Candleman: The Complete Journey

La storia di una Candela e della Lanterna che le insegnò a volare

Pubblicato il 11/04/18 da RickyAll
recensione
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Candleman: The Complete Journey

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È un innegabile dato di fatto che il mercato videoludico, come quello finanziario d’altronde, abbia le sue superpotenze: nazioni che, grazie alla loro lunga tradizione nella produzione di giochi e alla quantità di fondi che le più celebri multinazionali del settore sono in grado di fornire alle software house, riescono a produrre una grossa fetta dei titoli pubblicati nel mondo ogni anno. Ed è ancora più ovvio nominare quali siano le nazioni di cui stiamo parlando: Stati Uniti d’America e Giappone, le quali hanno condizionato, nel bene e nel male, l’intera storia videoludica, basti pensare all’influenza che due colossi come Nintendo ed Electronic Arts hanno su quest’industria.

Ciò nonostante, proprio come il suddetto mercato finanziario ci insegna, altri contendenti possono unirsi alla corsa in ogni momento. Non sto parlando di giganti come la francese Ubisoft, bensì di studi più modesti ma spesso caratterizzati da una rapida espansione, grazie ad alcune scelte di mercato azzeccate; esempio lampante di questa categoria di software house è la polacca CD Projeckt Red.
Con i videogiochi che stanno diventando sempre di più un business vero e proprio, vi sorprenderebbe se una fra le nazioni con l’economia a più rapida espansione nel mondo volesse tentare la sorte, pubblicando videogiochi che non siano cloni di altri titoli estremamente popolari? Ho come l’impressione che abbiate capito di quale paese sto parlando…

Per tutti coloro poco ricettivi alle figure retoriche: sto parlando ovviamente della Cina, la quale ospita a Pechino uno studio che sviluppa videogiochi seri – Deo Gratias! – e non gli ennesimi cloni di Overwatch e League of Legends.
Il nome della compagnia è Spotlightor Interactive la quale, durante i primi giorni del 2017, pubblicò su Xbox One un eccentrico platform/puzzle game che risponde al nome di Candleman, il quale è stato ben recepito dall’audience della console made in Microsoft. Circa un’anno dopo la casa di sviluppo cinese pubblica Candleman: The Complete Journey, edizione dedicata ai videogiocatori PC contenente non solo il titolo standalone, ma anche il DLC Lost Light, pubblicato gratuitamente a ottobre dello scorso anno.

Non nascondo lo stupore che, di primo acchito, ho provato nel recensire un videogioco Made in China, paese di cui i titoli più celebri sono i sopraccitati cloni. Di conseguenza debbo ammettere di aver approcciato questo titolo con una certa dose di pregiudizio e sono felice di poter affermare che mi sbagliavo, perlomeno in parte. Infatti, se dovessi riassumere Candleman: The Complete Journey in poche parole sarebbero probabilmente queste: titolo dal concept originale, minato da una scarsa cura per i dettagli.

Il comparto grafico non sarà da urlo, ma scenograficamente parlando si difende piuttosto bene.

Candleman racconta la storia di una candela che, inspiegabilmente diventata senziente, tenta di comprendere il significato della sua esistenza, attraverso un viaggio pieno di peripezie verso il grande faro del porto, di cui ammira la potenza e luminosità. Il titolo presenta al giocatore un classico platform a livelli dove avremo un numero limitato di vite, dieci per la precisione, con le quali dovremo superare le avversità che incontreremo.

Finora di originale c’è ben poco, ma non è nella formula in sé che risiede la peculiarità di questo videogioco, bensì nella modalità di esecuzione: il gioco è quasi per intero al buio e la candela che controlleremo potrà bruciare, illuminando la via, per un tempo massimo di… dieci secondi. Pensiate siano troppo pochi? Qui intervengono le dieci vite che avremo a disposizione per stage e un’altra singolare meccanica: ogni volta che ci “accenderemo” lasceremo una traccia di cera sul suolo, che rimarrà sul posto fino a che non completeremo il livello o termineremo le vite a disposizione.

Questa singolare scelta di design è sia croce che delizia di Candleman: sebbene sia un concept assolutamente ingegnoso e originale, purtroppo risulta anche abbastanza frustrante nel lungo periodo soprattutto per coloro che, come me, hanno qualche difetto visivo: il fastidio è stato così tanto da farmi preferire di gran lunga i livelli con almeno una certa quantità di luce sullo sfondo.

L’incontro con l’invidiato faro ci sbatterà in faccia la realtà: una piccola candela non può illuminare la notte.

Al di là del gimmick dei giochi di luce ed ombra, analizzando la componente platforming del gioco, Candleman ha un fattore di difficoltà modesto, per non dire semplice, soprattutto nelle prime fasi dell’avventura. Nei capitoli più avanzati ho avuto qualche problema nell’affrontare alcuni livelli, ma imputo queste difficoltà più alla mia scarsa esecuzione – devo confessare di non toccare titoli platform da parecchio tempo – che alla complessità stessa del titolo. Anche i puzzle sono sulla stessa falsariga: decisamente abbordabili, forse fin troppo.

Ciò in cui Candleman eccelle è la scenografia e la narrazione: il nostro alter ego altro non è che una metafora della vita stessa, la quale brucia rapidamente e non può illuminare la notte buia. Ma con l’avanzare dell’avventura scopriremo che anche una piccola luce, se emessa da una vera fiamma, può generare calore. In questo specifico elemento la nazionalità del team di sviluppo ha influito in maniera sostanziale: Candleman trasuda filosofia orientale da ogni poro.

Non sarà in grado di illuminare la notte, ma il calore della piccola candela vi porterà in volo.

In conclusione, Candleman: The Complete Journey tenta di essere la versione orientale di ciò che Journey è stato per i possessori di PS3 e PS4. Purtroppo la realizzazione e la cura per i dettagli non riesce a raggiungere la perfezione del titolo per la console nipponica, soprattutto per un difetto che, per quanto mi riguarda, ha completamente rovinato l’esperienza di gioco: la localizzazione in italiano di Candleman è a dir poco orrenda, eseguita frettolosamente e probabilmente con l’ausilio di traduttori automatici. Ben eseguito è invece il doppiaggio inglese.

Nonostante i suoi difetti e i miei pregiudizi, sono propenso a consigliarvi Candleman, in particolar modo se avete apprezzato Journey, Abzû e altri titoli sulla stessa falsariga. Se deciderete di acquistarlo mi auguro che, anche per voi, il gioco valga la candela.

Perché sì:
Perché no:
  • Scenografia
  • Atmosfera
  • Narrazione

 

  • Localizzazione in Italiano
  • Graficamente non eccelso
  • Perennemente al buio

Lanterne Cinesi

RickyAll - Biografia

Al secolo Riccardo Allegretti (no, il mio nickname non significa Riccardo Tutto e sì, sono una persona molto fantasiosa). Videogiocatore quasi a 360 gradi, recensore a 720, persona a 1080p. Come avrete notato, ho molti talenti, ma non la simpatia. RPG Master Race!