BATTLETECH

Volevo un mech giapponese, fatto di metallo giapponese

Pubblicato il 08/06/18 da Carisma20
recensione
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BATTLETECH

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Una storia fatta dai soliti cliché: tradimento, mercenari, mancata incoronazione. Tutte cose che probabilmente non vi stupiranno di per sé, ma il modo in cui sono raccontate è interessante.

Il gioco per certi versi mi ha ricordato Neon Genesis Evangelion, quell’opera dove ogni volta che salivi sul tuo robottone era un mezzo inferno, non andavi in giro facendo il figo sulla tua carretta di metallo dalle diverse tonnellate di peso a scoppiare altri robottoni, che tanto poi il professor Yumi aggiusta tutto. Qui i danni li senti tutti, sia in termini monetari, che il tuo mech non si aggiusta da solo, sia in termini di cure mediche… 92 giorni senza un pilota ben addestrato son sempre 92 giorni.

Le cinematiche sono di un certo effetto.

Tanto metallo squadrato e poca roba ultracolorata giapponese: niente alabarde spaziali, solo laser, mitragliate e cazzotti dietro le orecchie per buttare a terra i nemici. La parte gestionale del gioco ci mette a capo di una banda di mercenari, la quale deve arrivare a fine mese pagando i propri soldati, aggiustando l’aggiustabile, curando i feriti e scegliendo i contratti da firmare, contratti che saranno poi le missioni che andremo a intraprendere.

Le missioni saranno di varia natura e andranno giocate strategicamente, grazie a un sistema a turni suddiviso, bene o male, in movimento e attacco. Starà a noi capire come sfruttare a nostro vantaggio l’ambiente: posizionarsi più in alto rispetto al bersaglio permette di aumentare le possibilità di colpirlo, mentre l’acqua permette di raffreddare velocemente il mech che, se surriscaldato, comincia a subire danni interni, rischiando addirittura di spegnersi lasciandoci in balia degli avversari, i quali potranno così effettuare un colpo mirato.

La parte gestionale vi porterà spesso a rivedere le vostre priorità.

Ad aiutarci interviene la meccanica del morale: essa permette di attivare le abilità dei nostri piloti, tra le quali è presente il colpo mirato del quale scrivevo sopra, ossia la possibilità di sparare e danneggiare direttamente una parte del mech avversario, ad esempio mirare alle gambe e distruggerle gli impedirà di stare in piedi.

Il nemico farà lo stesso con noi: eventuali parti perse andranno ricostruite da zero, inoltre i moduli equipaggiati usati per personalizzare il nostro veicolo (armi, munizioni, jet per saltare o kit di espulsione calore) saranno persi per sempre, di conseguenza dovranno essere sostituiti con dei moduli nuovi, sempre che li abbiate.

Ogni pilota ha delle caratteristiche e delle abilità: la gestione della squadra è fondamentale non tanto per la buona riuscita della missione, ma per uscire dal campo di battaglia con il minor numero di danni possibili. Ogni pilota andrà inserito nel mech più adatto a lui, personaggi con un alto valore di combattimento corpo a corpo andranno inseriti in mezzi adatti a tale scopo. Ogni mech è diverso, sia per caratteristiche che per tonnellaggio: i più leggeri risulteranno adatti ai compiti di scout e supporto, mentre i più pesanti a riempire di mazzate il nemico, sia in mischia che a distanza.

La fase di movimento delle unità va studiata a dovere, onde evitare malposizionamenti.

Passando al lato tecnico, togliamoci subito il dente: caricamenti eccessivamente lunghi e framedrop senza senso, indice di un’ottimizzazione non proprio ideale. Problemi sui quali si può comunque soprassedere, vista anche la struttura a turni del gioco e la lunghezza delle missioni. Altra nota dolente, che pare ormai prassi per Paradox Interactive, è la mancanza di un tutorial: la prima missione ci spiegherà come muoverci, come utilizzare il jet per saltare, come attaccare in mischia o a distanza ma, superata questa fase, alcune icone dell’interfaccia, oltre a delle meccaniche di gioco, non vengono mai spiegate e occorrerà tempo per capirle in maniera approfondita.

La visuale a volo d’uccello garantisce una buona visibilità del campo di gioco.

Menzione d’onore invece per le cinematiche, che sono davvero belle da vedere e riescono anche a emozionare in alcuni punti.

Perché sì:
Perché no:
  • Divertente
  • Molto profondo
  • Le missioni più difficili saranno una vera sfida

 

  • Ottimizzazione, ci sei?
  • Tutorial, ci sei?

Alabarda Spaz.. ah no!

Raggi Foton.. ah no!

Ottimizzaz... ah no!

Carisma20 - Biografia

È difficile dare una buona impressione con così poco spazio per presentarsi.