Majesty – Una corona, un regno, quattro giocatori

Pubblicato il 05/01/18 da Barbarossa
recensione

Majesty – Una corona, un regno, quattro giocatori

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Età suggerita: /

Majesty, a una prima impressione, potrebbe sembrare uno di quei giochi che di solito si tirano giù dallo scaffale, si guardano, si soppesano e tendenzialmente si rimettono a posto, in cerca di altro. Sarà la tematica, saranno le meccaniche, ma Majesty rischia seriamente di essere scambiato per un gioco anonimo, senza spinta mentre, al contrario, è un classico nonché ottimo titolo gateway, ossia quella tipologia di giochi ideali per venire spiegati a coloro che vorrebbero avvicinarsi al mondo dei giochi da tavolo un po’ più di nicchia.

Un setup ricco ma immediato.

 

Majesty è la quarta fatica di Marc André (Barony, Splendor), edito da Hans im Gluck, e localizzato e distribuito in Italia da Asmodee Italia.
In questo titolo da due a quattro giocatori saranno chiamati a vestire i panni di pretendenti al trono, e a edificare un regno più prosperoso rispetto a quello degli avversari, così da venire incoronati regnanti a fine partita.
Majesty è proprio figlio di suo padre, se vorrete concedermi questa ovvietà: proprio come Splendor è un gioco lineare, semplice da apprendere e dalle meccaniche estremamente intuitive e pulite, senza inutili fronzoli, sottomeccaniche o dinamiche incomprensibili.
Majesty richiederà ai giocatori di scegliere quale personaggio portare nel proprio regno, per poi associarlo a uno dei sette edifici presenti e attivarne il potere, la maggior parte delle volte reclamando punti per la vittoria finale. Anche in questo caso, i poteri faranno guadagnare punti attraverso regole molto semplici e immediate da capire.
Per aumentare la variabilità all’interno del gioco, gli edifici a disposizione di tutti i giocatori hanno un lato A e un lato B: quale lato utilizzare viene scelto a inizio partita e, ovviamente, i poteri dei vari edifici saranno differenti a seconda del lato che sceglieremo di usare, cambiando anche di molto le dinamiche di gioco.

Una partita a 4 giocatori.

Le due meccaniche principali del gioco sono quindi il draft dei personaggi – draft che avverrà direttamente sul tavolo di gioco grazie a un sistema di selezione e ripopolamento immediato – e il set collection. I giocatori infatti vedranno aumentare in maniera esponenziale i punti concessi dalle azioni degli edifici man mano che più personaggi andranno a popolarli, rendendo quindi l’azione sempre più conveniente e favorevole.
I turni si susseguono fluidi e senza interruzioni, considerando il fatto che ogni giocatore ha una singola azione da svolgere nel proprio turno, ossia scegliere il personaggio da reclutare e attivarne il potere che, nel 99% dei casi, influenza solo se stesso.
L’interazione fra i giocatori è praticamente tutta indiretta e non distruttiva. C’è un solo edificio (con annesso personaggio) che introduce un’interazione diretta e distruttiva, ossia la Caserma: questa permette di mandare nell’edificio Ospedale il personaggio da voi reclutato che si trova nella posizione più a sinistra del vostro regno, che nel gioco equivale a quella meno prestigiosa, a patto che non vi stiate proteggendo con la Torre di Guardia. Vi assicuro che anche i giocatori che preferiscono giochi senza interazioni non storceranno il naso, visto l’impatto minimo che questa azione ha sulla partita.
A fine partita si contano i punti, conferendo vari bonus a coloro che hanno più personaggi in ogni edificio, introducendo così anche una semplicissima meccanica di maggioranza. Il gioco scala discretamente sia in due che in tre giocatori, anche se il meglio, Majesty, lo offre in quattro giocatori.

Una Torre di Guardia ben fornita vi proteggerà dagli attacchi.

In definitiva, Majesty si conferma come un ottimo prodotto entry level che, grazie anche alla sua componentistica soddisfacente e ben curata e a delle buone illustrazioni, merita tranquillamente di finire nella collezione dei giocatori più esperti, che potranno utilizzarlo per alleggerire le sessioni più intense. Quello in cui la nuova creatura di Marc André eccelle però, è nell’essere in grado di accattivarsi le simpatie di nuovi giocatori.

See you, Game Cowboys!

Pronti? Via!


Fiches

Perché sì:
Perché no:
  • Immediato
  • Partite rapide
  • Componentistica curata

 

  • Strategia predominante se non contenuta in tempo

Barbarossa - Biografia

Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.