Need for Speed Payback – Rien ne va plus

Pubblicato il 11/12/17 da Barbarossa
recensione

Need for Speed Payback – Rien ne va plus

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Altro Fast and Furious, altro Need for Speed. Ormai sembra questo, il trend che il franchise di casa EA ha preso nei confronti di una delle sue IP di racing arcade più conosciuta di sempre. Nel passato, titoli del calibro di Need for Speed Underground 2 l’avevano resa la serie di giochi di corse più famosa e proficua di sempre, anche grazie al boom al botteghino del già citato film. Ma è l’identità forte del gioco, che l’aveva contraddistinto e reso unico e divertente. È però da quando il gioco è diventato solo prodotto, contaminato profondamente dall’ambito cinematografico, che ha iniziato a spiralare verso il basso.

Hollywood scritto da tutte le parti.

Need for Speed Payback, l’ultimo pargolo della serie, fa suo uno stile molto più action, ma meno surreale della controparte hollywoodiana, cercando di mischiare elementi ripresi da molti dei suoi predecessori (Undercover, Underground). Senza, però, riuscire nell’impresa di consegnare un titolo che riportasse il franchise alla gloria di un tempo (e lo dice uno che ha apprezzato Need for Speed 2015).
Payback, infatti, si perde davvero in frivolezze quali, ad esempio, lo stile di guida, che, per quanto si possa comprendere che la natura arcade del gioco permetta freni a mano degni dei migliori film di fantascienza o drift facili da poter fare con un grissino (semicit.), ammazza completamente ogni senso di progressione nella padronanza del gioco. A dimostrazione di ciò, posso dirvi che ho iniziato a giocarlo alla massima difficoltà… E non ho avuto praticamente nessuna difficoltà a terminare gli eventi della storia al primo tentativo, a volte con un handicap, a livello del mezzo, significativo. Riguardo al gameplay, quindi, non c’è nessun margine di miglioramento, per chi abbia preso in mano anche solo una volta un qualsiasi titolo di corse. Un tocco al freno a mano (e a volte non è necessario nemmeno quello) permette di iniziare un drift spettacolare… che sarà assolutamente controllabile, senza praticamente dosare l’acceleratore.

Veniamo, invece, al setting del gioco, alla sua storia e a come il giocatore progredisca al suo interno. Need for Speed Payback è ambientato nella fittizia zona di Fortune Valley, che altro non è che la scintillante Las Vegas. Il plot del gioco è una classicissima storia legata alla sete di vendetta del protagonista, Tyler Morgan, che deve riscalare la piramide dalla quale è stato fatto cadere da Lina Navarro. Tutti i protagonisti del gioco sono attori più o meno noti, con qualche dolce sorpresa come, appunto, Lina, ossia la Naomi Nagata di The Expanse.
Per tornare a occupare il proprio gradino, e distruggere il cartello che comanda Fortune Valley, il nostro Tyler dovrà correre e battere tutti i rappresentanti nelle varie discipline presenti nel gioco (principalmente la corsa su strada e quella fuoristrada). Tutti i bad guys and girls sono delle macchiette stereotipate grazie a dialoghi scialbi, scontati e, soprattutto, poco credibili.

Ecco che arriva Tyler, protagonista di Bever… Need for Speed Payback

E come farà Tyler a scalare la montagna che lo separa dalla giustizia sociale? Ma, ovviamente, giocando alla roulette! Probabilmente per qualche simpatico scherzo del destino, il gioco doveva avere un sistema di progressione degno della città di Fortune Valley, regno del gioco d’azzardo. Al termine di corse e ad ogni livello avremo la possibilità di scegliere una di tre carte, con cui equipaggeremo la nostra macchina per migliorarne il livello (qualcuno ha detto The Crew?). Ma non disperate! I doppioni potranno essere convertiti in moneta premium, che potremo utilizzare per… far girare una slot machine, nella speranza che quel maledettissimo pezzo che cerchiamo per far crescere il livello della macchina arrivi!
Detto questo, non tutto è perduto: nel mondo ci saranno un sacco di collezionabili, da raccogliere per aumentare di livello o per trovare macchine potenziabili più delle altre: dei catorci da riportare alla gloria d’un tempo grazie a infiniti potenziamenti (qualcuno ha detto The Crew? Ah no, forse ho sentito male, avevo capito Forza Horizon).
Se non mi sono mai lamentato per lootbox o cose del genere, questa volta sono rimasto davvero deluso da un sistema di progressione mirato alle microtransazioni a tal punto. L’avrei forse compreso per un gioco free to play… ma non un gioco venduto a prezzo pieno.

Dal punto di vista grafico, questo titolo non rimane indietro su nulla: danni dettagliati, ambienti molto curati, macchine ben modellate. Non siamo ovviamente ai livelli di Forza Motorsport o Gran Turismo, ma Payback è un arcade che offre molto di più, a livello di customizzazione e ambiente, rispetto ai due giochi citati.
Il comparto audio è più che decente, con caratterizzazioni abbastanza chiare degli autoveicoli ed effetti sonori comunque curati e credibili, per il contesto in cui si trova il gioco.

C’è anche una telecamera dedicata al drifting… consiglio uno stomaco forte.

In definitiva, Need for Speed Payback non riesce in alcun modo a colmare quel vuoto nel genere racing arcade lasciato dalla saga stessa anni fa per colpa di svariati errori a livello di design, specialmente per quanto riguarda la progressione del giocatore. Se siete completi novizi del genere, e avete estrema pazienza, o non vi tange il dover lasciare al caso come crescerete all’interno del gioco, questo è il titolo che fa per voi. Altrimenti… risparmiatevi un nuovo treno di gomme.

See you, Game Cowboys!

Kansei Durifto


Giàfatto?


Dawson

Perché sì:
Perché no:
  • Alta personalizzazione del veicolo

 

  • Gameplay banale
  • Progressione a Lootbox

 

Barbarossa - Biografia

Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.