vedremo, difficilmente varranno l’acquisto se non avete già provato il gioco in altri formati. Per chi invece vuole un primo assaggio della serie non c’è momento migliore per farlo su PC, sembrebbe; se non fosse per alcune scelte dei publisher e developer un po’ discutibili.

Va’ che bello. Se solo fossimo qualche anno indietro.

La Devil May Cry HD Collection comprende i primi tre capitoli di Devil May Cry, ognuno accessibile direttamente dal non poco brutto menu principale della collezione: questo permette anche di accedere alle (povere) opzioni, riconoscimenti e quant’altro. Di conseguenza, essendo tutti e tre i giochi compresi nello stesso avvio, è possibile anche controllare i salvataggi e progressi di ogni gioco nei loro singoli menu, indipendentemente dagli altri. Se, quindi, la gestione in sé dei salvataggi è riuscita, il fatto che il menu, il sistema e la stessa gestione risalgano a standard ormai antiquati è invece un problema. Ma non finisce qui, essendo la stessa svogliatezza del porting evidente anche in altri ambiti, anche più importanti.

Sono un po’ tutti così i borghi. Fai l’angolo e trovi demoni pronti ad essere stanati.

Gli stessi menu sono quelli originali, ovviamente, ma semplicemente upscalati per combaciare con l’altezza dei 1080 pixel degli schermi moderni, lasciando intatto il formato 4:3 dei menu stessi. Il problema ovviamente non compare nel terzo capitolo di Devil May Cry, dove però ci sono ancora le dovute conseguenze di un upscaling: definizione bassa, immagini stirate e di conseguenza sfocate, rimasugli di un lavoro poco attento. Lo stesso accade per i video, per qualsivoglia caricamento e per praticamente ogni asset che non può essere semplicemente stirato per accomodare i 16:9 moderni. Quindi, tolta la risoluzione aumentata, non c’è niente che giustifichi l’acquisto per chi non ha già i titoli.

Per i nuovi arrivati invece, ecco tre (anzi, due) giochi che mantengono esattamente il gameplay dei precedenti, scelta ovviamente voluta ma anche conseguenza del lavoro svolto: action game solidissimi confezionati in una riuscitissima atmosfera con un personaggio principale memorabile. Rimane comunque, anche nel gioco stesso, insormontabile la pochezza del lavoro nell’ambito tecnico del gioco. Nessun miglioramento alle texture, ai filtri texture, aliasing; niente di tutto questo. Solo una viewport più larga e definita che rende ancora più evidenti le pochezze di tale remaster.

Bona ‘sta pizza, ma vesiti, sennò te pigli un raffreddore.

La remaster non presenta alcun tipo di upgrade tecnico o grafico su qualsivoglia livello, oggetto, personaggio e quant’altro: nel bene è sicuramente rimasto il cuore del gioco uguale all’originale, ma nel male non c’è stato alcun tentativo di miglioramento, che fatica a giustificare il prezzo: pur comprendendo tre distinti titoli, son comunque titoli già usciti da tempo immemore e repiribili ad un prezzo tale che non giustifica la somma spesa, se non per persone che non posseggono le console o che, semplicemente, vogliono pagare tale prezzo per giocarli ad una risoluzione aumentata.

Rimane una collection comprendente titoli da non perdere, e che farà indubbiamente felice chiunque voglia giocarli e non possiede le piattaforme dei singoli titoli, ma le mancanze riguardanti la remaster sono troppo importanti per non essere sottolineate al fine di avvertire chiunque porti interesse in tale pacchetto.

Perché sì:
Perché no:
  • Tre gioconi in un pacchetto

 

  • Gli stessi giochi che hai giocato tanti anni fa
  • Prezzo difficilmente giustificato

È Devil May Cry...

...Letteralmente lo stesso

Strelok - Biografia

Francesco D'Emilio
Nato nello sprawl pescarese sotto un cielo dal colore televisione de-sintonizzata, compie il suo primo esercizio di game design con un gioco da tavolo spacciato nelle ricreazioni delle medie. Da lì in poi è una quotidiana procrastinazione di qualsivoglia impegno causata dalle sue passioni, tra cui i videogiochi e gli arrosticini.