Capcom Beat ‘Em Up Bundle

Questa settimana è prevista un'intensa pioggia di schiaffi

Pubblicato il 01/11/18 da Nicola De Bellis
recensione
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Capcom Beat ‘Em Up Bundle

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Capcom sta andando forte di recente, eh? Dopo il successo di Resident Evil VII raccolgono consensi a palate, tra l’ottimo Mega Man 11, l’eccellente Monster Hunter World, il remaster dell’originale Onimusha appena annunciato (che potrebbe portare a un revival della serie), gli imminenti Devil May Cry 5 e Resident Evil 2: Remake, di tutto e di più. Come se non bastasse colgono l’occasione di flettere un po’ i muscoli e ricordare al mondo come hanno spopolato nella scena arcade e influenzato un intero genere per le generazioni future.

The King of Dragons ha aperto la strada alle innovazioni che hanno plasmato il genere dei picchiaduro a scorrimento.

Capcom Beat ‘Em Up Bundle è una collezione di glorie arcade rilasciate tra il 1989 e il 1997, ripulite e impacchettate per PC, PlayStation 4, Xbox One e Switch. Il bundle contiene sette picchiaduro a scorrimento che hanno segnato la storia del genere: Final Fight, The King of Dragons, Knights of the Round, Warriors of Fate, Armored Warriors e Battle Circuit. Una buona selezione, nonostante alcune dolorose assenze.

Hanno permesso perfino a Captain Commando di unirsi al gruppo, sennò si intristiva nell’angolo buio dov’è stato abbandonato.

Togliamoci subito il dente: purtroppo la collection non include tutti i picchiaduro a scorrimento marchiati Capcom. The Punisher, Cadillacs and Dinosaurs, Alien vs. Predator e i due Dungeons and Dragons sono tristemente tagliati fuori dalla raccolta, essendo basati su licenze difficili da riacquisire (chi diavolo ha la licenza di Xenozoic Tales nell’anno del signore 2018?).

Armored Warriors arriva finalmente sugli schermi casalinghi.

Nonostante ciò la selezione di titoli è solida, particolarmente di rilievo l’inclusione di Armored Warriors e, soprattutto, Battle Circuit, gioco assolutamente eccellente che, fino a oggi, non ha mai conosciuto il calore della TV casalinga (al di fuori degli emulatori, almeno). Tecnicamente il lavoro di upscaling alle risoluzioni HD moderne è discreto, ma le proporzioni dello schermo non rispettano i pixel 1:1. Non è chiaro se questo sia un limite del voler upscalare tutto in massa per schermi 1080p o un tentativo di rispettare le proporzioni degli schermi 4:3 del periodo. A proposito di ciò, sono assenti del tutto opzioni per alterare la risoluzione o aggiungere filtri, scanline ed effetti da finto schermo CRT.

AGGIORNAMENTO: con la patch di Novembre 2018 sono state aggiunte opzioni per modificare lo schermo in risoluzione più bassa, ma pixel perfect, nonché filtri per aggiungere scanline ed effetti schermo CRT di diverse intensità. Diventa chiaro ora che fosse una mancanza non voluta, ma sono contento che sia stata corretta.

Grazie alla possibilità di scegliere la regione, è possibile giocare la versione originale di Final Fight, senza le alterazioni imposte nella versione mondiale.

L’aggiunta della co-op online per tutti i titoli è una gran bella mossa. Funziona generalmente bene ed è possibile unirsi e abbandonare la sessione liberamente, proprio come ai bei tempi della sala giochi, quando si buttava dentro un gettone per il gusto di aiutare qualcuno. Non solo è possibile scegliere il tipo di cabinato (molti di essi hanno versioni diverse per diverse quantità di giocatori), è disponibile anche la versione originale giapponese assieme a quella occidentale. Un extra che non mi aspettavo di trovare interessante è la galleria, in cui sono stati raccolti schizzi e artwork probabilmente dimenticati da decenni. Alcuni pezzi sono davvero impressionanti, non solo per il talento dei designer Capcom del tempo, quanto come reliquie di game design. È molto affascinante scoprire le filosofie di design estetico utilizzate in questo genere, dagli innocenti schizzi di fine anni ’80 agli intricati pin-up di metà anni ’90.

Battle Circuit è un picchiaduro a scorrimento straordinario, rimasto relegato alle sale giochi per oltre vent’anni.

Purtroppo gli extra inclusi si fermano a questo. Sarebbe stata gradita l’aggiunta di qualche titolo aggiuntivo sbloccabile, tipo l’originale Dynasty Wars (predecessore di Warriors of Fate), titoli dimenticati come Magic Stone, magari l’abilità di scegliere le (discutibili, ma interessanti) conversioni per Super Nintendo di alcuni titoli o, perché no, Final Fight 2 e 3. Tristemente, non c’è nulla di tutto ciò. Su questo piano impallidisce rispetto al bundle dei due Dungeons and Dragons di nome Chronicles of Mystara, rilasciato nel 2013 per tutte le piattaforme di scorsa generazione. Chronicles of Mystara si premurava di aggiungere parecchi achievement interni e piccoli extra sbloccabili, oltre all’abilità di selezionare liberamente lo stage e il personaggio per qualunque gioco. Trovo ironico come due dei giochi tagliati dal bundle abbiano, a loro volta, ricevuto un bundle di qualità superiore anni prima.

Vi ricordate di quando Re Artù impedì l’unificazione dell’Italia? Bei tempi.

Con questo non voglio dire che il Capcom Beat’em Up Bundle non valga la candela, anzi. Tuffarsi nei classici arcade è sempre un piacere e il pacchetto brilla particolarmente su Nintendo Switch grazie alla portabilità. Il prezzo ragionevole e l’aggiunta della co-op online lo rendono uno stuzzichino interessante per tutti coloro che volessero fare un tuffo nell’epoca d’oro di un genere che travolse le sale giochi.

Perché sì:
Perché no:
  • Ottima selezione di giochi...
  • Co-op online per tutti i titoli
  • Giochi in doppia versione, JP e World
  • Buono l'upscaling su schermi moderni
  • Galleria piena di pezzi interessanti

 

  • ... e Captain Commando
  • Pochissimi extra
  • Tanti classici assenti

PIOGGIA DI SCHIAFFI

Jack Ryder - Biografia

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.