Detroit: Become Human – Anteprima

Nella mente di una macchina

Pubblicato il 05/05/18 da Aymeric
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Detroit: Become Human – Anteprima

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Il 25 maggio si avvicina e con esso l’uscita della nuova avventura made in Quantic Dream, Detroit: Become Human.

Tramite la demo presente da poco sul PlayStation Store e un evento dedicato, i nostri Michael e Daniele hanno messo mano sul gioco in anteprima e sono pronti a darvi le loro impressioni:

Il parere di Michael

Chiunque mi conosca, o abbia letto alcuni dei miei articoli in merito, sa bene quanto apprezzi due cose in particolare, ovvero i giochi d’avventura e la science-fiction, in particolare quando si parla di androidi. Quando poi l’intera trama di un’avventura ruota attorno a essi, in particolar modo alla loro capacitàdi provare emozioni beh, caro David Cage, se prima avevi la mia curiosità, ora hai la mia attenzione.

Quantic Dream, si sa, con le avventure ci sa fare: ok, il confine tra gioco e film nelle produzioni di Cage e soci a volte è talmente sottile che molti spesso se ne tengono lontani, come se avessero paura di spendere la canonica settantina di euro per un gioco che si gioca da solo e dove il gameplay, alla fin fine, si riduce a qualche interazione qua e là. Questa volta però è possibile provare con mano l’esperienza, tramite una demo presente sul PlayStation Store, quindi non c’è momento migliore per tuffarsi in una Detroit del prossimo futuro e, chissà, ricredersi al punto da prenotare il gioco in digitale, così da ricevere l’altro capolavoro di Quantic Dream, Heavy Rain.

Il nostro Connor lascia il tetto del palazzo, avrà avuto successo?

Personalmente ho poco da dire sull’esperienza provata giocando la demo: avevo delle speranze per Detroit sin dalla tech demo Kara del lontano 2012, quando Detroit: Become Human nemmeno esisteva. Non posso dire altro se non che queste speranze erano ben riposte. Durante la demo ogni azione, scelta, risposta, anche la semplice velocità dei nostri spostamenti, può compromettere la riuscita della missione di Connor, androide al quale tocca l’ingrato compito di negoziare con un suo simile, andato letteralmente in berserk, per salvare un ostaggio umano.

Pure dal lato gameplay le interazioni con lo scenario paiono ben congegnate: ritroviamo i movimenti dello stick analogico destro, a cui già Heavy Rain ci aveva abituato, per raccogliere oggetti o esaminare elementi dell’appartamento, mentre le fasi d’investigazione permettono di ricostruire l’intera scena del crimine raccogliendo indizi dai corpi. Nella fase prettamente dialettica invece è necessario soppesare le parole in modo oculato, così da guadagnare la fiducia dell’altro androide, oltre ad avere le giuste informazioni e, soprattutto, è importante non avvicinarsi troppo in fretta, per non aumentare ulteriormente l’agitazione del nostro interlocutore.

Il diagramma narrativo con tutte le opzioni disponibili. Una mole simile in un solo capitolo di 30 minuti!

Al di là del gameplay, dimostratosi appagante e funzionale, il vero punto di forza della demo risiede nell’interpretazione e nella resa visiva: l’aspetto grafico restituisce personaggi più verosimili del previsto, ogni piccola variazione espressiva rende tutto più realistico e di forte impatto mentre il doppiaggio, sia nella nostra lingua che in inglese, aumenta ulteriormente l’empatia provata dal giocatore verso i protagonisti della vicenda. Impossibile non provare angoscia per l’androide deviante, una volta compresa la motivazione che ha scatenato la sua rabbia, così come nei panni di Connor risulta difficile non sentirsi in colpa per ogni menzogna detta.

Grazie a questo trittico di ambientazione, gameplay e immersione posso essere sicuro: se l’intero racconto sarà forte anche solo la metà di questi trenta minuti, l’acquisto di Detroit: Become Human diverrà obbligatorio, soprattutto per i fan delle avventure grafiche che stanno cercando qualcosa di emozionante.

Il parere di Daniele

Dopo aver provato in anteprima la demo di Detroit: Become Human all’evento milanese non posso che confermare la bontà del nuovo progetto di Quantic Dream: l’ambientazione è semplicemente perfetta e l’attenzione ai dettagli maniacale, come sempre nelle produzioni di David Cage; la cosa che mi ha convinto di più dopo quasi tre ore di gioco è stata la schermata mostrata al giocatore dopo ogni capitolo, tantissime le scelte possibili, con altrettanti cambiamenti nella trama, le quali donano al gioco una rigiocabilità davvero elevata perché, che voi lo vogliate o meno, la storia arriverà al suo finale anche se doveste perdere uno dei protagonisti.

Più umano dell’umano.

Graficamente impressionante e scritto per toccare le corde giuste, Detroit: Become Human alza sicuramente l’asticella di questo tipo di produzioni, facendo ricredere anche il più scettico dei giocatori su come un “film interattivo” possa in realtà risultare un’esperienza unica, capace di far vacillare chiunque sulla questione del quanto possano rendersi umane delle “semplici” macchine, le quali risultano spesso più umane degli stessi umani.

Un’immagine scattata all’anteprima milanese di Detroit: Become Human.

 

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.