Assassin’s Creed: Odyssey

Assassini, qual'è il vostro mestiere?

Pubblicato il 09/10/18 da Barbarossa
recensione

Assassin’s Creed: Odyssey

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Puntuale come le tasse, l’ultimo capitolo di una delle serie più prolifiche di sempre di casa Ubisoft, ossia Assassin’s Creed: Odyssey, si insinua nelle nostre console. E, come ogni anno, spero che il nuovo titolo di questa IP mi faccia saltare dalla sedia come il primissimo, ormai nel lontano 2007. Sono 11 anni che Assassin’s Creed si evolve ed involve cercando di offrirci un gioco fresco ed innovativo e, a parte qualche sporadico caso, i tentativi sono stati, se non fallimentari, quantomeno poco ispirati. Sarà riuscita mamma Ubisoft a farmi tremare i polsi con questa ultima iterazione?

This is Sparta! Ah no? Scusate, ho sbagliato…

I primissimi minuti di Assassin’s Creed: Odyssey mi hanno fatto sentire all’interno di 300, il famosissimo fumetto di Frank Miller, che ha visto la sua trasposizione cinematografica ormai nel lontano 2006. Ed è proprio il film che ha sicuramente ispirato fortemente la direzione artistica dei primi momenti, quelli in cui si prende un minimo di confidenza col sistema di combattimento che offre nuovi spunti a tema che, sicuramente, andranno a vedersi ulteriormente concretizzati nei futuri giochi della serie.

Assassin’s Creed: Odyssey introduce immediatamente una grande novità: avremo infatti la possibilità di giocare con un personaggio di sesso maschile o femminile. Potremo infatti vestire i panni di Alexios o Kassandra, fratello e sorella discendenti del grande re spartano Leonida (AUH! AUH! AUH!) senza che la storia ne risenta però in alcun modo. Questa volta, l’oggettino delle meraviglie che ci permetterà di entrare nell’Animus e vivere le vite di uno dei due protagonisti è proprio una parte della lancia di Leonida, arma che avremo sempre a disposizione dall’inizio della campagna, la quale però verrà utilizzata in maniera non attiva e solo contestualmente a particolari situazioni (vedi gli assassini).

Assassin’s Creed: Odyssey ci darà la possibilità di giocare in una modalità senza aiuti sulla mappa, in modo che sia il giocatore ad informarsi direttamente con i vari quest giver, anche grazie ad un sistema di dialoghi a scelta multipla che, tristemente, non hanno praticamente mai un vero impatto sul giocato. Devo dire di aver particolarmente apprezzato questa possibilità, in quanto ho avuto occasione di esplorare il mondo con più attenzione, mandando a memoria i dettagli del paesaggio, le piccole attenzioni che level designer e artisti hanno saputo inserire all’interno di un mondo vivo e popolato.

La caratterizzazione dell’intero mondo è ben riuscita, ma, purtroppo, solo a livello visuale. Sono rimasto abbastanza deluso infatti dalla caratterizzazione e lo spessore dei personaggi, a partire dal nostro alter ego Alexios (come vedete, ho scelto di giocare con il giovane di belle speranze): a parte il doppiaggio inglese con un accento decisamente buffo e l’inserimento di parole dal greco antico che vengono ripetute continuamente, non ho trovato veramente nulla di memorabile che mi facesse affezionare ad uno di essi.

Battaglie campali che passione!

Tornando agli aspetti del gameplay, sicuramente è stato rifinito il sistema di combattimento già presente nel suo predecessore, Origins. La presenza di 3 talent tree che ci permetteranno di specializzarci in uno stile di combattimento tra Cacciatore (a distanza), Guerriero (corpo a corpo) e Assassino (stealth) e il sistema di equipaggiamento già visto in passato ci assicurerà un ampio ventaglio di scelte da prendere durante la nostra crescita all’interno della storia.

Con grande gioia ho visto il ritorno delle battaglie navali che tornano ad essere un altro aspetto fondamentale del gioco, dandoci la possibilità di personalizzare la nostra barca da cima a fondo, fino a farla diventare un’inavvicinabile chimera dei mari. Il sistema di antagonisti visto in Origins, invece, è stato espanso e ripulito in Odyssey, portandolo ad essere più complesso e ben strutturato, per quanto semplice e di contorno: lo definirei un buon diversivo.

Anche le battaglie campali del War System sono una novità del titolo: potremo combattere in campo aperto nell’eterna guerra tra Sparta e Atene, aumentando e diminuendo la loro influenza con conseguenze dirette sulla storia. Questo è stato un aspetto che ho molto apprezzato perché, se da un lato abbiamo dei dialoghi che non hanno praticamente riscontri nel mondo di gioco, il sopracitato War System invece fa in modo che la nostra abilità in guerra abbia un peso, delineando un solco nella storia e nel gameplay.

Dal punto di vista tecnico, Assassin’s Creed: Odyssey fa un passo in avanti rispetto al titolo precedente, con animazioni più curate e fluide, un comparto audio sicuramente all’altezza delle aspettative ma con una resa grafica che si migliora solo limitatamente. Probabilmente, dal punto di vista grafico, potremo veramente vedere il passo in avanti con le console di nuova generazione.

L’Assassino va… controcorrente…

In definitiva, Assassin’s Creed: Odyssey si presenta come un valido titolo che prova con tutte le sue forze ad innovarsi e offrirci qualcosa di fresco. Purtroppo, a causa della necessità di rimanere uguale a se stessa per continuare ad avere appeal ai fedelissimi della serie e un po’ per cercare di attrarre nuovi giocatori, non riesce a prendere una direzione decisa, finendo per trasformarsi in un piatto misto i cui elementi singoli, seppur di buona qualità, tendono a schiacciarsi i piedi a vicenda, senza convincere completamente.

See you, Game Cowboys!

Perché sì:
Perché no:
  • War System interessante
  • Mondo vivo e popolato
  • Progressione GdR

 

  • Combattimento un po' ripetitivo
  • Dialoghi Interattivi dimenticabili

Sparta vs Atene

Level up

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Barbarossa - Biografia

Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.