Agony

Nomen omen

Pubblicato il 27/06/18 da Barbarossa
recensione
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Agony

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Questa recensione è un inno alla saggezza degli antichi, alla loro visione del mondo così filtrata attraverso la fede ma anche così radicalmente con i piedi per terra.
Dico questo perchè Agony è sicuramente il frutto di un lavoro alla ricerca di ciò che più spaventa l’uomo, lo terrorizza e lo mortifica. L’intero titolo è filtrato attraverso questa lente di orrore, la quale, alla fine di tutto, si deve scontrare con la realtà dei fatti: a fare i videogiochi ci sono delle persone, persone con dei limiti, soggettivi od oggettivi e che, alla lunga, il troppo stroppia.

Ognuno qua ci veda quello che vuole…

E dire che i ragazzi di Madmind Studio sono partiti con un concept anche interessante: andare sopra le righe, esagerare, schifare il giocatore, farlo sentire piccolo davanti agli orrori dell’Inferno. Sì, certo, perchè la trama già dice tutto: vestiremo i panni della disperata anima di Tizio, che dovrà cercare di scappare dall’Inferno trovando questa Red Goddess, la Dea Rossa. Sarà il mio retaggio italiano, ma questa cosa mi ha subito fatto venire in mente una trama scoppiazzata (malamente) dalla Divina Commedia, con la donna salvifica e amenità varie. E questa cosa ci viene detta a T=0 secondi, già nel filmato iniziale: evidentemente è stata l’unica motivazione venuta in mente ai programmatori per convincerci a partire per questo viaggio infernale.

Agony è veramente l’Enciclopedia delle Cose Brutte: veniamo subito tartassati da cadaveri smembrati, anime torturate e sofferenti, organi di ogni forma, colore e dimensione. Vi assicuro che sono riusciti anche a darmi parecchio fastidio: i giochi horror mi hanno sempre visto come loro cauto giocatore perchè, lo ammetto candidamente, mi spavento in maniera genuina. Questo gioco riesce a fare tutto ciò, sempre spingendo sull’acceleratore per quanto riguarda le mostruosità: scene di sesso esplicito, stupri, omicidi efferati. Il vero problema sorge quando mi fai vedere questo genere di atrocità in maniera costante, matematica, continua dall’inizio del gioco: la cosa viene semplicemente a noia dopo poco.
Oh, guarda, un cadavere squarciato a metà appeso a quella parete” mi fa notare chi mi sta facendo compagnia mentre sto giocando.
Ah, un altro? Non l’ho manco visto” rispondo io annoiato.

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Ti prego, Dea Rossa… fallo smettere.

È a livello tecnico che più mi ha deluso Agony. La sua progressione è mal pensata, con un inizio del tutto poco avvincente. Posso capire che sia necessario introdurre l’utente alle meccaniche di gioco in un ambiente sicuro nel quale fargli prendere confidenza. Però, in tutta onestà, girare in labirinti tutti uguali, bui, chiusi, con scarsissimi riferimenti visivi, se non qualche cadavere agonizzante, per più di un’ora e mezza direi che è eccessivo.
Senza pensare che le interazioni più eccitanti durante questo tedioso processo sono rappresentate dal raccogliere organi da posare in un piattino o dal trovare oggetti mezzi nascosti tra sangue e sterco, senza dimenticare l’incredibile possibilità di incendiare dei cespugli di rovi e altre piccole strutture simili.

Agony è un survival horror a cui manca veramente la verve, sotterrata dalla necessità atavica di dover creare disgusto nel
giocatore, volendo essere sopra le righe a ogni costo. Peccato che più avanti nel gioco, quando le cose si fanno veramente pesanti, ormai si arrivi anestetizzati. La possibilità di potersi gustare uno dei vari finali alternativi perde sapore, togliendo del tutto lo stimolo a sbloccarli.

Diapositiva del sottoscritto alle prese con l’ennesimo labirinto.

Il level design del gioco è assolutamente senza ispirazione, propinandoci varie volte in successione labirinti che non fanno altro che farci soffrire agonizzanti, appunto. Il comparto grafico ha evidenti problemi di renderizzazione dei contenuti (almeno su PS4 liscia), facendo così perdere d’immersività il titolo stesso, con anche un sistema di effetti particellari secondo me non all’altezza del compito che, in questo tipo di giochi, devono sostenere. L’audio funziona invece, con effetti piuttosto grotteschi e una colonna sonora sempre on point e adattiva.

In definitiva, Agony è un titolo che non riesce a sopravvivere alle aspettative create dall’ottima pubblicità ottenuta, meritatamente o meno, nei mesi precedenti al lancio, offrendoci un gameplay scarno, un level design pessimo, una trama piuttosto banale e poco più.
Avevano ragione gli antichi: il nome è un presagio.

See you, Game Cowboys!

Perché sì:
Perché no:
  • Setting convincente...

 

  • ...per i primi venti minuti
  • Bug grafici evidenti
  • Level design pessimo

Inferno Dantesco

Un altro cadavere?

Déjà vu

Barbarossa - Biografia

Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.